09/02/2009

Cellulare, webcam e proiettore e col web i sensi diventano sei

tratto da: www.repubblica.it 

Cellulare, webcam e proiettore
e col web i sensi diventano sei

Creato al Mit il prototipo di un dispositivo, costato 300 euro, capace di farci interagire con gli oggetti in modo "totale". Come in "Matrix" la realtà virtuale su superfici reali di VITO D'ERI

Un TELEFONINO, una webcam, un mini proiettore e, soprattutto, una connessione web. In tutto 300 euro di spesa, ovvero quanto hanno speso gli studenti e iricercatori del gruppo "Fluid Interfaces" del MIT Media Lab nel Massachusetts per mettere a punto un dispositivo indossabile in grado di trasformare qualsiasi superficie in uno schermo interattivo. Una sorta di senso per l'uomo. Sì, perché lo scopo di questa combinazione hi-tech è quella di fornire un supporto informativo accessorio a quello sviluppato dai cinque sensi, sfruttando l'immenso bacino di informazioni e conoscenze offerto dal web.

Ecco come funziona. La fotocamera legge le informazioni di partenza dalla superficie inquadrata; il telefonino, tramite uno speciale software, le elabora con l'ausilio del web, e proietta sempre sulla stessa superficie il risultato delle proprie ricerche. Questo prototipo, frutto di quattro mesi di lavoro, è la versione finale di una soluzione inizialmente basata su un braccialetto in grado di leggere i codici a barre dei prodotti, evolutosi poi in un dispositivo più sofisticato, da indossare a tracolla sopra il petto.

Grazie a quattro tappi colorati sulle dita di una mano, i gesti effettuati dall'utente vengono riconosciuti dal dispositivo che li "vede" tramite la webcam e li interpreta come comandi. Ad ogni movimento delle dita, è possibile far corrispondere un diverso comando, e l'effetto finale ricorda molto da vicino quello che, solo in fantascienza, i fratelli Wachowsky avevano immaginato nel loro film culto "Matrix", con la realtà virtuale proiettata su superfici reali.

In questo video, realizzato dal MIT Media Lab, vengono mostrati una serie di funzioni di questo prototipo.

Tra tanti c'è, per esempio, la possibilità di "chiedere al telefonino" di scattare una fotografia, semplicemente disegnando un quadrato con le proprie dita intorno all'area interessata; in seguito, utilizzando il proiettore del prototipo sarà possibile riguardare a casa, su un muro o su un foglio bianco, tutte le immagini catturate.

Ancora. Per conoscere lo stato del proprio volo o avere maggiori informazioni su un prodotto in vendita in un supermercato, basta semplicemente mostrare al dispositivo la carta di imbarco o l'etichetta del oggetto in acquisto, e questi è in grado di ritrovare tramite web, informazioni utili come eventuali ritardi in partenza o l'ecocompatibilità del prodotto esposto.

Naturalmente sono possibili anche operazioni più semplici come controllare l'ora, leggere le email o digitare un numero di telefono per una chiamata vocale. Ma con il prototipo MIT, va detto, assumono un fascino tutto nuovo, visto che l'orologio o la tastiera, entrambi virtuali, vengono proiettati sul nostro polso o sul palmo della mano, e sempre tramite gesti è possibile scegliere di volta in volta l'applicazione da utilizzare.

Insomma, massima informazione ed utilità con il minimo sforzo. Sono queste le parole chiave con cui studenti e professori del laboratorio Fluid Interfaces, hanno presentato orgogliosamente il loro prototipo al pubblico, durante il TED (Technology, Entertainment, Design) 2009.

L'idea di base è quella di voler fornire agli utenti, nuove interfacce che superino le ristrettezze imposte, in termini di superficie, dagli attuali display, muovendosi sempre più verso un maggior sfruttamento degli spazi su "tre dimensioni". Se infatti questo è il momento dei display touchscreen, soprattutto per quel che riguarda i cellulari, il futuro vede nel "riconoscimento gestuale" uno dei più accreditati spazi di sviluppo per prodotti commerciali innovativi. Negli ultimi tre anni grandi aziende come Nokia, Sony Ericsson e Samsung, hanno depositato numerosi brevetti di soluzioni che riconoscono il movimento manuale, e lo tramutano in comandi per il cellulare.

