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<title>EsPaNsIoNe</title>
<description>iL MoNdO iNtOrNo ad AuRoRa x SpIrIt</description>
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<title>Sciopero dei blogger</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>opinioni</category>
<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 12:56:00 +0200</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #ffffff;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://espansione.myblog.it/media/00/01/1366495776.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://espansione.myblog.it/media/00/01/1964904052.jpg&quot; id=&quot;media-827702&quot; alt=&quot;SCARICAILLOGOEPUBBLICALO.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; name=&quot;media-827702&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #ffffff;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>14 luglio sciopero dei blogger contro la legge alfano</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2009/07/10/14-luglio-sciopero-dei-blogger-contro-la-legge-alfano.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>appelli</category>
<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 08:44:39 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #ffffff;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/07/01/il-bavaglio-i-giornalisti-i-blogger/&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #ffffff;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc99ff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;IO ADERISCO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #ffffff;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>continuare a lavorare è la cura più certa contro la demenza senile</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>neurologia</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Mon, 18 May 2009 12:55:00 +0200</pubDate>
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&lt;h1 style=&quot;visibility: visible;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #00ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;tratto da: www.repubblica.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h1 style=&quot;visibility: visible;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Alzheimer: continuare a lavorare è la cura più certa contro la demenza senile. Ogni anno di lavoro, due mesi di prolungata salute mentale.&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt; &lt;p&gt;Lavorare fino a tarda età, se possibile lavorare sempre: è la cura più garantita contro l’avanzamento del morbo di Alzehimer, più volgarmente detto demenza senile. In altre parole, chi si illude che smettere di lavorare presto faccia bene alla salute sbaglia. Smetti, ti riposi ma perdi più velocemente le facoltà mentali: siamo prigionieri di un ingranaggio senza vie d’uscita.&lt;br /&gt; La correlazione tra lavoro e salute mentale è stata stabilita da una equipe di medici e scienziati inglesi, dell’Università di Cardiff e dell’istituto di psichiatria del King’s College di Londra che hanno esaminato la storia e l’evoluzione in vecchiaia di 382 uomini (chissà perché solo uomini e non donne, questo lo studio non lo spiega). Hanno anche trovato una formula quasi matematica: un anno di lavoro in più, due mesi di Alzheimer in meno.&lt;br /&gt; Che tenere la mente attiva aiuti lo si è sempre saputo, sulla base dell’esperienza diretta di ciascuno. Lo studio inglese ha riscontrato però sul piano statistico un’altra verità: che non è una questione di classe o censo. Il ritardo del declino cerebrale non dipende né dall’educazione né dal tipo di lavoro.&lt;br /&gt; La demenza senile supera tutte le barriere: per combatterla bisogna essere attivi, possibilmente continuando nell’attività svolta tutta la vita.&lt;br /&gt; La ricerca è stata molto attenta e estesa. Gli studiosi inglesi hanno cominciato analizzando il database del Medical Research Council e della fondazione per le ricerche sull’Alzheimer, incrociando poi le date di pensionamento con quelle della prima apparizione del male.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le conclusioni dello studio sono state pubblicate dall’ultimo numero, appena stampato, dell’&amp;nbsp;International Journal of Geriatric Psychiatry.&lt;br /&gt; Le conclusioni del team inglese portano un aiuto indiretto anche al Governo britannico, un cui organismo , l’Istituto nazionale per le ricerche economiche e sociali ha di recente auspicato che l’età di pensionamento, nell’arco dei prossimi dieci anni, venga innalzata a 70 anni, per mitigare l’impatto sui conti pubblici.&lt;/p&gt; 
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<title>SCOPERTI I GENI CHE FANNO 'SBOCCIARE' LE DONNE</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>genetica</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Mon, 18 May 2009 12:44:00 +0200</pubDate>
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&lt;table class=&quot;content_table&quot; border=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;2&quot; cellspacing=&quot;0&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;section_data&quot; bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: #00ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;tratto da: www.ansa.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;2009-05-17 19:44&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_title_primopiano&quot; bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot;&gt;SCOPERTI I GENI CHE FANNO 'SBOCCIARE' LE DONNE&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_text_news12&quot;&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;ROMA&amp;nbsp; - Spuntano i seni, si disegnano le forme, ed arriva il primo ciclo mestruale coi suoi fastidi e il suo messaggio: 'sei diventata donna'. L'età in cui inizia la vita riproduttiva di una donna non è casuale ma, almeno in parte, è scritta nel Dna e adesso ben cinque distinti lavori, pubblicati tutti sulla rivista Nature Genetics della prossima settimana, hanno ricostruito la 'mappa' dei geni che scandiscono l'età del menarca e quella della menopausa. A scoprirli sono stati i 'guru' della genetica del centro deCODE genetics in Islanda diretti da Kari Stefansson, che hanno ricollegato alcune sequenze sul cromosoma sei alla variabilità individuale di alcuni mesi nell'età del menarca; indipendentemente, esperti del britannico Medical Research Council (MRC) Epidemiology Unit di Cambridge, hanno scoperto sempre sul cromosoma 6 un gene, LIN28B, importante per l'ingresso nella pubertà. E un altro lavoro, svolto invece presso l'istituto olandese Erasmo da Rotterdam, ha trovato i geni che segnano l'età della menopausa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'età in cui si diventa 'signorine' è ampiamente variabile e dipende da molti fattori, tra cui alcuni ambientali come l'alimentazione o anche il regime di attività fisica svolto. Ma dipende anche da fattori genetici, e precedenti studi su gemelle avevano permesso di stimare che dal 44 al 95% della variabilità individuale nell'età del menarca è ereditaria. Ciò nondimeno, sequenze genetiche che influenzano il tempo della pubertà finora non erano state rintracciate. Tutti i gruppi di ricerca cui si devono le rispettive pubblicazioni sulla rivista scientifica britannica hanno svolto la propria indagine allo stesso modo: hanno considerato un diverso campione di migliaia di donne ciascuno, e confrontato il Dna delle donne con l'età del menarca e della menopausa. In tutti i casi è emerso il coinvolgimento di sequenze genetiche poste sul cromosoma 6, un'altra sequenza sul cromosoma 9. Sul cromosoma 6 è stato localizzato un gene specifico, LIN28B, i cui differenti alleli (forme diverse in cui può presentarsi lo stesso gene) sono responsabili di una variabilità di circa tre mesi nell'età del menarca.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tutte le sequenze legate all'età del menarca da sole sono responsabili di una variazione piccola di pochi mesi, ma nell'insieme il loro assortimento nel Dna di una bambina fa una differenza sostanziale sull'età in cui le arriva il primo ciclo. Nello studio in cui ci si è occupati anche dell'età della menopausa, sono state isolate sequenze genetiche sui cromosomi 5, 19 e 20 tutte importanti nello scandire il tempo in cui finisce la vita riproduttiva. Si tratta, affermano gli esperti, di una scoperta significativa in quanto l'età del menarca e quella della menopausa sono legate, come è noto da precedenti studi, ad un differente rischio per varie malattie come obesità, diabete, cancro al seno e alle ovaie, osteoporosi. Inoltre, i geni della pubertà trovati sul cromosoma sei in precedenti studi erano stati associati alla variabilità della statura. Tutto quadra, concludono i genetisti: infatti, di solito, le ragazze che hanno presto la prima mestruazione restano più basse di quelle che 'si sviluppano' quando sono un po' più grandi, segno che il gene dell'età del menarca segna anche lo stop alla crescita in altezza.&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt; 
