27/02/2009

La vendetta degli scarabocchi

Si, io sono quel tipo di persona...

ne faccio a fiumi!!!

tratto da: www.repubblica.it

La vendetta degli scarabocchi
aiutano a concentrarsi di più

Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

 

LONDRA - Siete il genere di persona che alle riunioni con il capufficio, oppure in classe mentre il prof fa lezione, o nelle telefonate in cui c'è più da ascoltare che da parlare, prende in mano una penna o una matita e scarabocchia distrattamente ghirigori su un foglio di carta? Be', se il capufficio, il prof o chiunque altro vi sorprende in flagrante, se ne esce con frasi del tipo "smettila di distrarti a quel modo e presta attenzione a ciò che dico", adesso potete zittirlo con il supporto della scienza: spiegando che riuscite a stare attenti proprio grazie a quei disegnini senza senso.

Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l'esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.

Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell'esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.

"Se una persona svolge un'attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti", commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell'università di Plymouth. "E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo".
In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.

Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, "Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio", sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, www.swarmsketch.com, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, "I disegni dell'inconscio", gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d'animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d'uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un'oasi di pace, chi fa schizzi di un'automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.

Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l'uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l'animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d'autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.

(27 febbraio 2009)

14/01/2009

Belle, sexy e anche più infedeli. "Dipende da un solo ormone"

 MA PENSA UN PO'....

.tratto da: www.repubblica .it 

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Belle, sexy e anche più infedeli
"Dipende da un solo ormone"

Una ricerca texana ha analizzato i livelli di estradiolo di 52 donne tra i 18 e i 30 anni. Se sono alti, l'appagamento diventa difficile. Ma la sessuloga: "I comportamenti sono indotti dall'ambiente" di BENEDETTA PERILLI


L'HANNO chiamato l'ormone Marilyn Monroe perché, secondo gli scienziati dell'Università del Texas, sarebbe responsabile di alcune caratteristiche fisiche e comportamentali molto simili a quelle della bionda icona americana. L'ormone in questione è l'estradiolo e, se prodotto in alte quantità dal corpo femminile, contribuirebbe a rendere le donne più belle, più sexy e, di contro, anche più infedeli. Ecco una bella ricerca fatta apposta per stimolare i peggiori preconcetti dei maschi. Anzi, ne suggeriamo uno proprio sull'altro sesso.

Ma parliamo dello studio. Condotto da un team di ricercatori dell'Università del Texas di Austin e diretto da Kristina Durante, ha analizzato i livelli ormonali di 52 donne tra i 18 e i 30 anni tramite il prelievo di un tampone salivare. Successivamente alle donne è stato somministrato un test nel quale veniva chiesto di dare un voto alla percezione di sensualità di se stesse, a quella che gli altri avevano di loro, alla loro motivazione sessuale e ai loro comportamenti all'interno della coppia. Parallelamente allo studio scientifico, i cui risultati sono stati pubblicati sul numero di gennaio della rivista Royal Society Journal Biology Letters, le donne sono state fotografate e le immagini sono state sottoposte al giudizio di volontari di sesso maschile.

"Le donne con i livelli più alti di estradiolo sono state giudicate molto più attraenti dal punto di vista fisico sia da loro stesse che dagli altri - così Kristina Durante - hanno inoltre dichiarato di passare da un uomo a un altro con maggiore facilità delle altre. Anche in presenza di una relazione fissa".

Lo studio ha fatto emergere che donne con maggiori percentuali di estradiolo non trovano facile appagamento nelle loro storie a lungo termine e non disdegnano di diventare le prede di altri uomini, presumibilmente più attraenti.

Il coinvolgimento attivo degli estrogeni nel comportamento femminile non è una scoperta nuova e studi precedenti avevano già dimostrato la connessione tra picchi ormonali e scelta di un abbigliamento provocante, o adozione di atteggiamenti pericolosi o sessualmente a rischio.

