12/12/2008

"Lo zucchero come una droga"

tratto da repubblica.it

Una ricerca dimostra che assumere il dolcificante in dosi massicce provoca dipendenza
L'esperimento è stato condotto su cavie ma, secondo gli esperti, il meccanismo è identico sull'uomo

"Lo zucchero come una droga"
Crisi d'astinenza per i casi gravi

di SARA FICOCELLI

Altro che semplici golosi: uno studio dell'Università di Princeton, nel New Jersey, dimostra che molti "golosi" sono in realtà tossici perché lo zucchero - a quanto pare - provoca dipendenza. Sembra una curiosità ma questa dei ricercatori di Princeton è una scoperta, importante per il mondo scientifico perché conferma ciò che molte persone a dieta sospettavano da tempo: lo zucchero è una specie di droga.

Secondo il neuroscienziato Bart Hoebel, abbuffarsi di zucchero può infatti avere effetti sul cervello molto simili a quelli provocati da un abuso di sostanze stupefacenti. Il ricercatore ha presentato i risultati della sua analisi al meeting del College americano di Neuropsicofarmacologia a Scottsdale, in Arizona: lo studio è stato svolto utilizzando delle cavie e somministrando loro dosi elevate di acqua zuccherata ogni giorno, dopo che avevano passato la notte a digiuno. Nel giro di tre settimane, gli animali hanno cominciato a dare segni di impazienza e frenesia, mostrando insomma un comportamento simile a quello dei tossicodipendenti in crisi di astinenza. "Rimanevano a lungo desiderosi di ricevere una nuova "dose", erano incontrollabili", ha spiegato Hoebel.

L'esperimento ha mostrato negli animali un aumento nel cervello della dopamina. "E' una sostanza che si trova nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa - ha detto Hoebel - e si sa da tempo che l'abuso di droghe fa aumentare il rilascio di dopamina in questa parte del cervello: in questo caso abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo stesso modo".

In un altro esperimento le cavie, dopo essere state nutrite per un periodo a base di zucchero, sono state costrette a passare alcune settimane senza più riceverne. Quando la sostanza veniva reinserita nell'alimentazione, ne consumavano molta più di prima. A un certo punto gli scienziati hanno deciso di variare sostituendo l'acqua zuccherata con dell'alcol e hanno notato che quelle nutrite con lo zucchero ne bevevano più di quanto avrebbe fatto un topo normale. "Ancora non sappiamo come reagiscono gli esseri umani - ha concluso l'autore dello studio - Ma quel che è certo è che esiste un nesso tra la dipendenza da sostanze stupefacenti e lo sviluppo di un desiderio morboso di dolcificante".

Secondo il professor Pierfranco Spano, docente di farmacologia e tossicologia presso l'Università degli Studi di Brescia, è comunque plausibile che lo zucchero provochi dipendenza anche su di noi. "I cosiddetti sistemi di ricompensa che abbiamo nel cervello, dalla medicina anglosassone definiti "rewarding system", mediano gli effetti di tutte le sostanze da abuso. Esiste cioè una partecipazione di sistemi cerebrali in cui la master key è la dopamina. Si tratta in genere di comportamenti appetitivi che partono dal masencefalo e arrivano nel nucleus accumbens, una parte del cervello a sua volta suddivisa in due zone, la cosiddetta "shell". Questa "conchiglia" si accende in caso di desiderio o di previsione di ricompensa". Il professore precisa anche che in campo scientifico esistono i cosiddetti "gradini di rigore dimostrativo": a volte cioè vengono fatte delle scoperte fondamentali e in un secondo momento vengono costruite le teorie, in modo tale che, come diceva Popper, la prova non possa essere confutata. A questa scoperta, insomma, manca una teoria di supporto, ma il primo passo è stato fatto e si tratta di un gradino importante. "I geni e lo sviluppo postnatale - conclude Spano - indirizzano a lungo andare le persone verso alcol, zucchero o cocaina. La "scelta" dell'oggetto della dipendenza viene fatta in base all'esperienza e alla predisposizione personale: ed è su questo fronte che la scienza sta maggiormente indagando".

Sembra comunque che affinché il meccanismo di dipendenza si attivi sia necessario assumere dosi massicce di zuccheri. Dunque non preoccupatevi se amate il dessert di fine pasto, non andrete in crisi d'astinenza. Anzi, gli esperti consigliano di non rinunciare affatto ad alcuni prodotti dolciari, che oltre che dare energia fanno bene alla salute. Secondo una ricerca dei laboratori di ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso in collaborazione con l'Istituto dei Tumori di Milano, 6,7 grammi di cioccolato al giorno rappresentano infatti la quantità ideale per proteggerci da infiammazioni e malattie cardiovascolari. E sempre un'altra ricerca nostrana, condotta quest'anno dall'Istituto di Neuroscienze del CNR di Cagliari, si è concentrata su "cioccolismo" (dall'inglese chocoholism), ovvero la dipendenza da cioccolato. "Anche se poco conosciuto - ha spiegato Giancarlo Colombo, ricercatore In-Cnr - si tratta di un fenomeno di dimensioni sorprendentemente ampie nei paesi occidentali. Fonti americane indicano che ad essere colpite maggiormente sono le donne, nella misura del 40%, mentre la popolazione maschile è coinvolta per il 15%".

La scoperta di Hoebel rappresenta dunque la quadratura del cerchio di tutta una serie di studi e potrebbe avere risvolti importanti per le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, come binge eating (crisi da alimentazione incontrollata) o bulimia.

