24/09/2008
Papere di gomma nelle viscere della Groenlandia
tratto da: www.repubblica.it
Un ingegnere della Nasa ha calato novanta animali giocattolo in un crepaccio
Spera che qualcuno le ritrovi in Canada, chiarendo gli effetti del riscaldamento globale
Papere di gomma nelle viscere della Groenlandia
per svelare i segreti del ghiaccio che si scioglie
di VALERIO GUALERZI
L'ingegnere della Nasa Alberto BeharROMA - Osservazioni satellitari più sofisticate, strumenti più precisi, tecnologie più affidabili. I climatologi in questi anni hanno avuto a disposizione strumenti sempre più efficaci, ma alla fine a svelare le dinamiche con cui si vanno sciogliendo i ghiacci perenni della Groenlandia potrebbero essere delle banali paperelle di gomma, tali e quali a quelle che i bambini usano nella vasca da bagno.
A scommettere su questo metodo di ricerca quanto mai poco ortodosso è Alberto Behar, un ingegnere del Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove progetta robottini per l'esplorazione di pianeti lontani. Nei mesi scorsi si è recato sul ghiacciaio Jakobshavn, lo stesso dal quale si ritiene si sia a suo tempo staccato l'iceberg responsabile del naufragio del Titanic. In una delle fenditure che il riscaldamento globale sta provocando nel ghiaccio, Behar ha lasciato cadere novanta paperelle di gomma. Su ognuna ha fatto stampare in tre lingue il messaggio "Esperimento scientifico - Ricompensa", e un indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi per riconsegnarle.
In queste prime settimane non si è ancora fatto vivo nessuno. "Ma non è che siano zone dove va a spasso molta gente", scherza Behar. A lui ovviamente non interessa tanto tornare in possesso delle paperelle, quanto sapere esattamente dove sono state ritrovate. Capirne il percorso potrebbe fornire infatti elementi essenziali nella comprensione di come lo scioglimento dei ghiacci artici influenzerà un eventuale innalzamento del livello del mare. Secondo i calcoli dell'ingegnere, i giocattoli di gomma dopo essere stati risucchiati nelle strette voragini che si aprono sulla superficie del ghiacciaio e dove scorre l'acqua che si forma in seguito allo scioglimento, dovrebbero ricomparire da qualche parte nella Baia di Baffin, al largo delle coste nordorientali del Canada.
Ma il meccanismo esatto con cui questa specie di fiumi carsici scavati nel ghiacciaio contribuiscono a minarlo, spingendolo piano piano a staccarsi dalla terra e ad andare verso il mare, sono ancora sconosciuti. Con un'intuizione che ricorda il Viaggio al centro della terra di Jules Verne (i protagonisti del romanzo si calavano nelle viscere della terra in Islanda per sbucarne fuori a Stromboli), l'idea è quella di capire il percorso esatto delle fenditure. Ovviamente le paperelle potrebbero dare solo un'indicazione di massima, ma Behar nel crepaccio insieme ai giocattoli di gomma ha fatto calare anche una speciale sonda con un trasmettitore gps in grado di fornire informazioni (velocità, accelerazioni, temperature attraversate) sul centro del ghiacciaio.
L'esperimento portato avanti dall'ingegnere della Nasa rientra negli sforzi lanciati dal Consiglio Artico, la federazione che unisce tutti i paesi che si affacciano sul circolo polare, per produrre studi il più accurati possibile su quanto sta accadendo in Groenlandia in vista della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici in programma a Copenaghen a fine 2009. Il dibattito nella comunità scientifica su come, quando e quanto si scioglieranno i ghiacci e con quali effetti sull'innalzamento degli oceani è infatti quanto mai serrato. Un confronto che Eric Rignot, un collega di Behar anche lui coinvolto nel progetto, sintetizza così: "E' troppo presto per sperare che la situazione si stabilizzi". "Allo stesso modo - aggiunge - non siamo ancora in grado di prevedere un collasso catastrofico, ma di certo la situazione è molto più critica di quanto chiunque potesse immaginare appena cinque anni fa".