Tra gli estrogeni femminili l'estradiolo, quando presente in tassi elevati, sarebbe dunque il principale responsabile di alcuni comportamenti lascivi e, sempre secondo Kristina Durante, "porterebbe le donne a flirtare con molti uomini, e a tradire il partner quando capita 'a tiro' qualche uomo che suggerisce loro messaggi di maggiore mascolinità".

Sul rapporto tra ormoni e comportamento femminile Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica dell'Università dell'Aquila, spiega: "Sicuramente la sessualità femminile e i sentimenti della donna sono ormonodipendenti. Basti pensare che nell'80% dei casi gli omicidi per mano di donne avvengono nella loro fase premestruale o che nella fase dell'ovulazione, durante la quale c'è un picco nella produzione di estrogeni, le donne hanno una maggiore tendenza ai rapporti sessuali. È difficile però ricondurre tutto al livello di un solo ormone dato che la sessualità delle donne dipende dagli ormoni in maniera ciclante e molto complessa".

Lo stesso ormone sarebbe responsabile anche della tipica forma a clessidra di alcune donne, oltre che di una perfetta simmetria del volto e di seni abbondanti.

Ma attenzione: secondo Alessandra Graziottin, responsabile del centro di ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, lo studio condotto dall'Università del Texas sarebbe falso: "L'equazione più ormoni più partner che emerge dalla studio è sbagliata. Il livello di estrogeni, che in ciascuna donna è geneticamente programmato, è correlato alla femminilità esaltandone l'attrazione rendendo il corpo più femminile e quindi più predisposto alla riproduzione".

Ma per quanto riguarda la fedeltà, non è tutta colpa dell'estradiolo. Sbagliato dunque prendere l'ormone come alibi per i propri comportamenti. "Gli atteggiamenti libertini - aggiunge Alessandra Graziottin - non dipendono dagli estrogeni ma sono indotti dall'ambiente in cui cresciamo".

Dello stesso parere anche Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia presso l'Università La Sapienza di Roma: "Quello emerso non è un dato scientifico ma sociologico. Gli ormoni hanno una certa rilevanza nel comportamento umano ma un dato in cui si deva ad un solo ormone il condizionamento di alcuni comportamenti sociali non è attendibile".

(14 gennaio 2009)

16/12/2008

SONNAMBULA SCRIVE DA PC, NASCE 'ZZZ-MAIL'

tratto da: www.ansa.it


» 2008-12-15 16:41
SONNAMBULA SCRIVE DA PC, NASCE 'ZZZ-MAIL'

ROMA - Sono sempre una sorpresa i comportamenti dei sonnambuli. L'ultimo caso, oggetto anche di studio medico, è quello di una donna che mentre dormiva profondamente è riuscita a inviare delle email ad alcuni amici, chiedendogli di portare vino e caviale. I dottori l'hanno classificato come il primo caso finora segnalato di 'zzz-mail', come riporta la rivista 'Sleep medicine'.

Protagonista di questo singolare episodio, riportato dal Daily Mail, è stata una donna di 44 anni, che addormentatasi circa alle 22, si è alzata due ore dopo, camminando fino al computer situato nella stanza accanto. Dopo averlo acceso e connesso a internet, è riuscita a introdurre username e password nel suo profilo, scrivere e inviare ben tre email, anche se composte modo un po' strano. In una ad esempio era scritto "vieni domani e sistema quel diavolo di buco. Cena e drink alle 16. Porta vino e caviale solamente". Un comportamento definito dai ricercatori "insolito" e "complesso, perché richiede una coordinazione dei movimenti finora mai osservata prima nei sonnambuli". La stessa donna è rimasta scioccata dopo aver visto le email spedite, di cui non ricordava niente. Era la prima volta per lei, non avendo mai avuto nell'infanzia episodi di sonnambulismo o incubi notturni. Un'ipotesi avanzata è che a scatenare la 'scrittura notturna' sia stata una prescrizione medica, anche se le cause del fenomeno rimangono tuttora poco chiare.