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<title>PORTA SEGRETA CERVELLO FA ENTRARE SCLEROSI MULTIPLA</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>biologia</category>
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<category>neurologia</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 13:27:00 +0100</pubDate>
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&lt;table class=&quot;content_table&quot; border=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;2&quot; cellspacing=&quot;0&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;section_data&quot; bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #00ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;tratto da: www.ansa.it&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;tria&quot;&gt;»&lt;/span&gt; 2009-03-23 09:53&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_title_primopiano&quot; bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot;&gt; &lt;p&gt;PORTA SEGRETA CERVELLO FA ENTRARE SCLEROSI MULTIPLA&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_text_news12&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Enrica Battifoglia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;ROMA - Una porta d'accesso al cervello finora considerata secondaria è in realtà il passaggio segreto che apre la via alla sclerosi multipla e molto probabilmente ad altre malattie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario aggredisce l'organismo al quale appartiene. La scoperta, che potrebbe aprire la strada a nuove vie per la terapia, è pubblicata sulla rivista Nature Immunology ed è firmata quasi interamente da italiani. Due degli autori fanno parte della classifica dei 20 immunologi più citati al mondo: sono la coordinatrice della ricerca, Federica Sallusto, che lavora in Svizzera presso l'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona, e Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Irb. Tra gli altri autori ci sono Andrea Reboldi, dottorando presso l'Irb, e Antonio Uccelli, che nell'università di Genova ha dimostrato che il meccanismo osservato nei topi ha un corrispettivo nell'uomo. La ricerca è stata realizzata anche grazie al finanziamento della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (Fism).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; - &lt;b&gt;INVASIONE IN DUE TEMPI&lt;/b&gt;: ad aprire la strada alla sclerosi multipla e probabilmente a malattie simili è una staffetta di cellule immunitarie. In un primo momento, attraverso un passaggio segreto penetra nel cervello una prima ondata di cellule, i linfociti T che producono l'interleuchina 17 (Th-17), scoperti appena tre anni fa. I linfociti Th-17 si legano quindi al loro recettore (Ccr6) e aprono la strada ad una seconda ondata di cellule Th-17, che questa volta entrano dalla porta principale, la barriera emato-encefalica.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; - &lt;b&gt;IL PASSAGGIO SEGRETO&lt;/b&gt;: è il plesso corioideo, la matassa di vasi sanguigni nella quale viene prodotto il liquido spinale. La sua esistenza era nota, spiegano gli autori della ricerca, ma era considerata una &quot;porta di servizio&quot;, secondaria rispetto al portone principale, la barriera emato-encefalica. &quot;Invece è un passaggio segreto molto importante&quot;, osservano Sallusto e Lanzavecchia. E' da lì che entrano le prime cellule sabotatrici che scatenano la malattia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; - &lt;b&gt;ARMA CONTRO SCLEROSI MULTIPLA&lt;/b&gt;: per ora si intravede un'idea: &quot;bloccare il recettore Ccr6 che fa insediare nel cervello la prima ondata di cellule immunitarie, ossia bloccare la prima ondata per bloccare la malattia&quot;, spiega Lanzavecchia. Per Sallusto &quot;le ricadute saranno importanti per la sclerosi multipla&quot; perché bloccare la prima ondata di cellule potrebbe avere un effetto terapeutico: è una strada da esplorare, anche perché il Ccr6 è un bersaglio relativamente semplice&quot; e sono già noti anticorpi e alcune molecole in grado di bloccarlo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; - &lt;b&gt;ALTRE MALATTIE NEL MIRINO&lt;/b&gt;: per Sallusto lo stesso meccanismo potrebbe essere coinvolto in altre malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, e nelle infiammazioni.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; - &lt;b&gt;LE RONDE DEL CERVELLO&lt;/b&gt;: a usare il passaggio segreto potrebbero essere, oltre alle cellule &quot;cattive&quot;, anche cellule immunitarie utili, come quelle che compongono le &quot;ronde&quot; che pattugliano l'organismo in cerca di tumori e infezioni. Questo fenomeno, chiamato immunosorveglianza, è noto in alcuni organi e ci sono buone possibilità che potrebbe essere attivo anche nel cervello.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt; 
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<title>...iL MoNdO iNtOrNo...</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
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<category>terra</category>
<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:43:15 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://espansione.myblog.it/media/01/00/544588505.JPG&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://espansione.myblog.it/media/01/00/428274954.JPG&quot; alt=&quot;DSC01551.JPG&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; id=&quot;media-671780&quot; name=&quot;media-671780&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; 
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<title>La vendetta degli scarabocchi</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>curiosità</category>
<category>psicologia</category>
<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 10:39:00 +0100</pubDate>
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&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #00ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #99ccff;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Si, io sono quel tipo di persona...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #00ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #99ccff;&quot;&gt;&lt;strong&gt;ne faccio a fiumi!!!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc99ff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;tratto da:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: comic sans ms,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc99ff;&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.repubblica.it&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La vendetta degli scarabocchi&lt;br /&gt; aiutano a concentrarsi di più&lt;/p&gt; &lt;!-- fine TITOLO --&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso &lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div style=&quot;display: none;&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt; &lt;div style=&quot;display: none; margin: 0px; padding: 0px;&quot; id=&quot;searchDiv&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt; &lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;b&gt;LONDRA&lt;/b&gt; - Siete il genere di persona che alle riunioni con il capufficio, oppure in classe mentre il prof fa lezione, o nelle telefonate in cui c'è più da ascoltare che da parlare, prende in mano una penna o una matita e scarabocchia distrattamente ghirigori su un foglio di carta? Be', se il capufficio, il prof o chiunque altro vi sorprende in flagrante, se ne esce con frasi del tipo &quot;smettila di distrarti a quel modo e presta attenzione a ciò che dico&quot;, adesso potete zittirlo con il supporto della scienza: spiegando che riuscite a stare attenti proprio grazie a quei disegnini senza senso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l'esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell'esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.&lt;br /&gt; &lt;!--inserto--&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;testo&quot;&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt;&lt;!--script language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;!--  &lt;!   &lt;!   &lt;!    // --&gt;&lt;/div&gt; &lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt; &quot;Se una persona svolge un'attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti&quot;, commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell'università di Plymouth. &quot;E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo&quot;.&lt;br /&gt; In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, &quot;Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio&quot;, sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, &lt;a href=&quot;http://swarmsketch.com/&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;www.swarmsketch.