(23 settembre 2008)
09:34 Scritto da: auroraxspirit in NaTuRa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: papere, surriscaldamento, terra | OKNOtizie |
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I militari Usa "Comunicheranno col pensiero"
tratto da: www.repubblica.it
L'esercito ha investito quattro milioni di dollari per arrivare,
nel giro di qualche anno, a mettere a punto un elmetto speciale
I militari Usa non grideranno più
"Comunicheranno col pensiero"
Sarà in grado di trasformare le onde cerebrali in comunicazioni radio che possono essere mandate ad altri soldati o al comando
di LUIGI BIGNAMI
TRA QUALCHE ANNO molte azioni militari, soprattutto quelle che richiedono sorpresa e dunque silenzio assoluto, potranno svolgersi senza che alcuno emetta un parola o un ordine vocale o un segnale con il corpo, che a volte può essere male interpretato. Ma i militari comunque, si muoveranno con estrema sincronia, come guidati da una voce invisibile. Nessun comando ad alta voce, dunque, ma gli ordini arriveranno comunque precisi e chiari alle orecchie dei militari in azione. Non è la descrizione di un corpo militare da fantascienza, ma quanto si promette la US Army per i propri soldati che saranno impegnati in azioni particolarmente pericolose e complesse.
A permettere tutto ciò sarà un sofisticato elmetto in grado di leggere i pensieri delle persone e trasmetterli via onde radio. Queste, una volta raggiunto gli elmetti dei propri compagni, verranno "tradotte" in parole udibile e comunicate attraverso un auricolare.
La US Army ha dato il via ad una ricerca tecnologica con un budget da 4 milioni di dollari, che è stata affidata ad un gruppo di università americane (Università della California a Irvine, l'Università Carnegie Mellon e l'Università del Maryland), per giungere, nell'arco di alcuni anni, ad uno strumento con queste caratteristiche. I ricercatori sostengono che, realisticamente, i militari potranno scendere sul campo di battaglia con simili elmetti entro un decennio, anche se la tecnologia per tutto ciò è già alla portata di mano.
Gli stessi ricercatori, infatti, hanno lavorato a lungo su altre interfacce cervello-computer che, ad esempio, ha portato alla società "Emotiv System", alla messa a punto di un sistema basato sulle onde cerebrali per guidare sofisticati videogiochi che entreranno in commercio a partire dalla prossima estate.
Gli elmetti per i soldati tuttavia, saranno molto più sofisticati rispetto ai sistemi utilizzati per i videogiochi, perché le comunicazioni dei dati tra cervello e computer dovrà essere molto più sofisticata. L'elmetto infatti, sarà composto da 128 sensori che saranno in grado di riconoscere frasi chiare e ben definite che già oggi vengono utilizzate durante le azioni militari. La chiave di tutto ciò sta nel realizzare in piccolissimo computer in grado di leggere un elettroencefalogramma che sarà diverso per ogni frase pensata e quando il soldato sarà sul punto di emettere la parola dalla bocca il computer trasformerà il pensiero in onda radio e la diffonderà.
Ma poiché il cervello è una sofisticatissima macchina, ci vorrà anche da parte dei militari un training molto sofisticato. Essi infatti, dovranno imparare a "non pensare" le frasi chiave quando non sono necessarie, mentre le dovranno pensare chiaramente quando saranno necessarie. E i computer degli elmetti dovranno essere così avanzati da capire quali saranno le frasi da inviare e quali no. In un primo momento la voce che giungerà ai soldati sarà robotizzata, ma in un secondo tempo giungerà con la stessa modulazione di colui che l'ha formulata e inviata.
Ma non c'è il pericolo che ponendo sulla testa di una persona un simile elmetto si riesca a leggere il suo pensiero? "No - risponde Elmar Schmeisser, un neuroscienziato dell'esercito americano che segue il progetto - perché le comunicazioni tra cervello e computer possono sussistere solo se c'è la collaborazione di chi intende comunicare, altrimenti è impossibile leggere il pensiero di chiunque".
Ovviamente le applicazioni in campo civile, se mai verranno concesse, potranno essere di grande beneficio, basti pensare al fatto che tali elmetti potranno permette di comunicare con persone impossibilitate a parlare, con frasi e concetti che con il tempo potranno via via diventare sempre più complessi.
(23 settembre 2008)
* * * * * * *
....mmmm interessante
ma qualcosa non mi torna....
NON SAREBBE DOVUTO SUCCEDERE IL CONTRARIO !?!?!