12/12/2008

"Lo zucchero come una droga"

tratto da repubblica.it

Una ricerca dimostra che assumere il dolcificante in dosi massicce provoca dipendenza
L'esperimento è stato condotto su cavie ma, secondo gli esperti, il meccanismo è identico sull'uomo

"Lo zucchero come una droga"
Crisi d'astinenza per i casi gravi

di SARA FICOCELLI

Altro che semplici golosi: uno studio dell'Università di Princeton, nel New Jersey, dimostra che molti "golosi" sono in realtà tossici perché lo zucchero - a quanto pare - provoca dipendenza. Sembra una curiosità ma questa dei ricercatori di Princeton è una scoperta, importante per il mondo scientifico perché conferma ciò che molte persone a dieta sospettavano da tempo: lo zucchero è una specie di droga.

Secondo il neuroscienziato Bart Hoebel, abbuffarsi di zucchero può infatti avere effetti sul cervello molto simili a quelli provocati da un abuso di sostanze stupefacenti. Il ricercatore ha presentato i risultati della sua analisi al meeting del College americano di Neuropsicofarmacologia a Scottsdale, in Arizona: lo studio è stato svolto utilizzando delle cavie e somministrando loro dosi elevate di acqua zuccherata ogni giorno, dopo che avevano passato la notte a digiuno. Nel giro di tre settimane, gli animali hanno cominciato a dare segni di impazienza e frenesia, mostrando insomma un comportamento simile a quello dei tossicodipendenti in crisi di astinenza. "Rimanevano a lungo desiderosi di ricevere una nuova "dose", erano incontrollabili", ha spiegato Hoebel.

L'esperimento ha mostrato negli animali un aumento nel cervello della dopamina. "E' una sostanza che si trova nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa - ha detto Hoebel - e si sa da tempo che l'abuso di droghe fa aumentare il rilascio di dopamina in questa parte del cervello: in questo caso abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo stesso modo".

In un altro esperimento le cavie, dopo essere state nutrite per un periodo a base di zucchero, sono state costrette a passare alcune settimane senza più riceverne. Quando la sostanza veniva reinserita nell'alimentazione, ne consumavano molta più di prima. A un certo punto gli scienziati hanno deciso di variare sostituendo l'acqua zuccherata con dell'alcol e hanno notato che quelle nutrite con lo zucchero ne bevevano più di quanto avrebbe fatto un topo normale. "Ancora non sappiamo come reagiscono gli esseri umani - ha concluso l'autore dello studio - Ma quel che è certo è che esiste un nesso tra la dipendenza da sostanze stupefacenti e lo sviluppo di un desiderio morboso di dolcificante".

Secondo il professor Pierfranco Spano, docente di farmacologia e tossicologia presso l'Università degli Studi di Brescia, è comunque plausibile che lo zucchero provochi dipendenza anche su di noi. "I cosiddetti sistemi di ricompensa che abbiamo nel cervello, dalla medicina anglosassone definiti "rewarding system", mediano gli effetti di tutte le sostanze da abuso. Esiste cioè una partecipazione di sistemi cerebrali in cui la master key è la dopamina. Si tratta in genere di comportamenti appetitivi che partono dal masencefalo e arrivano nel nucleus accumbens, una parte del cervello a sua volta suddivisa in due zone, la cosiddetta "shell". Questa "conchiglia" si accende in caso di desiderio o di previsione di ricompensa". Il professore precisa anche che in campo scientifico esistono i cosiddetti "gradini di rigore dimostrativo": a volte cioè vengono fatte delle scoperte fondamentali e in un secondo momento vengono costruite le teorie, in modo tale che, come diceva Popper, la prova non possa essere confutata. A questa scoperta, insomma, manca una teoria di supporto, ma il primo passo è stato fatto e si tratta di un gradino importante. "I geni e lo sviluppo postnatale - conclude Spano - indirizzano a lungo andare le persone verso alcol, zucchero o cocaina. La "scelta" dell'oggetto della dipendenza viene fatta in base all'esperienza e alla predisposizione personale: ed è su questo fronte che la scienza sta maggiormente indagando".

