30/01/2009

MIDOLLO, TRAPIANTO FRENA DECORSO SCLEROSI MULTIPLA

tratto da: www.ansa.it

» 2009-01-30 08:00

MIDOLLO, TRAPIANTO FRENA DECORSO SCLEROSI MULTIPLA

 

ROMA  - I pazienti con sclerosi multipla possono beneficiare di un autotrapianto di cellule staminali dal midollo osseo: la loro malattia sembra progredire più lentamente o addirittura i sintomi in parte sembrano regredire in seguito al trapianto. Lo dimostra uno studio clinico di fase I/II su 21 pazienti riportato in un articolo che sarà pubblicato online sul numero di marzo di Lancet Neurology e che è stato reso noto da un comunicato diffuso dalla rivista britannica. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune in cui le cellule immunitarie del paziente, le sue difese naturali, 'impazziscono' e cominciano ad attaccare le fibre nervose. Non ci sono terapie risolutive e la malattia peggiora col tempo man mano che il danno alle fibre aumenta. I farmaci usati per rallentare il decorso sono gli immunosoppressori ma spesso cessano di funzionare. Un'alternativa potrebbe essere proprio il trapianto di staminali da midollo: prima si elimina il sistema immunitario compromesso del paziente (come si fa per esempio per la cura di tumori del sangue) poi si ripristina la funzione immunitaria con un trapianto di staminali del midollo osseo del paziente. Le staminali servono a ricostruire un 'nuovo' sistema immunitario 'tollerante' verso il proprio corpo (com'é normalmente negli individui sani) e che non attacchi le fibre nervose. Nei 21 pazienti, tutti giovani e con cinque anni di malattia alle spalle e un livello di disabilità non ancora elevato, il trapianto ha funzionato e in alcuni casi non solo ha rallentato il progredire della malattia ma ha anche migliorato la stessa, permettendo in parte di invertire i sintomi.

21/01/2009

MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE

tratto da: www.ansa.it


» 2009-01-20 09:41
MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE


ROMA - E' stato costruito il primo robot chirurgo così piccolo e nello stesso tempo così potente da nuotare controcorrente all'interno dei vasi sanguigni. E' spinto da un minuscolo motore che funziona con la piezoelettricità, come i comuni accendigas da cucina e gli orologi al quarzo. Di microrobot progettati per entrare nel corpo umano si parla da tempo, ma finora non si era mai riusciti a costruire motori in miniatura e nello stesso tempo abbastanza potenti da compiere lunghi viaggi all'interno del corpo umano.

A superare l'ostacolo e a costruire il primo motore capace di nuotare all'interno delle arterie è stato il gruppo di James Friend, del laboratorio di Ricerca in Micro e nanofisica dell'australiana Monash University di Melbourne. Il microrobot e il suo minuscolo motore sono descritti sul Journal of Micromechanics and Microengineering. "Abbiamo un motore in grado di nuotare e speriamo di liberarlo entro quest'anno", afferma Friend, consapevole che il micromotore alimentato come un accendigas potrebbe essere il primo passo verso una chirurgia di nuova generazione, ancora meno invasiva e più precisa di quella esistente.

Il microrobot chirurgo sembra infatti lo strumento ideale per fare interventi di altissima precisione. La chirurgia mini-invasiva utilizzata attualmente nelle sale operatorie ha permesso di compiere progressi notevoli: con piccole incisioni invece che tagli di grandi dimensioni e con l'aiuto di cateteri e sondini la chirurgia diventa più dolce. Ci sono però limiti che non sono stati ancora superati, come la necessità di muoversi all'interno di arterie molto strette senza danneggiarle. Inoltre i cateteri attuali sono troppo poco mobili per riuscire a raggiungere punti delicati e critici come le arterie cerebrali danneggiate da un ictus.

I motori, spiega Friend, sono finora rimasti indietro lungo la strada della miniaturizzazione per la difficoltà di conciliare le piccolissime dimensione con la potenza necessaria per nuotare controcorrente nel circolo sanguigno. Il gruppo australiano ha puntato sulla piezoelettricità come fonte di energia ottimale per i micromotori. La piezoelettricità è una proprietà di alcuni cristalli di generare una differenza di potenziale elettrico in risposta ad uno stress meccanico. Questa forma di energia è, secondo gli esperti australiani, l'unica capace di conservare la stessa intensità anche in oggetti di piccole dimensioni, come dimostra il micromotore messo a punto in oltre due anni di ricerca. Il dispositivo, di appena un quarto di millimetro, ha la forma di un bastoncello.