09:26 Scritto da: auroraxspirit in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: comunicazione, pensiero, telepatia | OKNOtizie |
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Cern, l'acceleratore sarà riavviato solo in primavera
tratto da: www.repubblica.it
Ginevra, il guasto elettrico e meccanico all'acceleratore pochi giorni dopo il suo avvio
Slitta la riaccensione. Il direttore: "Questo è indubbiamente un colpo psicologico"
Cern, l'acceleratore fermo a lungo
sarà riavviato solo in primavera
Confermata l'inaugurazione il 21 ottobre. I fisici: Un gesto di orgoglio
GINEVRA - Occorrerà più tempo del previsto per riavviare l'acceleratore del Cern Lhc. Ci vorranno ben più dei due mesi annunciati in un primo momento, per riparare il guasto che si è verificato pochi giorni dopo lo storico avvio dell'acceleratore lo scorso 10 settembre. Il riavvio è in programma all'inizio della primavera del 2009. Lo ha annunciato oggi a Ginevra in un comunicato il Cern che, comunque, non rinuncia all'inaugurazione il 21 ottobre del gigante degli acceleratori.
L'lhc, con un circuito di 27 chilometri, è il più vasto e potente acceleratore di particelle mai costruito: a regime gli urti fra particelle dovrebbero sviluppare un'energia pari a 14 tev, un livello che dovrebbe avvicinarci ulteriormente, e far capire meglio, i primi istanti di vita dell'universo.
Le indagini condotte in seguito alla rilevante fuga di elio all'interno del tunnel del Large Hadron Collider hanno indicato che la "causa più probabile dell'incidente è stata una connessione elettrica difettosa tra due magneti", afferma il comunicato. Per una piena comprensione dell'incidente, tuttavia, il settore dovrà essere portato a temperatura ambiente e i magneti coinvolti dovranno essere ispezionati. "Questo richiederà tre o quattro settimane", aggiunge il Cern.
Dopo il riuscito avvio dell'Lhc lo scorso 10 settembre, "questo è indubbiamente un colpo psicologico", ha commentato il direttore generale del Cern Robert Aymar. "Tuttavia, il successo della prima iniezione di fasci di particelle testimonia gli anni di dura preparazione e le capacità del personale coinvolto. Non ho dubbi che supereremo questa difficoltà con lo stesso livello di rigore e applicazione", ha aggiunto.
Il Cern ha spiegato che il tempo necessario per portare a termine le indagini sul guasto e per le riparazioni precludono la possibilità di un ripristino dell'attività dell'Lhc prima del periodo obbligatorio di manutenzione in inverno. Questo porterà la data per il riavvio del complesso dell'acceleratore all'inizio della primavera 2009. In seguito sono previste le prime collisioni tra i fasci di particelle nei 27 chilometri del tunnel.
Ma le difficoltà non hanno impedito al Cern di confermare per il 21 ottobre la cerimonia di inaugurazione dell'acceleratore di particelle. La decisione di Aymar è stata accolta con il consenso generale delle delegazioni dei 20 Paesi membri del Consiglio europeo per le ricerche nucleari, tra i quali l'Italia. Una decisione interpretata dai fisici come un gesto di orgoglio, dettato dalla consapevolezza che il guasto è del tutto superabile. Al momento sono almeno otto, tra cui il presidente francese Nicolas Sarkozy, i capi di Stato che hanno confermato la loro presenza alla cerimonia.
(23 settembre 2008)
09:11 Scritto da: auroraxspirit in universo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: acceleratore, guasto | OKNOtizie |
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08/09/2008
Il rap degli scienziati per il test sul Big Bang
tratto da www.repubblica.it
Il 10 settembre è in programma il Large Hadron Collider
Secondo alcuni scienziati "si rischia la fine del mondo"
Il rap degli scienziati
per il test sul Big Bang
Il Cern spiega in musica perché non bisogna avere paura
di MARINA ZENOBIO
La sala operativa del Cern
A pochi giorni dal discusso test del Large Hadron Collider (Lhc) a Ginevra, gli scienziati più giovani del CERN (Centro europeo per la ricerca) hanno messo in rete un video che a tempo di rap racconta l'esperimento e rassicurare la gente.
ASCOLTA IL RAP DEGLI SCIENZIATI
Perché le particelle elementari presentano masse diverse? Sappiamo che il 95% della massa dell'universo è costituita da materia diversa da quella ordinaria. Di che si tratta? In altre parole, cosa sono la materia e l'energia oscura? In termini per non addetti ai lavori, come ha avuto inizio l'universo? A queste ed altre domande i fisici di tutto il mondo sperano di trovare risposte esaurienti il 10 settembre.