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, &quot;I disegni dell'inconscio&quot;, gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d'animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d'uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un'oasi di pace, chi fa schizzi di un'automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l'uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l'animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d'autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.&lt;br /&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;27 febbraio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>Cellulare, webcam e proiettore e col web i sensi diventano sei</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2009/02/09/cellulare-webcam-e-proiettore-e-col-web-i-sensi-diventano-se.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 09:13:00 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.repubblica.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cellulare, webcam e proiettore&lt;br /&gt; e col web i sensi diventano sei&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/p&gt; &lt;div&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;Creato al Mit il prototipo di un dispositivo, costato 300 euro, capace di farci interagire con gli oggetti in modo &quot;totale&quot;. Come in &quot;Matrix&quot; la realtà virtuale su superfici reali &lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di VITO D'ERI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt; &lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;Un TELEFONINO, una webcam, un mini proiettore e, soprattutto, una connessione web. In tutto 300 euro di spesa, ovvero quanto hanno speso gli studenti e iricercatori del gruppo &quot;Fluid Interfaces&quot; del MIT Media Lab nel Massachusetts per mettere a punto un dispositivo indossabile in grado di trasformare qualsiasi superficie in uno schermo interattivo. Una sorta di senso per l'uomo. Sì, perché lo scopo di questa combinazione hi-tech è quella di fornire un supporto informativo accessorio a quello sviluppato dai cinque sensi, sfruttando l'immenso bacino di informazioni e conoscenze offerto dal web.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ecco come funziona. La fotocamera legge le informazioni di partenza dalla superficie inquadrata; il telefonino, tramite uno speciale software, le elabora con l'ausilio del web, e proietta sempre sulla stessa superficie il risultato delle proprie ricerche. Questo prototipo, frutto di quattro mesi di lavoro, è la versione finale di una soluzione inizialmente basata su un braccialetto in grado di leggere i codici a barre dei prodotti, evolutosi poi in un dispositivo più sofisticato, da indossare a tracolla sopra il petto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Grazie a quattro tappi colorati sulle dita di una mano, i gesti effettuati dall'utente vengono riconosciuti dal dispositivo che li &quot;vede&quot; tramite la webcam e li interpreta come comandi. Ad ogni movimento delle dita, è possibile far corrispondere un diverso comando, e l'effetto finale ricorda molto da vicino quello che, solo in fantascienza, i fratelli Wachowsky avevano immaginato nel loro film culto &quot;Matrix&quot;, con la realtà virtuale proiettata su superfici reali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt; In questo &lt;a href=&quot;http://tv.repubblica.it/copertina/un-pc-come-sesto-senso/29117?video&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;font color=&quot;#990000&quot;&gt;video&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, realizzato dal MIT Media Lab, vengono mostrati una serie di funzioni di questo prototipo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tra tanti c'è, per esempio, la possibilità di &quot;chiedere al telefonino&quot; di scattare una fotografia, semplicemente disegnando un quadrato con le proprie dita intorno all'area interessata; in seguito, utilizzando il proiettore del prototipo sarà possibile riguardare a casa, su un muro o su un foglio bianco, tutte le immagini catturate.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ancora. Per conoscere lo stato del proprio volo o avere maggiori informazioni su un prodotto in vendita in un supermercato, basta semplicemente mostrare al dispositivo la carta di imbarco o l'etichetta del oggetto in acquisto, e questi è in grado di ritrovare tramite web, informazioni utili come eventuali ritardi in partenza o l'ecocompatibilità del prodotto esposto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Naturalmente sono possibili anche operazioni più semplici come controllare l'ora, leggere le email o digitare un numero di telefono per una chiamata vocale. Ma con il prototipo MIT, va detto, assumono un fascino tutto nuovo, visto che l'orologio o la tastiera, entrambi virtuali, vengono proiettati sul nostro polso o sul palmo della mano, e sempre tramite gesti è possibile scegliere di volta in volta l'applicazione da utilizzare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Insomma, massima informazione ed utilità con il minimo sforzo. Sono queste le parole chiave con cui studenti e professori del laboratorio Fluid Interfaces, hanno presentato orgogliosamente il loro prototipo al pubblico, durante il TED (Technology, Entertainment, Design) 2009.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'idea di base è quella di voler fornire agli utenti, nuove interfacce che superino le ristrettezze imposte, in termini di superficie, dagli attuali display, muovendosi sempre più verso un maggior sfruttamento degli spazi su &quot;tre dimensioni&quot;. Se infatti questo è il momento dei display touchscreen, soprattutto per quel che riguarda i cellulari, il futuro vede nel &quot;riconoscimento gestuale&quot; uno dei più accreditati spazi di sviluppo per prodotti commerciali innovativi. Negli ultimi tre anni grandi aziende come Nokia, Sony Ericsson e Samsung, hanno depositato numerosi brevetti di soluzioni che riconoscono il movimento manuale, e lo tramutano in comandi per il cellulare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;Al momento la soluzione del MIT risulta molto immatura per diventare un prodotto commerciale ma stupisce per la sua semplicità (specie nei componenti utilizzati). Traccia però una via da seguire. Pur nel suo essere molto artigianale, presenta degli interessanti spunti sotto l'aspetto delle possibili nuove forme di interazione uomo-macchina ed è un chiaro simbolo dell'attuale trend tecnologico. L'unione tra riconoscimento gestuale e connettività web ci dà un anticipo di futuro. Un futuro nel quale il nostro accesso alle informazioni diventerà sempre più &quot;fisico&quot; e per questo anche più coinvolgente ed efficace.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;8 febbraio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>biologia</category>
<category>fisica</category>
<category>scienza</category>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 09:00:40 +0100</pubDate>
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&lt;table border=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;2&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;content_table&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot; class=&quot;section_data&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;tria&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.ansa.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;tria&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;2009-02-02 20:05&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot; class=&quot;content_title_primopiano&quot;&gt;DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_text_news12&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Enrica Battifoglia&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; ROMA - Sta nascendo in Italia il primo motore alimentato dal movimento dei batteri. E' un motore minuscolo, delle dimensioni di qualche decina di millesimi di millimetro (micron), nel quale minuscole rotelle dentate e asimmetriche, simili a stelle irregolari, sono immerse in una soluzione popolata da batteri: il risultato, tanto sorprendente quanto difficile da raggiungere, è che il movimento caotico e disordinato dei batteri fa ruotare le nano-rotelle in modo perfettamente regolare e ordinato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La fattibilità del nanomotore a batteri è dimostrata, nella rivista scientifica internazionale Physical Review Letters, da Luca Angelani, del laboratorio di Meccanica Statistica e Complessità (Smc) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia del COnsiglio Nazionale delle Ricerche (Infm-Cnr), e da Roberto Di Leonardo e Giancarlo Ruocco, del laboratorio Soft dell'Infm-Cnr. &quot;Quella che abbiamo appena pubblicato è una simulazione numerica, ma stiamo già lavorando alla realizzazione pratica del motore a batteri&quot;, ha detto Ruocco, direttore del dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza. Alla realizzazione del primo dispositivo al mondo azionato da batteri per produrre energia a basso costo, i fisici romani stanno collaborando con Enzo di Fabrizio, dell' università di Catanzaro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &amp;nbsp;&quot;Generare energia a livello del micron non è affatto banale perché nel mondo microscopico i rapporti di forza vengono completamente ribaltati&quot;, rileva Di Leonardo. &quot;Perciò spostarsi su quelle scale richiede strategie diverse e molto più complesse&quot;. Per trovare la soluzione il gruppo italiano ha seguito una doppia strategia: da un lato ha studiato i meccanismi fisici che regolano la propulsione degli organismi viventi, dall'altro ha studiato le caratteristiche dei sistemi fuori dall'equilibrio alla luce della meccanica statistica.