14/01/2009

casa galleggiante

ma perché portare avanti patetiche teorie ambientaliste??? ...ma perché tentare di contrastare interessi economici mondiali per combattere l'effetto serra???? ...ma perché voler insidiare un sistema che ha reso davvero l'uomo il sovrano della terra, tentando di contrastare gli effetti del surriscaldamento della crosta terrestre????? ...perché preoccuparsi dello scioglimento di quegli insignificanti cubetti per aperitivi da orchi????????? ed infine perché l'edilizia deve morire di fronte all'esiguità di un territorio ad alta valenza turistica e con ottime prospettive di investimento ma politicamente confinato, laddove neanche la soluzione 3x2x15 riesce più a risultare soddisfacente, quando semplicemente possiamo inventarci confortevoli versoni supertecnologiche di barche... ops, scusate, case galleggianti!!!!!! nel kit di costruzione troverete anche i listini dei farmaci contro il mal di mare....

BUON DIVERTIMENTO:

tratto da: www.repubblica.it

L'idea da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola
L'esperto: "Attenzione all'isolamento. La bioarchitettura ha senso se c'è legame col mondo"

Una casa galleggiante ed ecologica
"Waterpod" nelle acque di NYC

di SARA FICOCELLI


SENZA arrivare al catastrofismo di Waterworld, il film con cui nel 1995 Kevin Reynolds descrisse un mondo sommerso dalle acque, gli studiosi parlano ormai da anni delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai. I creatori di Waterpod hanno pensato di dare una risposta all'ansia da surriscaldamento globale e a maggio di quest'anno il primo prototipo sperimentale di abitazione galleggiante sarà pronto e solcherà le acque dell'Hudson River di New York.

Se è vero ciò che dice il direttore dell'Istituto di Potsdam per le ricerche sul clima Hans J. Schellnhuber, i ghiacciai della Groenlandia sarebbero infatti a rischio di scioglimento, tanto che basterebbe che le temperature salissero di 2 gradi per provocare un innalzamento dei mari di 7 metri. Niente di meglio dunque che giocare d'anticipo e prepararsi ad abitare sull'acqua. Senza contare che, innalzamento dei mari o no, queste abitazioni potrebbero venire utilizzate nelle zone a rischio tsunami o come alternativa alla selvaggia cementificazione costiera. Come a dire: se proprio volete la villa al mare, compratevene una che poggi direttamente sull'acqua.

L'idea nasce da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola, realizzata su una chiatta industriale impiegando materiali di riciclo come legno, plastica e tessuti. La struttura sarà alimentata da un sistema ibrido solare/eolico e verrà dotata di un impianto per purificare l'acqua, così da destinarla alle coltivazioni verticali e idroponiche di "bordo". Waterpod è stata concepita anche per ospitare attività artistiche ed eco-iniziative, il tutto all'insegna dell'autosufficienza energetica e del risparmio economico.
"Ma non bisogna pensare - spiega Giovanni Sasso, dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura - che tutto stia solo nell'utilizzo di materiali a basso impatto ambientale. La bioarchitettura ha senso quando ha un effetto sociale diffuso, vale a dire quando riesce a creare affezione in chi vive lo spazio abitabile. Solo sentendo proprio il luogo in cui si vive si riesce ad amarlo, a prendersene cura e a rinnovarlo, trasformando la propria casa in un qualcosa che contribuisce a migliorare l'ambiente e la società. Queste case, vere e proprie isole, potrebbero non riuscire a creare questo legame tra chi le utilizza e il resto del mondo".

La piattaforma sperimentale, che misurerà circa 25x8mt, toccherà l'acqua il primo maggio, partendo dal Newtown Creek tra Brooklyn e il Queens per scivolare lungo l'East River, fino al New York Harbor e all'Hudson River. La data è stata scelta in omaggio all'esploratore inglese Henry Hudson, che 400 anni fa, nel 1609, risalì la costa orientale del Nord America, attraversando Manhattan, il Maine e Cape Cod e risalendo per un certo tratto il corso del fiume newyorkese, che da lui prese il nome.