(11 dicembre 2008)

24/11/2008

ultima idea del cybersesso

 ...alle soglie della disperazione:

tratto da: www.repubblica.it

Una tuta dà baci e carezze
ultima idea del cybersesso

Un indumento per gli amanti dell'amore fatto in Rete
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - L'idea è di rendere più reale il sesso virtuale. Milioni di persone partecipano a giochi su Internet in cui è possibile creare un personaggio e fargli vivere sullo schermo del computer qualsiasi genere di esperienza, incluso incontrare un partner, corteggiarlo, baciarlo, andarci a letto. Ma l'esperienza, finora, è limitata all'ambito digitale: qualcuno si eccita sicuramente assistendo alle imprese amatorie del proprio "avatar", come vengono chiamati gli alter ego creati sul sito Second Life, ma per sentirsi coinvolti bisogna affidarsi all'immaginazione. Presto potrebbe non essere più così. Kevin Alderman, già considerato il re del cybersesso per i prodotti virtuali che mette in vendita - in cambio di denaro reale - sul web, ha recentemente messo a punto il primo prototipo di una tuta interattiva che permette di provare fisicamente le sensazioni vissute dal proprio personaggio sullo schermo. In pratica, se il personaggio riceve una carezza, il giocatore, seduto davanti al computer con la tuta indosso, la sente sul proprio corpo. E così via, con una serie di crescenti sollecitazioni, dalla testa ai piedi, passando per l'apparato genitale.

Chiamata "tele-dildo", la tecnologia per rendere più realistico il cybersesso è ancora alle prime armi. La tuta è pesante, ingombrante, complicata da indossare. Il costo è notevole: un migliaio di dollari a esemplare.

E l'uso di una simile apparecchiatura rischia di far ridere piuttosto che eccitare: c'è qualcosa di ridicolo, nel starsene seduti davanti a un computer con una tuta interattiva che replica massaggi sulle zone erogene, afferma il critico di videogiochi del quotidiano Independent di Londra, dopo averla sperimentata. Eppure il futuro del sesso, predice Alderman, è questo: "La tecnologia migliorerà, la tuta verrà miniaturizzata, i costi diminuiranno. Niente sostituirà mai del tutto il contatto fisico tra due corpi, ma gran parte di quello che definiamo sesso avviene nella mente e se possiamo rendere più reale l'eccitazione mentale saremo in grado di offrire un'esperienza sessuale estremamente intensa e stimolante".

All'indomani del caso della coppia che ha divorziato perché lui tradiva lei, sebbene solo digitalmente, il tele-sesso cibernetico potrebbe aprire nuove frontiere. I soldati che passano mesi al fronte lontano da casa non si sentirebbero più soli, scrive l'Independent. E le spogliarelliste che fanno lo strip-tease davanti a una web-cam avrebbero un'opzione in più da vendere alla loro clientela.

(24 novembre 2008)

12/11/2008

COCAINA, GENE LEGATO AL RISCHIO DIPENDENZA

tratto da: www.ansa.it

» 2008-11-11 18:39

COCAINA, GENE LEGATO AL RISCHIO DIPENDENZA

 

ROMA - Scoperto un gene che aumenta il rischio di dipendenza da cocaina. Uno studio tedesco, diretto da Rainer Spanagel, professore presso l'Istituto di Salute Mentale di Mannheim, ha mostrato che il 50% dei soggetti dipendenti da cocaina presenta la variazione genetica, contro il 40% dei "puliti".

Con test genetici su circa 1400 persone, Spanegel e i suoi collaboratori hanno verificato sugli uomini quello che in precedenti ricerche era stato studiato sui topi e cioé che una particolare variante di un gene, CAMK4, è legata a una probabilità maggiore del 25% di sviluppare dipendenza da cocaina.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), potrà essere utile per individuare i soggetti più a rischio di dipendenza, sottolinea Spanagel, intervistato dal quotidiano britannico "The Guardian", che potranno seguire delle terapie o essere protetti con vaccini al momento in fase di sperimentazione.

26/08/2008

ora si spiegano molte cose!!!!!

 .

tratto da www.ansa.it

 

» 2008-08-26 15:34

DOPO UN DRINK LE PERSONE SEMBRANO PIU' BELLE

 

 ROMA - La prossima volta che, incontrando di giorno una conquista della notte prima, si rimarrà delusi del suo aspetto fisico non bisogna dare la colpa alle luci soffuse del locale 'galeotto'. E' invece lo stato alcolico della sera prima ad aver tratto in inganno.

Infatti uno studio di Marcus Munafò dell'Università di Bristol pubblicato sulla rivista Alcohol and Alcoholism, svela che l'alcol fa vedere gli altri più attraenti. Secondo quanto riportato dal magazine britannico New Scientist, gli esperti hanno coinvolto 84 studenti: alla metà é stato offerto un cocktail analcolico, agli altri lo stesso cocktail ma alcolico, con un quantitativo di alcol pari per tutti a quello contenuto in 250 millilitri di vino, il "giusto" per divenire un po' brilli.

Dopo questa bevuta a tutti sono state mostrate foto di entrambi i sessi, chiedendo loro di giudicarne il grado di attrazione suscitata. I giovani che avevano bevuto il drink alcolico hanno sempre giudicato le persone in foto più attraenti rispetto ai giovani che non avevano assunto alcol, segno che è proprio quest'ultimo ad alterare, in positivo, le percezioni rispetto all'aspetto fisico degli altri. Il prossimo passo sarà giocare con le quantità di alcol per vedere come a seconda dell'alcol bevuto queste percezioni siano più o meno distorte, ha concluso Munafò. 

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lui si commenta da solo!!!