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &amp;nbsp;&quot;Il problema - spiega Di Leonardo - era convincere questi motorini a mettersi d'accordo per spingere un oggetto di qualche micron in un movimento definito&quot;. La soluzione è stata progettare nano-rotelle assolutamente asimmetriche, con denti di lunghezze diverse ma orientati nella stessa direzione. Sono di plastica e hanno un diametro di 40-50 micron. Difficile anticipare le possibili applicazioni. Certamente si apre una strada completamente nuova verso la meccanica miniaturizzata. Di certo i motori azionati dai batteri, ipotizzati nel 2006 da ricercatori giapponesi, non sono più una curiosità scientifica e diventano una realtà.&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt; 
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<title>MIDOLLO, TRAPIANTO FRENA DECORSO SCLEROSI MULTIPLA</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2009/01/30/midollo-trapianto-frena-decorso-sclerosi-multipla.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>biologia</category>
<category>chirurgia</category>
<category>farmacologia</category>
<category>genetica</category>
<category>medicina</category>
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<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 09:20:00 +0100</pubDate>
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&lt;table border=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;2&quot; cellspacing=&quot;0&quot; class=&quot;content_table&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot; class=&quot;section_data&quot;&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;tria&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.ansa.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;tria&quot;&gt;»&lt;/span&gt; 2009-01-30 08:00&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td bgcolor=&quot;#F9F9F9&quot; class=&quot;content_title_primopiano&quot;&gt;MIDOLLO, TRAPIANTO FRENA DECORSO SCLEROSI MULTIPLA&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class=&quot;content_text_news12&quot;&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;ROMA&amp;nbsp; - I pazienti con sclerosi multipla possono beneficiare di un autotrapianto di cellule staminali dal midollo osseo: la loro malattia sembra progredire più lentamente o addirittura i sintomi in parte sembrano regredire in seguito al trapianto. Lo dimostra uno studio clinico di fase I/II su 21 pazienti riportato in un articolo che sarà pubblicato online sul numero di marzo di Lancet Neurology e che è stato reso noto da un comunicato diffuso dalla rivista britannica. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune in cui le cellule immunitarie del paziente, le sue difese naturali, 'impazziscono' e cominciano ad attaccare le fibre nervose. Non ci sono terapie risolutive e la malattia peggiora col tempo man mano che il danno alle fibre aumenta. I farmaci usati per rallentare il decorso sono gli immunosoppressori ma spesso cessano di funzionare. Un'alternativa potrebbe essere proprio il trapianto di staminali da midollo: prima si elimina il sistema immunitario compromesso del paziente (come si fa per esempio per la cura di tumori del sangue) poi si ripristina la funzione immunitaria con un trapianto di staminali del midollo osseo del paziente. Le staminali servono a ricostruire un 'nuovo' sistema immunitario 'tollerante' verso il proprio corpo (com'é normalmente negli individui sani) e che non attacchi le fibre nervose. Nei 21 pazienti, tutti giovani e con cinque anni di malattia alle spalle e un livello di disabilità non ancora elevato, il trapianto ha funzionato e in alcuni casi non solo ha rallentato il progredire della malattia ma ha anche migliorato la stessa, permettendo in parte di invertire i sintomi.&lt;/p&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt; 
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<title>Va in banca coi soldi del Monopoli e riesce anche a farseli cambiare</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>curiosità</category>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 10:24:05 +0100</pubDate>
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&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;3&quot; color=&quot;#FF00FF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;Questa è bella davvero!!! Sia per il caso che per l'articolo...&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.repubblica.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Storia ai limiti dell'incredibile in Danimarca: una signora si fa cambiare&lt;br /&gt; allo sportello 190 euro. Il giorno dopo alza la posta ma trova la polizia&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt;&lt;/p&gt; &lt;h1&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;Va in banca coi soldi del Monopoli&lt;/font&gt;&lt;br /&gt; &lt;font size=&quot;5&quot;&gt;e riesce anche a farseli cambiare&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;La banca danese si giustifica: &quot;Sbagliare è umano&quot;&lt;br /&gt; &lt;!-- inizio FIRMA --&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di ALBERTO D'ARGENIO&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h3&gt; &lt;br /&gt; &lt;div style=&quot;display: none&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt; &lt;div style=&quot;display: none; margin: 0px; padding: 0px&quot; id=&quot;searchDiv&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt; &lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;!--end multimedia--&gt; &lt;div id=&quot;testo&quot;&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;b&gt;BRUXELLES&lt;/b&gt; - Se i media hanno conferito ai protagonisti di questa storia la candidatura all'Oscar dei cretini, un motivo ci sarà. Il bancario e la truffatrice sono l'accoppiata di un ridicolo &lt;i&gt;affaire&lt;/i&gt; sul quale, visto il ridotto ammontare in ballo, è lecito ridere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Qualche giorno fa una signora svedese di 61 anni si è presentata allo sportello della Norde bank di Svendborg chiedendo di cambiare le sue corone svedesi per un equivalente di equivalente di circa 190 euro. Fino a qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che i soldi usciti dalla borsetta della cliente erano banconote del Monopoli.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ed eccoci alla prima nomination per il cretino dell'anno: va al cassiere, che senza batter ciglio ha cambiato il denaro e ha salutato la signora svedese, che indisturbata ha lasciato la banca. Ringalluzzita dal successo, oggi la &quot;cliente&quot; si è ripresentata allo stesso sportello sperando di bissare il riuscitissimo blitz.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Questa volta puntando in alto, visto che ha chiesto di cambiare 8.000 corone, circa 750 euro. Peccato che dietro il vetro non ci fosse lo stesso cassiere della sua prima sortita, ma un collega decisamente più sveglio che notato il trucchetto ha chiamato la polizia. E qui arriva la seconda nomination all'oscar dei cretini: se lo guadagna la signora svedese, che sperava di poter ripetere la roccambolesca truffa due volte di fila e invece è finita dietro le sbarre senza nemmeno passare dal via.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Non molto più intelligente la scusa accampata dalla banca truffata: &quot;Sbagliare è umano&quot;, hanno spiegato dai vertici che evidentemente non sapevano che pesci pigliare. La truffatrice, dal canto suo, davanti agli agenti si è giustificata dicendo di essere stata costretta da una terza persona a fare i due &quot;colpi&quot;. E qui scatta la terza candidatura: anche il fantomatico burattinaio, ammesso che esista, si meriterebbe un bel premio per avere pensato di poter riuscire nel suo giochino due volte di fila.&lt;br /&gt; &lt;!--inserto--&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;!--/inserto--&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;28 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2009/01/21/microrobot-chirurgo-nuotera-nelle-arterie.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>chirurgia</category>