In un tunnel di 27 chilometri di circonferenza, scavato tra 50 e 150 metri sotto terra tra le montagne del Giura francese e il lago di Ginevra in Svizzera, l'Lhc (Large hadron collider), il più grande e potente acceleratore di particelle esistente al mondo costato 6 miliardi di euro, farà scontrare due fasci di particelle atomiche che viaggiano in direzione opposte e ad altissima velocità (oltre il 99,9% della velocità della luce) generando temperature che supereranno un trilione di gradi Celsius (100 mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole) e una pioggia di nuove particelle che verranno studiate dai fisici. In questo modo gli scienziati sperano di individuare le particelle dette bosoni di Higgs, che, per ora solo in teoria, avrebbero dato massa ad ogni altra particella esistente.
La collisione avverrà in quattro punti, in corrispondenza di quattro caverne in cui il tunnel si allarga in altrettante sale, o stazioni sperimentali, che ospitano le sedi dei rivelatori dei principali esperimenti di fisica delle particelle programmati dal Cern. E' infatti il Centro europeo per la ricerca nucleare, con sede a Ginevra, alla guida del più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi, finanziato da venti paesi europei più gli Stati uniti ma che sta facendo discutere tra loro ricercatori di tutto il mondo.
Un gruppo di studiosi contrari all'esperimento, preoccupati dai rischi che potrebbe comportare il ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il big bang che ha dato origine all'universo, qualche tempo fa si era rivolto alla Corte europea dei diritti umani denunciando gli Stati sponsor del progetto di violare il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e chiedendo quindi la sospensione del test.
Il ricorso - comunque respinto - parla di mondo a rischio distruzione, di esperimento che potrebbe addirittura creare un mini buco nero che, nel giro di quattro anni, aumenterà di potenza e dimensioni fino a risucchiare in sé il pianeta stesso. Per fortuna questi scenari apocalittici sono molto lontani dalla realtà, anche perché - seppur in tono minore - è da trent'anni che si fanno test simili senza che siano state registrate conseguenze particolari.
Secondo il portavoce del Cern James Gillies, il ricorso non ha introdotto argomenti che non siano stati già stati esaminati in passato e se questi esperimenti fossero pericolosi già lo si saprebbe. Al Centro europeo per la ricerca nucleare sono convinti che non c'è nessun motivo per temere che la messa in opera dell'Lhc possa dar vita ad un buco nero, anche perché in natura - come quando i raggi cosmici colpiscono la terra - si producono continuamente collisioni di energia, persino più forti di quelle che saranno prodotte artificialmente dall'acceleratore.
(5 settembre 2008)
09:16 Scritto da: auroraxspirit in universo | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: esperimento, big, bang | OKNOtizie |
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La vecchiaia si può fermare
tratto da: www.repubblica.it
Non è vero che la Terza Età debba significare per forza una perdita di lucidità
"Neurology" ha indagato luoghi comuni e nuove teorie sul training del pensiero
La vecchiaia si può fermare
ecco come salvare il cervello
dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
Giocare a scacchi aiuta il cervello a mantenersi attivo
BERLINO - Non abbiate paura della terza età, non è detto che ai più giovani, anche se avete superato i settanta, dobbiate apparire "rimbambiti". Preparatevi a tempo, programmate una vita riempita non solo di vacanze o riposo, ma anche di ginnastica cerebrale e fisica, e resterete "fit", conserverete quella mens sana in corpore sano elogiata dagli antichi. Lo spiega il neurologo Valgeir Thorvaldsson, che sull'ultima edizione di Neurology ha pubblicato uno studio-decalogo su come non scivolare verso forme di demenza.
Per prima cosa, certo, valgono le arci-note raccomandazioni generiche: non fumate, la carne mangiatela poco o per nulla, dedicatevi a un'attività sportiva almeno quattro volte la settimana, controllate sempre la pressione. E già sarete fisicamente e intellettualmente vent'anni più giovani di chi non prende queste precauzioni. Ma nella sua indagine - svolta seguendo 288 anziani della prospera e civile Svezia, tutti nati nel 1901 o nel 1902, tra il loro 70mo anno di vita e la loro morte - Thorvaldsson è giunto ad altre, più interessanti scoperte.
Primo, guai a vedere con fatalismo l'invecchiamento come inevitabile processo deteriorativo delle facoltà di pensare, parlare, muoversi, far conti. L'anziano potrà essere più lento nei suoi processi cerebrali, ma se sa tenersi sveglio con esercizi adeguati conserva il vantaggio della sua maggiore esperienza. Secondo, mantenersi sani in testa e nel corpo nella terza età richiede tanti sforzi, ma vale la pena.