Sembra comunque che affinché il meccanismo di dipendenza si attivi sia necessario assumere dosi massicce di zuccheri. Dunque non preoccupatevi se amate il dessert di fine pasto, non andrete in crisi d'astinenza. Anzi, gli esperti consigliano di non rinunciare affatto ad alcuni prodotti dolciari, che oltre che dare energia fanno bene alla salute. Secondo una ricerca dei laboratori di ricerca dell'Università Cattolica di Campobasso in collaborazione con l'Istituto dei Tumori di Milano, 6,7 grammi di cioccolato al giorno rappresentano infatti la quantità ideale per proteggerci da infiammazioni e malattie cardiovascolari. E sempre un'altra ricerca nostrana, condotta quest'anno dall'Istituto di Neuroscienze del CNR di Cagliari, si è concentrata su "cioccolismo" (dall'inglese chocoholism), ovvero la dipendenza da cioccolato. "Anche se poco conosciuto - ha spiegato Giancarlo Colombo, ricercatore In-Cnr - si tratta di un fenomeno di dimensioni sorprendentemente ampie nei paesi occidentali. Fonti americane indicano che ad essere colpite maggiormente sono le donne, nella misura del 40%, mentre la popolazione maschile è coinvolta per il 15%".

La scoperta di Hoebel rappresenta dunque la quadratura del cerchio di tutta una serie di studi e potrebbe avere risvolti importanti per le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, come binge eating (crisi da alimentazione incontrollata) o bulimia.

(11 dicembre 2008)

27/11/2008

Anoressia, Meloni: al via lotta online

 tratto da: www.ansa.it

» 2008-11-27 15:08

Anoressia, Meloni: al via lotta online

 

ROMA - "Sono circa 300mila i siti internet in Italia che inneggiano all'anoressia. Un fenomeno dilagante e preoccupante su cui il Governo ha deciso di intervenire su più fronti, tentando di offrire un'alternativa, proprio nella rete, con notizie positive date da esperti nel linguaggio adoperato dai giovani, come email, chat e forum". E' quanto ha detto Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, alla presentazione del sito 'Timshel' contro anoressia e bulimia, frutto di un progetto congiunto del ministero del Welfare, della Gioventù e dell' ospedale pediatrico Bambin Gesù. "Si tratta di un progetto che era già stato incardinato dal precedente Governo - ha spiegato Meloni - nell'ambito del protocollo Guadagnare salute, e che noi abbiamo deciso di portare avanti per far fronte a un problema dilagante. Abbiamo scelto internet perché è proprio lì che il fenomeno sta assumendo le sue dimensioni più preoccupanti". Uno dei problemi su cui il Governo vuole intervenire è quello di impedire la nascita di questi siti internet 'pro-ana', "che per un vuoto normativo sono ancora legali nel nostro Paese - ha concluso - si tratta di un problema cui stanno lavorando tutti in Europa. Come strumenti cui il Governo sta pensando ci può essere o una proposta di legge o un regolamento interpretativo di norme già esistenti".