Nella simulazione grafica pubblicata dalla stessa università, il microrobot viene iniettato nell'arteria femorale e, una volta all'interno del circolo sanguigno, viene liberato dal catetere e spinto dal motorino piezoelettrico che lo accompagna. Da questo momento in poi il microrobot chirurgo nuota in modo autonomo grazie a una coda lunga e sottile che si muove come un'elica e agisce come un propulsore. La telecamera che si trova all'estremità anteriore permette di osservare l'interno dei vasi sanguigni al chirurgo che controlla il dispositivo e che ne guida gli strumenti una volta raggiunta la zona da operare. Il gruppo australiano, che si sente ormai pronto a sperimentare il micromotore "sul campo", sta ora perfezionando il metodo di assemblaggio e il dispositivo meccanico che ne determina il tipo di movimento.

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...aggiungerei che la microghirurgia, oltre ad essere più dolce, soprattutto riduce notevolmente il rischio di infezioni

AxS

02/12/2008

TRAPIANTI: A PISA PRIMO IN EUROPA DI RENE USANDO UN ROBOT

tratto da: www.ansa.it

» 2008-12-02 16:35
TRAPIANTI: A PISA PRIMO IN EUROPA DI RENE USANDO UN ROBOT


PISA - Primo trapianto di rene con robot effettuato in Italia e in Europa. E' stato eseguito dall'equipe del professor Ugo Boggi, lo stesso che ha effettuato con successo, un anno fa, il primo trapianto di rene crociato in Italia fra tre coppie affettive biologicamente non compatibili.

Si tratta, informa una nota della Aoup-Asl 5 di Pisa, dell'abbattimento di una barriera tecnologica che apre nuovi scenari chirurgici finora impensabili.

Le caratteristiche tecniche dell'intervento e le possibili future applicazioni saranno illustrate domani,all'Opedale di Cisanello (Pisa), dallo stesso professor Boggi e dalla sua equipe.

ARRIVA IL PACEMAKER A PROVA DI RISONANZA E METAL DETECTOR

 tratto da: www.ansa.it

» 2008-12-01 18:18

ARRIVA IL PACEMAKER A PROVA DI RISONANZA E METAL DETECTOR

 

ROMA - Ha compiuto 50 anni lo scorso ottobre ed oggi arriva la sua versione di ultima generazione, quella 'a prova' di campi magnetici. E' il pacemaker, impiantato ogni anno nel mondo ad oltre un milione di pazienti con problemi cardiaci: l'ultimo modello, presentato a Roma e applicato per la prima volta in Italia nei giorni scorsi su 3 pazienti, e' insensibile ai campi magnetici, e cio' vuol dire che per i pazienti portatori del dispositivo non saranno piu' off-limits metal detector, varchi elettronici ed un fondamentale esame diagnostico come la risonanza magnetica.

 Ideato dall'americano Earl Bakken, il prino pacemaker fu impiantato nel 1958 al Karolinska Hospital di Stoccolma. Da allora, il dispositivo 'salva-cuore' (la cui funzione e' emettere impulsi elettrici necessari a regolare e tenere sotto controllo la frequenza cardiaca) ha fatto molta strada, passando dalla versione esterna portatile (una valigetta che accompagnava ovunque il paziente) all'ultima generazione che annulla del tutto i rischi di interferenze con campi magnetici dovuti anche, ad esempio, a varchi aeroportuali e security scanning di banche e supermercati. Un grande passo avanti, affermano gli esperti.

- RISONANZA OFF-LIMITS PER 300MILA PAZIENTI, OGGI NON PIU': sono oltre 300.000 gli italiani con pacemaker a cui e' stata negata la risonanza magnetica (esame diagnostico fondamentale che permette di visualizzare l'interno dell'organismo senza effettuare interventi chirurgici o somministrare rischiose radiazioni), benche' indicata, a causa delle possibili interferenze elettromagnetiche fra i due strumenti. Oggi, con il nuovo dispositivo, questo limite potra' essere superato.

- NUOVO PACEMAKER, PRIMI TRE IMPIANTI IN ITALIA: I primi tre interventi per l'applicazione del nuovo pacemaker sono stati effettuati nei giorni scorsi all'Ospedale San Filippo Neri di Roma e all'Azienda universitaria ospedaliera di Pisa. Il pacemaker 'ultraprotetto' ha superato la fase sperimentale (interventi sono stati eseguiti anche in Gran Bretagna e Germania) e dal prossimo anno sara' disponibile in tutti i centri ospedalieri d'Italia.

