27/02/2009
La vendetta degli scarabocchi
Si, io sono quel tipo di persona...
ne faccio a fiumi!!!
tratto da: www.repubblica.it
La vendetta degli scarabocchi
aiutano a concentrarsi di più
Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l'esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.
Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell'esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.
"Se una persona svolge un'attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti", commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell'università di Plymouth. "E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo".
In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.
Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, "Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio", sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, www.swarmsketch.com, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, "I disegni dell'inconscio", gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d'animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d'uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un'oasi di pace, chi fa schizzi di un'automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.
Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l'uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l'animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d'autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.
(27 febbraio 2009)
10:39 Scritto da: auroraxspirit in curiosità, psicologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scarabocchi, concentrazione | OKNOtizie |
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09/02/2009
Cellulare, webcam e proiettore e col web i sensi diventano sei
tratto da: www.repubblica.it
Cellulare, webcam e proiettore
e col web i sensi diventano sei
Creato al Mit il prototipo di un dispositivo, costato 300 euro, capace di farci interagire con gli oggetti in modo "totale". Come in "Matrix" la realtà virtuale su superfici reali di VITO D'ERI
Ecco come funziona. La fotocamera legge le informazioni di partenza dalla superficie inquadrata; il telefonino, tramite uno speciale software, le elabora con l'ausilio del web, e proietta sempre sulla stessa superficie il risultato delle proprie ricerche. Questo prototipo, frutto di quattro mesi di lavoro, è la versione finale di una soluzione inizialmente basata su un braccialetto in grado di leggere i codici a barre dei prodotti, evolutosi poi in un dispositivo più sofisticato, da indossare a tracolla sopra il petto.
Grazie a quattro tappi colorati sulle dita di una mano, i gesti effettuati dall'utente vengono riconosciuti dal dispositivo che li "vede" tramite la webcam e li interpreta come comandi. Ad ogni movimento delle dita, è possibile far corrispondere un diverso comando, e l'effetto finale ricorda molto da vicino quello che, solo in fantascienza, i fratelli Wachowsky avevano immaginato nel loro film culto "Matrix", con la realtà virtuale proiettata su superfici reali.
In questo video, realizzato dal MIT Media Lab, vengono mostrati una serie di funzioni di questo prototipo.
Tra tanti c'è, per esempio, la possibilità di "chiedere al telefonino" di scattare una fotografia, semplicemente disegnando un quadrato con le proprie dita intorno all'area interessata; in seguito, utilizzando il proiettore del prototipo sarà possibile riguardare a casa, su un muro o su un foglio bianco, tutte le immagini catturate.
Ancora. Per conoscere lo stato del proprio volo o avere maggiori informazioni su un prodotto in vendita in un supermercato, basta semplicemente mostrare al dispositivo la carta di imbarco o l'etichetta del oggetto in acquisto, e questi è in grado di ritrovare tramite web, informazioni utili come eventuali ritardi in partenza o l'ecocompatibilità del prodotto esposto.
Naturalmente sono possibili anche operazioni più semplici come controllare l'ora, leggere le email o digitare un numero di telefono per una chiamata vocale. Ma con il prototipo MIT, va detto, assumono un fascino tutto nuovo, visto che l'orologio o la tastiera, entrambi virtuali, vengono proiettati sul nostro polso o sul palmo della mano, e sempre tramite gesti è possibile scegliere di volta in volta l'applicazione da utilizzare.
Insomma, massima informazione ed utilità con il minimo sforzo. Sono queste le parole chiave con cui studenti e professori del laboratorio Fluid Interfaces, hanno presentato orgogliosamente il loro prototipo al pubblico, durante il TED (Technology, Entertainment, Design) 2009.