Facciamo per primo piazza pulita di illusioni e luoghi comuni, scrive Thorvaldsson. I cruciverba, passatempo prediletto degli anziani, sembrano ginnastica cerebrale o mnemonica utile, invece no. Non servono a nulla: mantengono le conoscenze e capacità cerebrali del momento, ma non le migliorano. Meglio dedicarsi a giochi che davvero richiedano fantasia, ragionamento, bisogno d'improvvisazione veloce. Primi fra tutti gli scacchi: il duello con le figure dell'avversario sulla scacchiera t'impone di concentrarti, ti obbliga a pensare anche con concetti matematici, insomma è una ginnastica mentale ideale.
Secondo: imparare il giapponese, o un'altra esotica e difficile lingua. Ti spinge a esercizi mnemonici ma soprattutto (al di là della difficoltà di ricordare gli ideogrammi, o i simboli del Katakana, i segni del giapponese moderno) ti aiuta a ragionare con la logica di un'altra lingua e di un'altra cultura.
Terzo: svolgere esercizi particolari, improbabili per i più. Provate a imparare a fare il giocoliere. Ottimo per il coordinamento tra muscoli e cervello, e per la velocità di reazione. È un nuovo esempio, dice lo gerontopsichiatra tedesco Hans Gutzmann, di come sia benefico stimolare un cervello anziano con sfide nuove. Cioè: guai a pensare che la vita da pensionato debba essere soprattutto riposo e relax. Un altro esempio di ginnastica mentale è la musica: se avete cessato l'attività lavorativa, studiate pianoforte o flauto, tanto più se non lo avete mai fatto prima nella vita. Studiare musica in età avanzata, avvertono i neuropsicologi dell'università di Zurigo, aiuta a contrastare la degenerazione della corteccia cerebrale frontale.
Restano poi altri consigli, più ovvii ma sempre utili: ginnastica o sport. O, specie per le donne, un po'di caffè, meglio se consumato con calma chiacchierando con coetanei: i pomeriggi in pasticceria delle vecchie signore, un'immagine tanto tipica del Mitteleuropa, rientrano anche nella lista della lotta contro la demenza senile.
(8 settembre 2008)
09:05 Scritto da: auroraxspirit in natura umana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vecchiaia, cervello | OKNOtizie |
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05/09/2008
L'ultimo minuto - Quando la vita finisce
tratto da: www.repubblica.it
Mentre la morte cerebrale continua a far discutere, i medici anestesisti
raccontano il momento delicato del passaggio dall'esistenza alla morte
L'ultimo minuto
Quando la vita finisce
di MAURIZIO CROSETTI
TORINO - Un'ultima scarica di adrenalina, il cuore che smarrisce il ritmo ma ancora non si ferma, la pressione arteriosa che s'impenna. Poi più nulla. Così muore il cervello, così si consuma l'ultimo minuto della vita, prima che i medici stabiliscano la morte cerebrale: un luogo da dove è impossibile tornare. E quel momento non appartiene a filosofi, teologi, politici, opinionisti: ci sono solo un corpo già oltre l'agonia, un medico, un respiratore artificiale e una famiglia che attende l'irreparabile notizia.
Ospedale Molinette di Torino, reparto di rianimazione. Il professor Pier Paolo Donadio, primario, racconta l'ultimo minuto della vita di un uomo. Quello che accade alle cellule cerebrali quando - come la legge stabilisce da 40 anni - vi è la "cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo". Le inevitabili domande: la persona, quando muore il suo cervello, è morta davvero? Com'è possibile considerare già cadavere un corpo ancora caldo e che respira, anche se collegato a una macchina? Come chiedere ai parenti il consenso all'espianto degli organi? È un viaggio dentro un doppio mistero: la fine della vita, la comprensione della morte dentro un corpo con un cuore che ancora batte.
Forse la morte abita dentro questo schermo di computer che il professore mostra con delicatezza, voltandolo un po': è un arcipelago di isole blu notte, appena cerchiate di un pallido azzurro. "L'azzurro è l'ossigeno, vede, ormai è solo all'esterno del cervello, tutto il resto non esiste più". Da quell'arcipelago non si torna: è la morte cerebrale vista da una "spect", vale a dire una scintigrafia (liquido di contrasto, immagine, verdetto). Il professor Pier Paolo Donadio, primario di anestesia e rianimazione all'ospedale Molinette di Torino, non ha dubbi: "Io non sono un filosofo e neppure un teologo, pur essendo un credente. Non so cos'è la morte, ma so quando è avvenuta. E so cosa dice la legge, per la quale la morte cerebrale è "cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo". Una condizione dalla quale non si riemerge, mai".