"Con questo progetto - si legge sul sito dedicato al progetto, www.thewaterpod.org - speriamo di incoraggiare la crescita e lo sviluppo della società, parallelamente a come noi immaginiamo il futuro da 50 a 100 anni a venire". La prima cupola misurerà circa 9x6mt e sarà dedicata ad attività artistiche, letture e workshop, la seconda (3x3mt) racchiuderà uno spazio dedicato all'agricoltura verticale e la terza (6x6mt) sarà la zona notte. Tutti i passeggeri verranno direttamente coinvolti nella navigazione e nella mappatura del viaggio, collaborando a migliorare il funzionamento della struttura e ad evidenziarne le falle. In caso di esiti positivi i progettisti sperano di rendere il prototipo disponibile e brevettabile entro tempi estremamente brevi.

(14 gennaio 2009)

27/11/2008

Argentina, veto della Fernandez

tratto da: www.repubblica.it

Argentina, veto della Fernandez sulla legge salva-ghiacciai

Una norma che impediva scavi minerari in vicinanza delle enormi masse di acqua solida ha subito il veto della presidente. "Colpa del business"

BUENOS AIRES - Era stata approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento, ma non è bastato. L'importante e innovativa legge argentina sulla protezione dei ghiacciai nazionali è andata a sbattere contro la decisione del presidente Cristina Fernàndez di porre il veto. La norma era stata pensata soprattutto per sancire il valore e la tutela delle riserve idriche del Paese, ma per ottenere questo risultato rischiava di intralciare il grande business delle estrazioni di metalli preziosi.

La decisione di porre il veto è stata presa infatti su richiesta dal Segretario alle miniere con la motivazione che le limitazioni previste nella legge "sono eccessive" e danno "la precedenza agli aspetti ecologici piuttosto che ad attività che possono comunque essere portate avanti nel rispetto dell'ambiente".

"I governatori delle province interessate - ha precisato la presidente - hanno espresso la loro preoccupazione sulla norma in quanto avrebbe avuto ripercussioni economiche negative su sviluppo e investimenti nelle loro zone". La legge avrebbe bloccato in particolare i progetti di estrazione ventennale di oro, argento e rame nella provincia di San Juan, al confine con quella cilena di Atacama, messi in cantiere dal colosso minerario canadese Barrick Gold.

La legge, chiamata del "budget minimo per la protezione dei ghiacciai e dell'ambiente periglaciale", era stata approvata lo scorso ottobre con grande soddisfazione dei numerosi movimenti che si oppongono a questi invasivi progetti estrattivi e dallo Ianigla, l'istituto argentino per la nivologia, la glaciologia e le scienze ambientali. "E' difficile capire cosa sia accaduto - ha commentato Ricardo Villalba, il direttore del centro di ricerca - la comunità scientifica non vuole frenare lo sviluppo economico ma preservare le riserve idriche in regioni dove si fa affidamento su queste risorse per il consumo e gli usi agricoli".

La legge aveva tra l'altro il merito di definire in maniera chiara cosa bisogna intendere per ghiacciaio, vietando nei paraggi qualsiasi attività di scavo minerario e sondaggio petrolifero, oltre alla costruzione di edifici o infrastrutture. Ma oltre a proteggere le riserve idriche della regione da possibili contaminazioni, lo stop allo sfruttamento minerario secondo gli ambientalisti argentini aveva il pregio di bloccare attività potenzialmente dannose per il riscaldamento globale.

"Lo sfruttamento minerario - ha ricordato Norberto Ovando, il vicepresidente degli Amici dei parchi nazionali argentini - contribuisce a disperdere nell'ambiente sostanze che accelerano lo scioglimento dei ghiacciai. Per noi l'acqua ha più valore dell'oro e non ha sostituti". Contro l'iniziativa del presidente Fernàndez si è pronunciato anche l'autorevole quotidiano argentino La Nacion definendola in un editoriale un "veto sospechoso".