<category>medicina</category>
<category>motori</category>
<category>scienza</category>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 10:47:08 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.ansa.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt; » 2009-01-20 09:41&lt;br /&gt; MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt; ROMA - E' stato costruito il primo robot chirurgo così piccolo e nello stesso tempo così potente da nuotare controcorrente all'interno dei vasi sanguigni. E' spinto da un minuscolo motore che funziona con la piezoelettricità, come i comuni accendigas da cucina e gli orologi al quarzo. Di microrobot progettati per entrare nel corpo umano si parla da tempo, ma finora non si era mai riusciti a costruire motori in miniatura e nello stesso tempo abbastanza potenti da compiere lunghi viaggi all'interno del corpo umano.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; A superare l'ostacolo e a costruire il primo motore capace di nuotare all'interno delle arterie è stato il gruppo di James Friend, del laboratorio di Ricerca in Micro e nanofisica dell'australiana Monash University di Melbourne. Il microrobot e il suo minuscolo motore sono descritti sul Journal of Micromechanics and Microengineering. &quot;Abbiamo un motore in grado di nuotare e speriamo di liberarlo entro quest'anno&quot;, afferma Friend, consapevole che il micromotore alimentato come un accendigas potrebbe essere il primo passo verso una chirurgia di nuova generazione, ancora meno invasiva e più precisa di quella esistente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il microrobot chirurgo sembra infatti lo strumento ideale per fare interventi di altissima precisione. La chirurgia mini-invasiva utilizzata attualmente nelle sale operatorie ha permesso di compiere progressi notevoli: con piccole incisioni invece che tagli di grandi dimensioni e con l'aiuto di cateteri e sondini la chirurgia diventa più dolce. Ci sono però limiti che non sono stati ancora superati, come la necessità di muoversi all'interno di arterie molto strette senza danneggiarle. Inoltre i cateteri attuali sono troppo poco mobili per riuscire a raggiungere punti delicati e critici come le arterie cerebrali danneggiate da un ictus.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I motori, spiega Friend, sono finora rimasti indietro lungo la strada della miniaturizzazione per la difficoltà di conciliare le piccolissime dimensione con la potenza necessaria per nuotare controcorrente nel circolo sanguigno. Il gruppo australiano ha puntato sulla piezoelettricità come fonte di energia ottimale per i micromotori. La piezoelettricità è una proprietà di alcuni cristalli di generare una differenza di potenziale elettrico in risposta ad uno stress meccanico. Questa forma di energia è, secondo gli esperti australiani, l'unica capace di conservare la stessa intensità anche in oggetti di piccole dimensioni, come dimostra il micromotore messo a punto in oltre due anni di ricerca. Il dispositivo, di appena un quarto di millimetro, ha la forma di un bastoncello.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nella simulazione grafica pubblicata dalla stessa università, il microrobot viene iniettato nell'arteria femorale e, una volta all'interno del circolo sanguigno, viene liberato dal catetere e spinto dal motorino piezoelettrico che lo accompagna. Da questo momento in poi il microrobot chirurgo nuota in modo autonomo grazie a una coda lunga e sottile che si muove come un'elica e agisce come un propulsore. La telecamera che si trova all'estremità anteriore permette di osservare l'interno dei vasi sanguigni al chirurgo che controlla il dispositivo e che ne guida gli strumenti una volta raggiunta la zona da operare. Il gruppo australiano, che si sente ormai pronto a sperimentare il micromotore &quot;sul campo&quot;, sta ora perfezionando il metodo di assemblaggio e il dispositivo meccanico che ne determina il tipo di movimento.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#00CCFF&quot;&gt;* * * * * * * *&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#3366FF&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;...aggiungerei che la microghirurgia, oltre ad essere più dolce, soprattutto&amp;nbsp;riduce notevolmente il rischio di infezioni&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;right&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#3366FF&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; face=&quot;Comic Sans MS&quot;&gt;AxS&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>Belle, sexy e anche più infedeli. &quot;Dipende da un solo ormone&quot;</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2009/01/14/belle-sexy-e-anche-piu-infedeli-dipende-da-un-solo-ormone.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>chimica</category>
<category>curiosità</category>
<category>natura umana</category>
<category>psicologia</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 19:28:00 +0100</pubDate>
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&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt; &lt;h1 align=&quot;center&quot;&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#FFFFFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;.&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h1 align=&quot;center&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;font color=&quot;#3366FF&quot;&gt;MA PENSA UN PO'....&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt; &lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FFFFFF&quot;&gt;.&lt;/font&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;tratto da: www.repubblica .it&lt;/font&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;font color=&quot;#FFFFFF&quot;&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;h1&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;Belle, sexy e anche più infedeli&lt;br /&gt; &quot;Dipende da un solo ormone&quot;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;Una ricerca texana ha analizzato i livelli di estradiolo di 52 donne tra i 18 e i 30 anni. Se sono alti, l'appagamento diventa difficile. Ma la sessuloga: &quot;I comportamenti sono indotti dall'ambiente&quot; &lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di BENEDETTA PERILLI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h3&gt; &lt;br /&gt; &lt;div style=&quot;display: none&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt; &lt;div style=&quot;display: none; margin: 0px; padding: 0px&quot; id=&quot;searchDiv&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt; &lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;L'HANNO chiamato l'ormone Marilyn Monroe perché, secondo gli scienziati dell'Università del Texas, sarebbe responsabile di alcune caratteristiche fisiche e comportamentali molto simili a quelle della bionda icona americana. L'ormone in questione è l'estradiolo e, se prodotto in alte quantità dal corpo femminile, contribuirebbe a rendere le donne più belle, più sexy e, di contro, anche più infedeli. Ecco una bella ricerca fatta apposta per stimolare i peggiori preconcetti dei maschi. Anzi, ne suggeriamo uno proprio sull'altro sesso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ma parliamo dello studio. Condotto da un team di ricercatori dell'Università del Texas di Austin e diretto da Kristina Durante, ha analizzato i livelli ormonali di 52 donne tra i 18 e i 30 anni tramite il prelievo di un tampone salivare. Successivamente alle donne è stato somministrato un test nel quale veniva chiesto di dare un voto alla percezione di sensualità di se stesse, a quella che gli altri avevano di loro, alla loro motivazione sessuale e ai loro comportamenti all'interno della coppia. Parallelamente allo studio scientifico, i cui risultati sono stati pubblicati sul numero di gennaio della rivista &lt;i&gt;Royal Society Journal Biology Letters&lt;/i&gt;, le donne sono state fotografate e le immagini sono state sottoposte al giudizio di volontari di sesso maschile.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;Le donne con i livelli più alti di estradiolo sono state giudicate molto più attraenti dal punto di vista fisico sia da loro stesse che dagli altri - così Kristina Durante - hanno inoltre dichiarato di passare da un uomo a un altro con maggiore facilità delle altre. Anche in presenza di una relazione fissa&quot;.&lt;br /&gt; &lt;!