Un cervello che muore, un corpo che ancora pulsa ma solo perché lo fanno pulsare le macchine, il respiratore, i farmaci. I parenti che aspettano la risposta tremenda, un medico che è testimone infallibile, a presidio di quell'ultimo confine come una sentinella che ha combattuto, più spesso ha vinto ("La rianimazione è un luogo di vita, qui si salvano sette, otto persone su dieci") e qualche volta ha perso. Ma dove abita la morte, professore? "Nel cervello. Il quale si gonfia, per un trauma o una malattia, e la pressione non lascia più entrare sangue e ossigeno. Dopo venti minuti circa, le cellule muoiono e marciscono. L'encefalo si disfa, diventa poltiglia e siamo di fronte a un cadavere che respira artificialmente, però un cadavere senza dubbio".
Gli ultimi istanti di una vita sono quasi sempre preceduti da quella che tecnicamente si chiama "tempesta neurovegetativa": è il momento in cui, in un certo senso, il cervello si rifiuta di morire anche se è già quasi morto. È il punto di non ritorno che il medico rianimatore segue e accompagna, avendo prima tentato tutto il possibile per evitarlo. "È l'ultima scarica di adrenalina, manifestata da un picco di segni: alterazione del ritmo cardiaco, ipertensione, una sorta di estrema codata del pesce ormai quasi senza ossigeno". Da lì in avanti si è morti anche se non lo è il cuore, non ancora.
Nell'ufficio del professor Donadio c'è una macchinetta per l'espresso. "Porto qui i parenti, preparo il caffè e accendo il computer". Ecco l'arcipelago della morte blu. "Parlo con loro, spiego con le immagini e mi rendo conto di quanto sia difficile accettare non dico la fine, ma la fine di un corpo che è ancora caldo, che sembra solo dormire, che fa la pipì. Duemila persone sono in quello stato ogni anno in Italia, 200 mila nel mondo e mai nessuno si è svegliato, perché è impossibile".
Cosa succede quando il medico deve scostarsi e far passare la fine? Come la certifica? Come ne prende atto, senza tema di smentita? "Ogni malattia cerebrale, così come ogni malattia, ha una storia clinica. Io la conosco e parto da lì. Poi verifico l'assenza di determinati riflessi. Illumino l'occhio, e la pupilla non si restringe. Tocco la laringe, e niente tosse. Verso dell'acqua gelata nel timpano, e l'occhio resta immobile. Oltre, naturalmente, all'assenza di respiro spontaneo. L'osservazione di questi dati dura sei ore e viene ripetuta per tre volte. Si effettuano gli elettroencefalogrammi e i riflessi del tronco, lo fanno il rianimatore, il neurologo e il medico legale. Se è il caso si procede alla scintigrafia, ma certamente il percorso è segnato. Una cosa diversissima dal coma, dove il cervello non funziona ma è ancora vivo. Qui, lo ripeto, si tratta di cadaveri".
Torniamo per un momento davanti alla macchinetta del caffè. La luce del giorno entra filtrata, qui al terzo piano, nello studio del primario. Un pacchetto di Gauloises sulla scrivania, le foto della moglie e dei tre figli alle pareti, un crocifisso, un'icona. Sulle sedie, i parenti di quel cadavere che ancora respira. Capiranno? Perché in quei momenti si parla anche di donazione d'organi. "In tutti questi anni non ho trovato un solo individuo che non abbia capito, poi elaborare il lutto è un'altra faccenda. Mi chiedono se il loro caro è morto davvero, se è stato fatto il possibile e se c'è trasparenza nell'assegnazione degli organi, in caso di eventuale donazione. Le tre risposte sono altrettanti sì. Al massimo, il parente dice: aspettiamo il miracolo. E io pacatamente rispondo, da credente tra l'altro, che il miracolo non contempla la resurrezione".
In quella terra di nessuno che è la vita sospesa, in realtà una vita già morta che però mantiene alcuni preziosissimi organi, si inserisce il gigantesco tema dei trapianti. Che in Italia nel 2007 sono stati 3.020, per un totale di 1.084 donatori. Il dottor Riccardo Bosco, anestesista, è il responsabile del coordinamento prelievi della regione Piemonte. "Abbiamo una rete di coordinatori locali, specialisti che si occupano di donazioni e dei rapporti con le famiglie dei defunti. Prima di tutto, però, conta la formazione: e noi la facciamo per il nostro personale, compresi i centralinisti e gli addetti alle pulizie". Le ultime polemiche sulla morte cerebrale vi complicheranno il lavoro? "È presto per dirlo. Di sicuro dovremo informare sempre meglio, usando anche quel grande strumento che è Internet". Navigando nel sito "www. donalavita. net" è possibile saperne di più.