FAZIO, DANZA E GINNASTICA SPORT PIU' RISCHIOSI

Lo sport è senz'altro una cosa positiva e può "rappresentare una medicina per la maggior parte delle persone. Ma vi è una sottopopolazione, soprattutto femminile, per cui rappresenta un fattore di rischio. In particolare per quelle discipline, come danza e ginnastica artistica, dove si richiede un controllo del peso costante". A rilevarlo è Ferruccio Fazio, sottosegretario al Welfare, durante la presentazione di un portale web sui disturbi alimentari, realizzato in collaborazione con il ministero della Gioventù e l'ospedale pediatrico Bambin Gesù. Proprio per questo motivo il Governo, nell'ambito delle azioni intraprese contro il diffondersi di anoressia e bulimia, ha avviato alcune iniziative su tale fronte. "La danza rappresenta senz'altro uno degli ambienti più a rischio - ha spiegato Fazio - per l'insorgenza di disturbi alimentari. Abbiamo avviato un progetto di sensibilizzazione degli operatori di questo mondo nella regione Piemonte, e un progetto di formazione per gli istruttori sportivi che lavorano con i giovani nell'ambito della ginnastica artistica, il nuoto e le palestre nella provincia di Milano". Tra gli altri sport che possono essere un bacino di rischio per i disturbi alimentari, ha aggiunto Laura Dalla Ragione, coordinatrice del comitato congiunto tra ministero del Welfare e della Gioventù, "vi sono l'atletica leggera e il ciclismo, che spingono ad un'ossessione per la forma muscolare, soprattutto tra i maschi".

 

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Sinceramente mi sembra che non sia stato centrato molto il problema....

30/10/2008

CERVELLO, SCOPERTE AREE DOVE NASCE ODIO

tratto da: www.ansa.it

CERVELLO, SCOPERTE AREE DOVE NASCE ODIO

 

ROMA  - Che ci piaccia o no, l'odio è un sentimento tipico della natura umana che affonda le proprie radici nel profondo del nostro cervello: ora sono stati mappati i 'centri dell'odio', diverse regioni neurali non solo della sub-corteccia, sede più primitiva ed istintiva dell'emotività, ma anche della corteccia, fulcro di pensiero, ragione, azione. Resa nota sulla rivista PLoS One, la mappatura dei 'circuiti dell'odio' è stata eseguita per la prima volta da Semir Zeki e John Romaya del Wellcome Laboratory of Neurobiology presso la University College Londra. Si tratta degli stessi ricercatori che avevano individuato il 'nido' neurale dell'amore romantico in un precedente studio.

I circuiti neurali dell'odio si accendono quando proviamo questo sentimento per qualcuno o qualcosa e si attivano tanto più intensamente quanto più forte è il sentimento d'odio provato, ha spiegato Zeki, che adesso si accinge a studiare l'odio verso gruppi di persone (ad esempio l'odio razziale, politico o di genere). I neurologi hanno esaminato con la risonanza magnetica l'attività cerebrale di volontari nell'atto di osservare in fotografia una persona da loro odiata.

Alla vista dell'oggetto del proprio odio, nel loro cervello si 'accendono' le aree putamen e insula, implicati l'uno nel senso del disgusto e del disprezzo, l'altra nell'elaborazione dei diversi stati emotivi. Inoltre, e a differenza dell'amore romantico, il sentimento d'odio innesca anche l'attività di centri della corteccia, sede del pensiero razionale, del controllo dei movimenti, della pianificazione, mentre l'amore romantico è molto più irrazionale e l'innamorato che lo provi presenta deattivazione di queste regioni corticali. Infine, poiché l'attivazione dei centri dell'odio è tanto più intensa quanto maggiore è l'odio che i volontari dichiaravano di provare per le persone in foto, secondo Zeki l'uso della risonanza potrebbe essere utile in ambito forense per la risoluzione di casi criminali.

06/10/2008

Superstiziosi, cioè molto stressati

tratto da: www.repubblica.it

Uno studio svela il legame tra meccanismi di autodifesa e credenze irrazionali
Anche paranoia e teorie cospiratorie sarebbero dettate dal disagio personale

Superstiziosi, cioè molto stressati
si tocca ferro per sentirsi più sicuri

di SARA FICOCELLI

Un corno rosso
amuleto contro la jella

SE credete che lo specchio che avete rotto vi porterà sette anni di sfortuna, se evitate di salutare due volte la stessa persona prima di partire per un viaggio e se in macchina inchiodate quando un gatto nero attraversa la strada, probabilmente siete solo molto stressati. La superstizione, ovvero la convinzione che gli eventi futuri possano essere influenzati dai nostri comportamenti senza una particolare relazione causale, secondo uno studio statunitense sarebbe direttamente legata allo stress. Nei momenti di difficoltà, il nostro cervello costruirebbe una rete di micro-riti quotidiani, nell'illusione di recuperare il controllo della situazione.