--inserto--&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;testo&quot;&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt; Lo studio ha fatto emergere che donne con maggiori percentuali di estradiolo non trovano facile appagamento nelle loro storie a lungo termine e non disdegnano di diventare le prede di altri uomini, presumibilmente più attraenti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il coinvolgimento attivo degli estrogeni nel comportamento femminile non è una scoperta nuova e studi precedenti avevano già dimostrato la connessione tra picchi ormonali e scelta di un abbigliamento provocante, o adozione di atteggiamenti pericolosi o sessualmente a rischio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tra gli estrogeni femminili l'estradiolo, quando presente in tassi elevati, sarebbe dunque il principale responsabile di alcuni comportamenti lascivi e, sempre secondo Kristina Durante, &quot;porterebbe le donne a flirtare con molti uomini, e a tradire il partner quando capita 'a tiro' qualche uomo che suggerisce loro messaggi di maggiore mascolinità&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sul rapporto tra ormoni e comportamento femminile Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica dell'Università dell'Aquila, spiega: &quot;Sicuramente la sessualità femminile e i sentimenti della donna sono ormonodipendenti. Basti pensare che nell'80% dei casi gli omicidi per mano di donne avvengono nella loro fase premestruale o che nella fase dell'ovulazione, durante la quale c'è un picco nella produzione di estrogeni, le donne hanno una maggiore tendenza ai rapporti sessuali. È difficile però ricondurre tutto al livello di un solo ormone dato che la sessualità delle donne dipende dagli ormoni in maniera ciclante e molto complessa&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lo stesso ormone sarebbe responsabile anche della tipica forma a clessidra di alcune donne, oltre che di una perfetta simmetria del volto e di seni abbondanti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ma attenzione: secondo Alessandra Graziottin, responsabile del centro di ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, lo studio condotto dall'Università del Texas sarebbe falso: &quot;L'equazione più ormoni più partner che emerge dalla studio è sbagliata. Il livello di estrogeni, che in ciascuna donna è geneticamente programmato, è correlato alla femminilità esaltandone l'attrazione rendendo il corpo più femminile e quindi più predisposto alla riproduzione&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ma per quanto riguarda la fedeltà, non è tutta colpa dell'estradiolo. Sbagliato dunque prendere l'ormone come alibi per i propri comportamenti. &quot;Gli atteggiamenti libertini - aggiunge Alessandra Graziottin - non dipendono dagli estrogeni ma sono indotti dall'ambiente in cui cresciamo&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;Dello stesso parere anche Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia presso l'Università La Sapienza di Roma: &quot;Quello emerso non è un dato scientifico ma sociologico. Gli ormoni hanno una certa rilevanza nel comportamento umano ma un dato in cui si deva ad un solo ormone il condizionamento di alcuni comportamenti sociali non è attendibile&quot;.&lt;br /&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;14 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>casa galleggiante</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>ambiente</category>
<category>cinema e tv</category>
<category>curiosità</category>
<category>NaTuRa</category>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 19:03:00 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#0000FF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;ma perché portare avanti patetiche teorie ambientaliste??? ...ma perché tentare di contrastare interessi economici mondiali per combattere l'effetto serra???? ...ma perché voler insidiare un sistema che ha reso davvero l'uomo il sovrano della terra, tentando di contrastare gli effetti del surriscaldamento della crosta terrestre????? ...perché preoccuparsi dello scioglimento di quegli insignificanti cubetti per aperitivi da orchi????????? ed infine perché l'edilizia deve morire di fronte all'esiguità di un territorio ad alta valenza turistica e con ottime prospettive di investimento ma politicamente confinato, laddove neanche la soluzione 3x2x15 riesce più a risultare soddisfacente, quando semplicemente possiamo inventarci confortevoli versoni supertecnologiche di barche... ops, scusate, case galleggianti!!!!!! nel kit di costruzione troverete anche i listini dei farmaci contro il mal di mare....&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#CC99FF&quot; face=&quot;Comic Sans MS&quot;&gt;&lt;strong&gt;BUON DIVERTIMENTO:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font color=&quot;#99CCFF&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;tratto da:&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.repubblica.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'idea da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola&lt;br /&gt; L'esperto: &quot;Attenzione all'isolamento. La bioarchitettura ha senso se c'è legame col mondo&quot;&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt;&lt;/p&gt; &lt;h1&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;Una casa galleggiante ed ecologica&lt;/font&gt;&lt;br /&gt; &lt;font size=&quot;5&quot;&gt;&quot;Waterpod&quot; nelle acque di NYC&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;!-- inizio FIRMA --&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;di SARA FICOCELLI&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt; &lt;br /&gt; &lt;div style=&quot;display: none&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt; &lt;div style=&quot;display: none; margin: 0px; padding: 0px&quot; id=&quot;searchDiv&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt; &lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;!--end multimedia--&gt; &lt;div&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;SENZA arrivare al catastrofismo di Waterworld, il film con cui nel 1995 Kevin Reynolds descrisse un mondo sommerso dalle acque, gli studiosi parlano ormai da anni delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai. I creatori di Waterpod hanno pensato di dare una risposta all'ansia da surriscaldamento globale e a maggio di quest'anno il primo prototipo sperimentale di abitazione galleggiante sarà pronto e solcherà le acque dell'Hudson River di New York.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Se è vero ciò che dice il direttore dell'Istituto di Potsdam per le ricerche sul clima Hans J. Schellnhuber, i ghiacciai della Groenlandia sarebbero infatti a rischio di scioglimento, tanto che basterebbe che le temperature salissero di 2 gradi per provocare un innalzamento dei mari di 7 metri. Niente di meglio dunque che giocare d'anticipo e prepararsi ad abitare sull'acqua. Senza contare che, innalzamento dei mari o no, queste abitazioni potrebbero venire utilizzate nelle zone a rischio tsunami o come alternativa alla selvaggia cementificazione costiera. Come a dire: se proprio volete la villa al mare, compratevene una che poggi direttamente sull'acqua.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'idea nasce da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola, realizzata su una chiatta industriale impiegando materiali di riciclo come legno, plastica e tessuti. La struttura sarà alimentata da un sistema ibrido solare/eolico e verrà dotata di un impianto per purificare l'acqua, così da destinarla alle coltivazioni verticali e idroponiche di &quot;bordo&quot;. Waterpod è stata concepita anche per ospitare attività artistiche ed eco-iniziative, il tutto all'insegna dell'autosufficienza energetica e del risparmio economico. &lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&quot;Ma non bisogna pensare - spiega Giovanni Sasso, dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura - che tutto stia solo nell'utilizzo di materiali a basso impatto ambientale. La bioarchitettura ha senso quando ha un effetto sociale diffuso, vale a dire quando riesce a creare affezione in chi vive lo spazio abitabile. Solo sentendo proprio il luogo in cui si vive si riesce ad amarlo, a prendersene cura e a rinnovarlo, trasformando la propria casa in un qualcosa che contribuisce a migliorare l'ambiente e la società. Queste case, vere e proprie isole, potrebbero non riuscire a creare questo legame tra chi le utilizza e il resto del mondo&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La piattaforma sperimentale, che misurerà circa 25x8mt, toccherà l'acqua il primo maggio, partendo dal Newtown Creek tra Brooklyn e il Queens per scivolare lungo l'East River, fino al New York Harbor e all'Hudson River. La data è stata scelta in omaggio all'esploratore inglese Henry Hudson, che 400 anni fa, nel 1609, risalì la costa orientale del Nord America, attraversando Manhattan, il Maine e Cape Cod e risalendo per un certo tratto il corso del fiume newyorkese, che da lui prese il nome.