L'idea di base è quella di voler fornire agli utenti, nuove interfacce che superino le ristrettezze imposte, in termini di superficie, dagli attuali display, muovendosi sempre più verso un maggior sfruttamento degli spazi su "tre dimensioni". Se infatti questo è il momento dei display touchscreen, soprattutto per quel che riguarda i cellulari, il futuro vede nel "riconoscimento gestuale" uno dei più accreditati spazi di sviluppo per prodotti commerciali innovativi. Negli ultimi tre anni grandi aziende come Nokia, Sony Ericsson e Samsung, hanno depositato numerosi brevetti di soluzioni che riconoscono il movimento manuale, e lo tramutano in comandi per il cellulare.
Al momento la soluzione del MIT risulta molto immatura per diventare un prodotto commerciale ma stupisce per la sua semplicità (specie nei componenti utilizzati). Traccia però una via da seguire. Pur nel suo essere molto artigianale, presenta degli interessanti spunti sotto l'aspetto delle possibili nuove forme di interazione uomo-macchina ed è un chiaro simbolo dell'attuale trend tecnologico. L'unione tra riconoscimento gestuale e connettività web ci dà un anticipo di futuro. Un futuro nel quale il nostro accesso alle informazioni diventerà sempre più "fisico" e per questo anche più coinvolgente ed efficace.
(8 febbraio 2009)
09:13 Scritto da: auroraxspirit in tecnologia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: matrix, mit | OKNOtizie |
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03/02/2009
DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI
| tratto da: www.ansa.it 2009-02-02 20:05 |
| DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI |
| di Enrica Battifoglia ROMA - Sta nascendo in Italia il primo motore alimentato dal movimento dei batteri. E' un motore minuscolo, delle dimensioni di qualche decina di millesimi di millimetro (micron), nel quale minuscole rotelle dentate e asimmetriche, simili a stelle irregolari, sono immerse in una soluzione popolata da batteri: il risultato, tanto sorprendente quanto difficile da raggiungere, è che il movimento caotico e disordinato dei batteri fa ruotare le nano-rotelle in modo perfettamente regolare e ordinato. La fattibilità del nanomotore a batteri è dimostrata, nella rivista scientifica internazionale Physical Review Letters, da Luca Angelani, del laboratorio di Meccanica Statistica e Complessità (Smc) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia del COnsiglio Nazionale delle Ricerche (Infm-Cnr), e da Roberto Di Leonardo e Giancarlo Ruocco, del laboratorio Soft dell'Infm-Cnr. "Quella che abbiamo appena pubblicato è una simulazione numerica, ma stiamo già lavorando alla realizzazione pratica del motore a batteri", ha detto Ruocco, direttore del dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza. Alla realizzazione del primo dispositivo al mondo azionato da batteri per produrre energia a basso costo, i fisici romani stanno collaborando con Enzo di Fabrizio, dell' università di Catanzaro. "Generare energia a livello del micron non è affatto banale perché nel mondo microscopico i rapporti di forza vengono completamente ribaltati", rileva Di Leonardo. "Perciò spostarsi su quelle scale richiede strategie diverse e molto più complesse". Per trovare la soluzione il gruppo italiano ha seguito una doppia strategia: da un lato ha studiato i meccanismi fisici che regolano la propulsione degli organismi viventi, dall'altro ha studiato le caratteristiche dei sistemi fuori dall'equilibrio alla luce della meccanica statistica. "Il problema - spiega Di Leonardo - era convincere questi motorini a mettersi d'accordo per spingere un oggetto di qualche micron in un movimento definito". La soluzione è stata progettare nano-rotelle assolutamente asimmetriche, con denti di lunghezze diverse ma orientati nella stessa direzione. Sono di plastica e hanno un diametro di 40-50 micron. Difficile anticipare le possibili applicazioni. Certamente si apre una strada completamente nuova verso la meccanica miniaturizzata. Di certo i motori azionati dai batteri, ipotizzati nel 2006 da ricercatori giapponesi, non sono più una curiosità scientifica e diventano una realtà. |
09:00 Scritto da: auroraxspirit in biologia, fisica, scienza, tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: motore, batteri | OKNOtizie |
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