Gli impianti, ha affermato il direttore del dipartimento di Cardiologia dell'Ospedale S.Filippo Neri, Massimo Santini, ''sono andati bene. L'intervento e' uguale a quello con i pacemaker standard, la durata e' la stessa, circa mezz'ora, e non ci sono rischi aggiuntivi, ma grazie al nuovo dispositivo i pazienti potranno accedere a esami diagnostici piu' approfonditi e quindi a cure mediche piu' appropriate, superando cosi' tutti i limiti finora legati alla terapia con pacemaker cardiaco''.

Durante il corso della vita dei pazienti, ha inoltre sottolineato il direttore sezione Aritmologia dell'azienda ospedaliera di Pisa Maria Grazia Bongiorni, ''la percentuale di chi avrebbe necessita' di effettuare una risonanza sale al 75% e il nuovo pacemaker, oltre a garantire l'accesso a questo prezioso metodo diagnostico, annulla anche le interferenze possibili fra dispositivo cardiaco e campi magnetici prodotti da cellulari, elettrodomestici, varchi aeroportuali e dispositivi antitaccheggio. L'eventualita' di interferenze era gia' molto bassa con i dispositivi tradizionali, ma il nuovo pacemaker - ha affermato - azzera il rischio e sara' presto il nuovo standard della terapia''.

 - CUORI FAMOSI CON PACEMAKER: Sono oltre 1 milione i pazienti impiantati con pacemaker ogni anno nel mondo, e 60.000 in Italia. Il dispositivo e' utilizzato soprattutto in soggetti over-60, ma anche in giovani nel caso di patologie congenite. Tanti gli esempi di cuori 'noti' assistiti da pacemaker: dall'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al premier Silvio Berlusconi, dall'ex premier britannico Tony Blair al vicepresidente uscente degli Stati Uniti Dick Cheney.

14/11/2008

Berlino, una speranza contro l'Aids

tratto da: www.repubblica.it 

L'uomo aveva anche la leucemia. Dopo un trapianto di midollo la malattia è scomparsa: da seicento giorni nessuna traccia

Berlino, una speranza contro l'Aids - Era malato, ora è senza il virus

Il donatore ha una variante genetica che rende meno aggressiva l'infezione

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

BERLINO - Una svolta forse inattesa della medicina viene dalla Germania: a Berlino, pare per la prima volta, un paziente malato di Aids, e insieme di leucemia, grazie a una cura prima di chemioterapia poi di trapianto di midollo osseo, è tornato sieronegativo alle analisi. Lo racconta la Bild, il quotidiano più letto d'Europa, con ampio risalto anche nella sua edizione online.

Da ben seicento giorni, spiega il quotidiano popolare del gruppo Springer, il paziente risulta non avere più traccia dello HIV, il letale virus dell'Aids, nel suo sangue.

Il caso viene seguito dal dottor Gero Huettner, ematologo alla clinica Benjamin Franklin, una delle più importanti sezioni della Charité, il massimo ospedale della capitale tedesca. Il paziente, un berlinese quarantaduenne, era malato di Aids e insieme di leucemia. Il dottor Huettner, che era responsabile delle terapie antileucemiche per lui, lo ha curato prima con la chemioterapia e poi con il trapianto di midollo osseo. E adesso, da ben seicento giorni, il paziente risulta non avere più traccia di leucemia nel suo sangue.

Va detto che il donatore del midollo osseo ha una mutazione molto rara del recettore CCR5, presente nell'uno per cento della popolazione. Quindi si può pensare che questa combinazione di chemio e trapianto possa essere efficace solo se il donatore è portatore di questa variante.

"Io sono stato molto sorpreso da questi risultati", ha dichiarato lo stesso dottor Huettner. Secondo il dottor Juergen Hescheler, esperto di ricerca sulle cellule staminali a Colonia, "questo caso è un esempio interessante. Riuscire a distruggere tutte le cellule malate e a sostituirle con un trapianto di midollo può essere l'ultima speranza di salvezza per casi particolarmente gravi". Aggiunge la dottoressa Anja Potthoff, medico esperto nelle terapie contro l'Aids alla clinica universitaria di Bochum, nel territorio industriale-minerario della Ruhr, Germania Ovest: "Ne abbiamo discusso, è un risultato unico. In ogni caso occorre dire che gli effetti collaterali di un trapianto di midollo sono talmente pesanti, e i costi della terapia così alti, che questa al momento resta solo una terapia possibile per singoli pazienti, i quali sono stati colpiti sia dall'Aids che dalla leucemia".

Il dottor Huettner comunque si prepara a scrivere un trattato per una rivista medica specializzata, per descrivere e rendere pubblica la sua terapia in ogni dettaglio.

(12 novembre 2008)