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;Con questo progetto - si legge sul sito dedicato al progetto, &lt;a href=&quot;http://www.thewaterpod.org/&quot;&gt;&lt;u&gt;www.thewaterpod.org&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; - speriamo di incoraggiare la crescita e lo sviluppo della società, parallelamente a come noi immaginiamo il futuro da 50 a 100 anni a venire&quot;. La prima cupola misurerà circa 9x6mt e sarà dedicata ad attività artistiche, letture e workshop, la seconda (3x3mt) racchiuderà uno spazio dedicato all'agricoltura verticale e la terza (6x6mt) sarà la zona notte. Tutti i passeggeri verranno direttamente coinvolti nella navigazione e nella mappatura del viaggio, collaborando a migliorare il funzionamento della struttura e ad evidenziarne le falle. In caso di esiti positivi i progettisti sperano di rendere il prototipo disponibile e brevettabile entro tempi estremamente brevi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- do nothing --&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;14 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>Pesci, memoria da elefanti. &quot;Ricordano fino a 5 mesi&quot;</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>curiosità</category>
<category>fauna</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 12:16:25 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#00CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.repubblica.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pesci, memoria da elefanti&lt;br /&gt; &quot;Ricordano fino a 5 mesi&quot;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;Studio israeliano ribalta le credenze suglle capacità mnemoniche degli animali marini. &quot;Potremo creare allevamenti in acqua aperta, a costi inferiori e con vantaggi per l'ambiente&quot; &lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di MARCO PASQUA&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt; &lt;br /&gt; &lt;div style=&quot;display: none&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt; &lt;div style=&quot;display: none; margin: 0px; padding: 0px&quot; id=&quot;searchDiv&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt; &lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;!--end multimedia--&gt; &lt;div id=&quot;testo&quot;&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;NON sarà una memoria da elefanti, ma sicuramente non dura pochi secondi. E' una ricerca di un'università israeliana a sfatare la credenza popolare secondo la quale la memoria dei pesci duri solo una manciata di secondi. Gli scienziati dell'Institute of Technology Technion, di Haifa, hanno, infatti, dimostrato, con un semplice esperimento, che questa può arrivare sino a cinque mesi. Una ricerca che offre anche importanti prospettive relative ad una nuova modalità di allevamento per questo genere di vertebrati.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I ricercatori israeliani hanno preso un gruppo di pesci e li hanno allenati, all'interno della loro struttura, ad associare uno specifico suono al momento in cui ricevono il mangime. Dopo circa un mese di training, li hanno rilasciati in mare aperto. Passati altri quattro mesi, agli stessi pesci è stato fatto risentire il suono associato al cibo: con grande stupore degli scienziati, tutti gli esemplari hanno fatto ritorno nel punto in cui avrebbero ricevuto il loro mangime. Un risultato importante, viene fatto notare dall'università, che potrebbe aprire nuovi orizzonti nell'allevamento ittico praticato nelle zone costiere. Oggi, infatti, si usano spesso delle gabbie, posizionate sott'acqua. &quot;Un metodo diffuso in gran parte del mondo - spiega l'università - anche se è dispendioso, sia per quanto riguarda l'acquisto delle stesse gabbie, che per il costo del lavoro delle persone che le devono monitorare, e, soprattutto, devono dar da mangiare agli animali. Un metodo controverso dal punto di vista dell'inquinamento generato dai pesci, sotto forma di azoto&quot;.&lt;br /&gt; &lt;!--inserto--&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt; Così controverso che in alcune zone costiere questo genere di allevamento è vietato. &quot;Lo scopo della nostra ricerca era quello di offrire una valida alternativa alle gabbie: far crescere i pesci in mare aperto, senza danneggiare l'ambiente e, soprattutto, in modo da non far fuggire questi animali&quot;. Adesso, infatti, basterà allenare i pesci a riconoscere un determinato suono, per poi farli tornare indietro, quando saranno pronti per essere catturati e immessi sul mercato per la vendita. &quot;Tra l'altro questo metodo è molto più economico - dicono i ricercatori, Boaz Zion, Ilan Karplus e Assaf Barki - perché il nutrimento viene reperito in maniera naturale dai pesci stessi&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Già lo scorso anno, una studentessa australiana di 15 anni, Rory Stokes, aveva condotto un esperimento, che aveva permesso di dimostrare che la memoria dei pesci rossi durava fino ad una settimana. La ragazza aveva acceso ogni giorno un piccolo faro lampeggiante nella vaschetta, e subito dopo aveva sparso il mangime attorno al faro. Misurando il tempo che i pesciolini impiegavano a raggiungere il cibo, Rory si era accorta che i suoi animali avevano imparato ad associare la luce alla presenza di cibo, e presto il tempo impiegato per arrivare al faro era passato da un minuto a pochi secondi. Successivamente, la ragazza aveva rimosso per sei giorni il faro dalla vaschetta; quando, il settimo giorno, lo aveva riposizionato al suo interno e lo aveva riacceso, i pesci rossi non avevano esitato a nuotare in quella direzione e a raggiungere la &quot;fonte di cibo&quot;.&lt;br /&gt; &lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;7 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>La casa controllata dal pensiero</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>curiosità</category>
<category>neurologia</category>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 09:55:49 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;tratto da:&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;strong&gt;DOMOTICA&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt;&lt;/strong&gt; &lt;h1&gt;&lt;strong&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;5&quot;&gt;La casa controllata dal pensiero&lt;br /&gt; successo della ricerca italiana&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h1&gt; &lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;La prima abitazione che risponde agli impulsi cerebrali è stata realizzata dalla Fondazione Santa Lucia&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;ROMA&lt;/strong&gt; - Una casa tutta comandata dalla forza del pensiero. Porte che si aprono e si chiudono, luci, tv, stereo ed elettrodomestici che si accendono e si spengono senza usare le mano. Non è fantascienza, ma è frutto di un lavoro italiano, messo a punto nei laboratori della &lt;a href=&quot;http://www.hsantalucia.it/&quot;&gt;&lt;u&gt;Fondazione Santa Lucia&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, dove un gruppo di ricerca, ha fatto fare un importante passo avanti alla &lt;a href=&quot;http://wikipedia.kataweb.it/wiki/Domotica&quot;&gt;&lt;u&gt;domotica&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La prima abitazione controllata dagli impulsi cerebrali è stata realizzata dal team guidato da Fabio Babiloni, dell'università di Roma La Sapienza, già autore della mano robotica che si muove leggendo le istruzioni inviate dal cervello, e da Maria Grazia Marciani, dell'università di Roma Tor Vergata. &quot;Una cuffia munita di elettrodi - spiega Babiloni - permette di captare l'onda P300 emessa dal cervello quando un oggetto cattura la nostra attenzione. Un computer collegato alla cuffia e ai dispositivi elettrici della casa legge l'impulso e invia il comando per azionare un dispositivo o, anche, per far muovere un piccolo robot&quot;. In Italia, aggiunge il ricercatore, il gruppo porta avanti da dieci anni studi di questo tipo il cui scopo è generare nuovi ausili per coloro che, a causa di malattie neurodegenerative o traumatiche, hanno perso del tutto il controllo volontario dei muscoli.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lo sviluppo dell'ambiente domotico intende così mettere a punto una serie di tecnologie, incluse le interfacce fra cervello e computer, in grado di sostituirsi ai nervi periferici e ai muscoli. Il prossimo passo, annuncia Fabio Babiloni è rendere invisibile il sistema, con l'abolizione della cuffia sostituita da piccolissimi elettrodi senza fili incollati sul cuoio capelluto, che comunicano con il computer grazie al sistema wireless. Il progetto, rivela Babiloni, ha catturato l'interesse anche dell'Agenzia Spaziale Europea &quot;per un possibile sviluppo di un ambiente domotico di questo tipo anche nello spazio&quot;.&lt;/p&gt; &lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;/div&gt; &lt;!-- fine TESTO --&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;24 dicembre 2008&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; 