Il legame fra stress e superstizione emerge dai risultati di uno studio condotto dai ricercatori Adam Galinsky, della Northwestern University di Evanston, nell'Illinois, e Jennifer Whitson, dell'ateneo del Texas, ad Austin. "Per le persone è fondamentale avere in mano le redini della propria vita - spiega Galinsky, che insegna Etica e decisione presso la facoltà di Economia - quando questo controllo viene meno, il nostro cervello cerca di ripristinare la situazione attraverso una sorta di ginnastica mentale".

Un filo chiamato autodifesa legherebbe dunque la tradizione di non sistemare il letto in modo tale che i pedi siano rivoltti verso la porta a quella di mettere una monetina tra le fondamenta di una casa in costruzione. La ricerca ha analizzato questi meccanismi di autosuggestione e paranoia attraverso sei esperimenti, ottenendo in tutti i casi risultati simili.

I volontari sono stati divisi per gruppi in base alle esperienze vissute di recente e invitati, ad esempio, a guardare delle immagini sfumate o dai contorni poco definiti. Il 95% degli appartenenti al gruppo delle persone "serene" ha identificato senza nessun problema gli oggetti ritratti, mentre il 43% dell'altro campione, volontari per lo più stressati o reduci da periodi difficili, ha visto cose che non avevano nulla a che fare con quelle ritratte nelle istantanee. Facce, grafici di mercati finanziari e altre figure immaginarie. Ciascuno, insomma, in quelle sagome ha visto ritratti i propri fantasmi.


"La sensazione di insicurezza - spiega la Whitson, che ha seguito lo studio per la propria tesi di dottorato in Economia e Management - crea spesso un bisogno viscerale di rimettere tutto in ordine, anche se soltanto in modo immaginario". La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, rappresenta la prima conferma scientifica del link tra disagio personale e meccanismi mentali quali superstizione, teorie cospiratorie, rituali pagani e in alcuni casi appartenenti anche alla religione tradizionale.

Quotidiani come il New York Times e il Chicago Tribune hanno commentato la notizia mettendo in relazione lo stress emotivo ed economico legato all'attuale crisi finanziaria e all'attacco dell'11 settembre con le varie teorie cospiratorie che hanno attraversato l'opinione pubblica. Un legame sottolineato dalla stessa Whitson nel corso della ricerca: "Molto spesso le persone che aderiscono a teorie cospiratorie sono quelle che hanno meno controllo sulla propria vita o che avvertono di averlo perso. E' un link automatico: l'insicurezza ci porta a vedere nemici dappertutto e a rifugiarci in un mondo parallelo, del tutto personale".

Teorie cospiratorie a parte, è comunque un dato di fatto che molte persone continuano a credere in qualcosa di irrazionale. Numerose ricerche sugli animali, da quelle dello psicologo americano B. F. Skinner, che studiò la "Superstizione nel piccione", a quelle sulla microdialisi cerebrale condotte dalle Università di Torino e Firenze, hanno evidenziato che questo atteggiamento mentale riguarda tutte le specie viventi e si è conservato nel corso del nostro processo evolutivo adattandosi alla cultura del tempo. L'etologo Danilo Mainardi, nel suo libro L'animale irrazionale, sostiene che la capacità di credere nell'irrazionale rappresenti comunque un vantaggio per la sopravvivenza della specie umana. La superstizione, nella giusta misura, può essere insomma un modo come un altro per affrontare una vita imprevedibile.

(6 ottobre 2008)