"Lo confermo, le persone che puliscono le nostre sale operatorie sanno perfettamente cos'è la morte cerebrale". Maurizio Berardino, camice celeste (è appena salito dal reparto) è il primario di rianimazione della neurochirurgia delle Molinette. Anche lui, ogni giorno, sentinella sul confine della morte. "La quale, non ho dubbi, abita là dove non si può tornare indietro. Il cuore è un muscolo, il cervello è la sede della nostra identità biologica. La morte cerebrale non ci coglie mai di sorpresa, è un evento atteso che si sviluppa con passaggi segnati e prevedibili, non è un arresto cardiaco. Ma questi reparti non sono l'anticamera dell'obitorio, qui si salvano migliaia di persone e si lotta per garantire la qualità della vita migliore possibile a chi sarà dimesso. Il vero problema è l'ignoranza, è non sapere di cosa stiamo parlando. In fondo, la medicina è fatta di cose semplici". Ma la morte, dottore, la morte del cervello si vede arrivare? "È quell'ultima scarica di adrenalina, è quella tempesta. Il problema diventa raccontarlo alle famiglie, dando loro il tempo di abituarsi all'idea. Spesso bastano quarantotto ore, altre volte non sarà sufficiente un'intera vita".
Macchine che soffiano come il respiro, monitor che pulsano con gentilezza. Ma poi cosa succede, professor Donadio? Come si varca la soglia ultima, un minuto dopo le sei ore di osservazione? "In quel momento, il medico è di fronte a un preparato biologico dagli occhi in giù. Faccio sempre un esempio: quando muore una nonna in corsia, mica si tiene la flebo nella vena, dopo. Per la morte cerebrale è lo stesso: si staccano i tubi". A quel punto, l'ultimo secondo di vita del cervello è già trascorso, non quello del cuore. "Io spengo il monitor. Perché mi sembra un'inutile agonia anche visiva, quell'onda elettrica sul monitor che perde il passo".
Siamo alla fine, adesso sì. "Il cuore, anche senza il respiro continua a battere di norma per cinque o sei minuti, che nel caso dei giovani possono diventare venti. Ma quella, da molte ore non era più una persona viva". Perché poi l'ultimo passo è sempre il penultimo. Restano ben vivi coloro che soffrono la perdita. Resta il dovere e il bisogno delle parole per dirlo, per rispondere e chiarire, per confortare. "Però le persone capiscono. Io gli voglio bene, ma bene sul serio, e loro lo sanno".
(5 settembre 2008)
10:12 Scritto da: auroraxspirit in natura umana | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: morte, anestesisti | OKNOtizie |
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04/09/2008
ORSI ALLA DERIVA, PROIBITIVO IL RECUPERO
| tratto da: www.ansa.it » 2008-09-03 19:26 |
| ORSI ALLA DERIVA, PROIBITIVO IL RECUPERO |
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ROMA - Impossibile salvare nelle condizioni attuali, considerate proibitive, gli orsi polari alla deriva nel mare di Chukchi in Alaska, per i quali era stato lanciato l'allarme dal Wwf intorno al 20 agosto scorso. |
11:24 Scritto da: auroraxspirit in fauna | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: riscaldamento, terra, orsi, deriva | OKNOtizie |
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UNA BELLA NOTIZIA!!!