(27 novembre 2008

07/11/2008

Manioca: preziosa per la sicurezza alimentare ed energetica

tratto da: www.torinoscienza.it

Manioca: preziosa per la sicurezza alimentare ed energetica

Investimenti nella ricerca per incrementarne i rendimenti e l’uso industriale

La coltivazione della manioca, diffusissimo tubero tropicale, potrebbe contribuire alla sicurezza alimentare ed energetica dei paesi poveri minacciati dall’attuale rialzo delle derrate alimentari e del petrolio, secondo quanto ha affermato oggi la FAO.

Nel corso di una conferenza internazionale svoltasi a Gent, in Belgio, esperti e studiosi del settore hanno sollecitato maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo al fine di aumentare i rendimenti dei contadini e per esplorare promettenti impieghi industriali della manioca, come per esempio la produzione di biocarburanti.

Manioca

Gli esperti, che hanno costituito un network internazionale chiamato Partnership Mondiale della Manioca, affermano che la comunità internazionale non può continuare ad ignorare la difficile situazione dei paesi tropicali a basso reddito che sono stati i più colpiti dall’aumento dei prezzi del petrolio e dall’inflazione galoppante dei prezzi alimentari.

La manioca, ampiamente coltivata in Africa tropicale, in Asia e in America Latina, a livello mondiale è la quarta coltivazione per importanza nei paesi in via di sviluppo, con una produzione stimata nel 2006 di 226 milioni di tonnellate. È l’alimento base di circa un miliardo di persone in 105 paesi, dove questi tuberi forniscono oltre un terzo delle calorie quotidiane, oltre ad avere un enorme potenziale non sfruttato – attualmente i rendimenti medi della manioca sono appena del 20 per cento rispetto a quelli che si potrebbero ottenere in condizioni ottimali.

Manioca1

La manioca è anche la fonte di amido più economica che esista, ed è utilizzata in più di 300 prodotti industriali. Una promettente applicazione è la fermentazione dell’amido per la produzione di etanolo utilizzato come biocombustibile.

La FAO tuttavia avverte che qualsiasi politica che incoraggi un cambiamento verso la produzione di biocarburanti non può prescindere dal considerare gli effetti che questo potrebbe avere sulla produzione e sulla sicurezza alimentare.

Nonostante la domanda crescente e le possibilità che offre la sua produzione, la manioca resta per così dire una “coltivazione orfana”. Viene coltivata da piccoli agricoltori tagliati fuori dai canali di commercializzazione e di lavorazione agro-industriale, ed in aree con scarso accesso, se non nullo, a varietà migliorate, ai fertilizzanti e ad altri input produttivi. I governi non hanno ancora fatto gli investimenti necessari per incrementarne il valore aggiunto, fattore che renderebbe competitiva la produzione dell’amido di manioca su scala internazionale.

Manioca2

I partecipanti alla conferenza hanno discusso dello stato attuale della produzione mondiale della manioca e delle sue prospettive future. Hanno concordato su diversi nuovi progetti, che saranno offerti subito alla comunità dei donatori, e su una serie di investimenti necessari affinché la manioca possa sviluppare appieno il suo potenziale per affrontare la crisi alimentare ed energetica mondiale.

Tra le iniziative concordate la creazione di un sistema di distribuzione a catena per canalizzare i progressi tecnici ai contadini poveri lungo tutta la filiera “dalle sementi al campo al mercato”, l’incremento della fertilità del suolo attraverso una migliore gestione ed un maggiore utilizzo dei mezzi produttivi, il miglioramento delle conoscenze scientifiche di base sulla manioca, come la genomica, l'espansione del mercato attraverso lo sviluppo di prodotti post-raccolto, e la formazione per la prossima generazione di ricercatori di manioca nei paesi in via di sviluppo.