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<title>tAnTi AuGuRi A tUtTi!!!</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>auguri</category>
<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 14:05:03 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;Last Christmas - Wham!&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#FFFFFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; 
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<title>TaNtI aUgUrI a TuTti</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
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<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 12:47:56 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;5&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;TANTI AUGURI&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;font size=&quot;4&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;Simpson&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; 
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<title>Neuroni e nanotubi al carbonio - ecco il cervello ad alta velocità</title>
<link>http://espansione.myblog.it/archive/2008/12/22/neuroni-e-nanotubi-al-carbonio-ecco-il-cervello-ad-alta-velo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>medicina</category>
<category>neurologia</category>
<category>scienza</category>
<category>tecnologia</category>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 08:49:12 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&amp;nbsp;tratto da:&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Neuroni e nanotubi al carbonio&lt;br /&gt; ecco il cervello ad alta velocità&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;&lt;strong&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;Scienziati italiani e svizzeri hanno collegato materiale organico e no ottenendo la trasmissione di dati. In futuro la rete permetterà di bypassare aree cerebrali lesionate&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;ROMA -&lt;/strong&gt; Un cervello iperveloce che scambia informazioni tra aree neurali con prestazioni elevatissime, che tra gli intricati meandri della sua materia grigia nasconde componenti artificiali perfettamente integrate tra i neuroni: non si può non fantasticare su futuri ibridi uomo-macchina di fronte a un esperimento denso di aspettative. Infatti, ricercatori italiani e svizzeri hanno &quot;collegato&quot; ai neuroni nanotubi di carbonio e in questo modo hanno aumentato l'eccitabilità neurale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'invenzione è presentata sulla rivista &lt;i&gt;Nature Nanotechnology&lt;/i&gt; e si deve a Michel Giugliano, prima al Laboratorio di Neural Microcircuitry dell'Ecole Polytechnique Federale di Losanna, Svizzera, oggi all'Università di Anversa, e a Laura Ballerini dell'Università di Trieste presso il centro BRAIN.&lt;br /&gt; I nanotubi di carbonio hanno capacità di condurre elettricità e i neurologi hanno dimostrato che questi materiali possono formare giunzioni strette, un po' come quelle naturali tra cellule, con le membrane dei neuroni. Questo permette di creare collegamenti neurali artificiali e vere e proprie 'scorciatoie' per il passaggio del segnale nervoso, in grado di aumentare l'eccitabilità neurale. L'idea potrebbe essere sfruttata per creare ponti neurali che bypassino traumi o lesioni e interfaccia cervello-computer per neuroprotesi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La fitta foresta di neuroni che compone il nostro sistema nervoso è organizzata in modo tale che ciascun neurone, attraverso ramificazioni cellulari molto intricate, prenda contatti con quelli limitrofi. Questo permette di instaurare una comunicazione tra neuroni e tra aree neurali anche distanti tra loro. La comunicazione sfrutta i segnali elettrici: quando la membrana di un neurone si eccita in risposta a un messaggero chimico esterno inviato da altri neuroni, il treno di impulso elettrico si propaga come un'onda da un'estremità all'altra del corpo del neurone fino alla punta dellassone, il braccio principale del neurone, e induce il rilascio di nuovi messaggeri chimici che vanno a eccitare la membrana di altri neuroni. In questo modo l'impulso elettrico viaggia nel cervello. In caso di lesioni, per esempio a seguito di un ictus o di un trauma, il &quot;viaggio&quot; del messaggio neurale può trovare dei &quot;binari morti&quot; e fermarsi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati per ripristinare la linea neurale e bypassare zone lesionate. Potrebbero accorciare i collegamenti e quindi accelerare il viaggio dell'impulso elettrico, potenziandone l'effetto. Non solo, anche le interfaccia macchina-cervello cui oggi sono rivolti gli occhi di tanti che, vittime di lesioni, non possono più comandare i muscoli, potrebbero essere costruite utilizzando i nanotubi sull'ultimo tratto di collegamento al cervello, piuttosto che i classici elettrodi in metallo usati oggi.&lt;br /&gt; Il nanotubo in carbonio si adatterebbe molto meglio a questo compito, in quanto si dimostra più capace di connettersi e formare giunzioni più &quot;naturali&quot; con la membrana del neurone.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;I risultati riportati nel nostro lavoro - spiegano gli autori nell'articolo - indicano che i nanotubi potrebbero influenzare l'elaborazione neurale dell'informazione&quot;; aumentando le conoscenze sul funzionamento delle reti ibride neuroni-nanotubi, si potrebbero aprire le porte allo sviluppo di materiali &quot;intelligenti&quot; per la riorganizzazione di sinapsi all'interno di una rete neurale.&lt;/p&gt; &lt;!-- fine TESTO --&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;21 dicembre 2008&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
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<title>SONNAMBULA SCRIVE DA PC, NASCE 'ZZZ-MAIL'</title>
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<author>noreply@myblog.it (auroraxspirit)</author>
<category>curiosità</category>
<category>farmacologia</category>
<category>medicina</category>
<category>natura umana</category>
<category>neurologia</category>
<category>psichiatria</category>
<category>psicologia</category>
<category>scienza</category>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 13:12:47 +0100</pubDate>
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&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;tratto da:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/&quot;&gt;&lt;font size=&quot;2&quot; color=&quot;#99CCFF&quot; face=&quot;comic sans ms,sand&quot;&gt;&lt;strong&gt;www.ansa.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; » 2008-12-15 16:41&lt;br /&gt; SONNAMBULA SCRIVE DA PC, NASCE 'ZZZ-MAIL'&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; ROMA - Sono sempre una sorpresa i comportamenti dei sonnambuli. L'ultimo caso, oggetto anche di studio medico, è quello di una donna che mentre dormiva profondamente è riuscita a inviare delle email ad alcuni amici, chiedendogli di portare vino e caviale. I dottori l'hanno classificato come il primo caso finora segnalato di 'zzz-mail', come riporta la rivista 'Sleep medicine'.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Protagonista di questo singolare episodio, riportato dal Daily Mail, è stata una donna di 44 anni, che addormentatasi circa alle 22, si è alzata due ore dopo, camminando fino al computer situato nella stanza accanto. Dopo averlo acceso e connesso a internet, è riuscita a introdurre username e password nel suo profilo, scrivere e inviare ben tre email, anche se composte modo un po' strano. In una ad esempio era scritto &quot;vieni domani e sistema quel diavolo di buco. Cena e drink alle 16. Porta vino e caviale solamente&quot;. Un comportamento definito dai ricercatori &quot;insolito&quot; e &quot;complesso, perché richiede una coordinazione dei movimenti finora mai osservata prima nei sonnambuli&quot;. La stessa donna è rimasta scioccata dopo aver visto le email spedite, di cui non ricordava niente. Era la prima volta per lei, non avendo mai avuto nell'infanzia episodi di sonnambulismo o incubi notturni. Un'ipotesi avanzata è che a scatenare la 'scrittura notturna' sia stata una prescrizione medica, anche se le cause del fenomeno rimangono tuttora poco chiare. 
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