| tratto da: www.ansa.it » 2008-09-03 17:14 |
| PARLAMENTO UE: STOP CLONAZIONE ANIMALE |
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BRUXELLES - A larghissima maggioranza il Parlamento europeo si è espresso oggi per il blocco della clonazione animale e contro la commercializzazione e l'importazione di carni, latte e derivati prodotti da animali clonati e dalla loro progenie. La risoluzione, firmata dal popolare britannico Neil Parish, ha raccolto 622 voti favorevoli, 32 contrari e 35 astensioni. |
11:18 Scritto da: auroraxspirit in fauna | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: clonazione, stop | OKNOtizie |
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DECIFRATO ENZIMA CHE VIGILA SU FUNZIONAMENTO DNA
| tratto da: www.ansa.it 2008-09-03 21:00 |
| DECIFRATO ENZIMA CHE VIGILA SU FUNZIONAMENTO DNA |
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ROMA - Decifrato in 3D un enzima 'correttore di bozze' che vigila sul corretto funzionamento del codice genetico, in modo che ogni cellula del corpo attivi solo i geni che le servono per assumere la propria identità nel tessuto o organo cui appartiene, per esempio per essere cellula cutanea nella pelle o cellula epatica nel fegato. Studiato da Sirano Dhe-Paganon del consorzio di scienziati 'Structural Genomics Consortium', presso i laboratori dell'Università di Toronto, si tratta dell'enzima 'UHRF1'. La sua struttura, e dunque il suo modo di funzionare, sono stati decifrati in tre lavori pubblicati sulla rivista Nature. |
11:07 Scritto da: auroraxspirit in natura umana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: enzima, dna, vigila | OKNOtizie |
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03/09/2008
Uomini infedeli? Tutta colpa di un gene
tratto da: repubblica.it
Ricerca svedese scopre il rapporto fra Dna e relazioni extraconiugali
Gli esperimenti fatti sui roditori confermano. E la medicina immagina una cura
Uomini infedeli?
Tutta colpa di un gene
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Sembra la scusa perfetta per il marito colto in flagrante: "Scusa, tesoro, ma sono nato così, non è mica colpa mia". Scienziati svedesi hanno infatti scoperto il gene dell'infedeltà: una specie di motorino che alcuni maschi hanno nel proprio Dna e altri no. Non è uno scherzo, e gli studiosi sono i primi ad ammettere che le relazioni extra-coniugali derivano da innumerevoli circostanze: quello genetico può essere soltanto un aspetto della molla che scatena il tradimento. Ma è comunque la prima volta che una ricerca individua un legame simile tra come sono fatti gli uomini e come interagiscono con le donne. Non solo: la scoperta include pure la possibilità di "curare" il gene malandrino, modificandolo in modo da bloccare il suo effetto, teoricamente al fine di salvare, o meglio proteggere, le unioni matrimoniali. La "medicina" che trasforma un seduttore impenitente nel compagno più fedele e monogamo, per adesso provata soltanto su topolini di laboratorio, ha dato risultati immediati: chissà se un giorno verrà somministrata anche ai playboy umani, e in che modo verranno eventualmente convinti a fare la cura.
La scoperta è opera di scienziati dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, che l'hanno illustrata su un'autorevole rivista scientifica britannica, Proceedings of the National Academy of Sciences. Ieri è finita in prima pagina sul Daily Telegraph e sul Times di Londra col titolo: "Il gene che rende più probabile il divorzio". Il gene in questione agisce sulla vasopressina, un ormone di cruciale importanza nel processo di attaccamento sentimentale e sessuale tra un uomo e una donna. Esaminando un campione di oltre duemila persone, i ricercatori svedesi hanno verificato che gli uomini in possesso del gene restano più spesso scapoli oppure hanno una maggiore probabilità di avere relazioni extraconiugali, problemi matrimoniali e di divorziare, rispetto agli uomini che non ce l'hanno. Le mogli di uomini in possesso del gene, inoltre, sono mediamente meno soddisfatte del proprio matrimonio rispetto alle mogli di uomini che non hanno il gene in questione.
Gli effetti del gene sono stati sperimentati su due tipi di piccoli roditori della famiglia dei criceti. L'arvicola della prateria è estremamente monogama: quando il maschio incontra una femmina, si accoppiano ininterrottamente per 36 ore, creando un legame che dura per tutta la vita e anche oltre, tant'è che quando uno dei due muore, l'altro sceglie di restare celibe anziché formare una nuova coppia. L'arvicola comune, viceversa, è estremamente promiscua. Gli scienziati hanno scoperto che il cervello dell'arvicola della prateria maschio ha una dose di vasopressina molto più alta dell'arvicola comune. Ebbene, intervenendo sul gene "dell'infedeltà", in modo da aumentare considerevolmente il livello di vasopressina, i ricercatori hanno assistito a uno stupefacente mutamento: il criceto che amava la promiscuità è diventato di colpo uno sposo mite e devoto. Nessuno ha potuto chiedergli, tuttavia, se è più felice di prima; e nemmeno alla moglie se è davvero contenta, ad avere un compagno finalmente fedele, non perché così lui vuole, ma grazie all'equivalente di una pillolina.
(3 settembre 2008)
10:22 Scritto da: auroraxspirit in natura umana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: infedeltà, geni | OKNOtizie |
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