Al momento la soluzione del MIT risulta molto immatura per diventare un prodotto commerciale ma stupisce per la sua semplicità (specie nei componenti utilizzati). Traccia però una via da seguire. Pur nel suo essere molto artigianale, presenta degli interessanti spunti sotto l'aspetto delle possibili nuove forme di interazione uomo-macchina ed è un chiaro simbolo dell'attuale trend tecnologico. L'unione tra riconoscimento gestuale e connettività web ci dà un anticipo di futuro. Un futuro nel quale il nostro accesso alle informazioni diventerà sempre più "fisico" e per questo anche più coinvolgente ed efficace.

(8 febbraio 2009)

03/02/2009

DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI

tratto da: www.ansa.it

 2009-02-02 20:05

DALL'ITALIA IL PRIMO MOTORE A BATTERI
di Enrica Battifoglia

ROMA - Sta nascendo in Italia il primo motore alimentato dal movimento dei batteri. E' un motore minuscolo, delle dimensioni di qualche decina di millesimi di millimetro (micron), nel quale minuscole rotelle dentate e asimmetriche, simili a stelle irregolari, sono immerse in una soluzione popolata da batteri: il risultato, tanto sorprendente quanto difficile da raggiungere, è che il movimento caotico e disordinato dei batteri fa ruotare le nano-rotelle in modo perfettamente regolare e ordinato.

La fattibilità del nanomotore a batteri è dimostrata, nella rivista scientifica internazionale Physical Review Letters, da Luca Angelani, del laboratorio di Meccanica Statistica e Complessità (Smc) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia del COnsiglio Nazionale delle Ricerche (Infm-Cnr), e da Roberto Di Leonardo e Giancarlo Ruocco, del laboratorio Soft dell'Infm-Cnr. "Quella che abbiamo appena pubblicato è una simulazione numerica, ma stiamo già lavorando alla realizzazione pratica del motore a batteri", ha detto Ruocco, direttore del dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza. Alla realizzazione del primo dispositivo al mondo azionato da batteri per produrre energia a basso costo, i fisici romani stanno collaborando con Enzo di Fabrizio, dell' università di Catanzaro.

 "Generare energia a livello del micron non è affatto banale perché nel mondo microscopico i rapporti di forza vengono completamente ribaltati", rileva Di Leonardo. "Perciò spostarsi su quelle scale richiede strategie diverse e molto più complesse". Per trovare la soluzione il gruppo italiano ha seguito una doppia strategia: da un lato ha studiato i meccanismi fisici che regolano la propulsione degli organismi viventi, dall'altro ha studiato le caratteristiche dei sistemi fuori dall'equilibrio alla luce della meccanica statistica.

 "Il problema - spiega Di Leonardo - era convincere questi motorini a mettersi d'accordo per spingere un oggetto di qualche micron in un movimento definito". La soluzione è stata progettare nano-rotelle assolutamente asimmetriche, con denti di lunghezze diverse ma orientati nella stessa direzione. Sono di plastica e hanno un diametro di 40-50 micron. Difficile anticipare le possibili applicazioni. Certamente si apre una strada completamente nuova verso la meccanica miniaturizzata. Di certo i motori azionati dai batteri, ipotizzati nel 2006 da ricercatori giapponesi, non sono più una curiosità scientifica e diventano una realtà.

21/01/2009

MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE

tratto da: www.ansa.it


» 2009-01-20 09:41
MICROROBOT CHIRURGO NUOTERA' NELLE ARTERIE


ROMA - E' stato costruito il primo robot chirurgo così piccolo e nello stesso tempo così potente da nuotare controcorrente all'interno dei vasi sanguigni. E' spinto da un minuscolo motore che funziona con la piezoelettricità, come i comuni accendigas da cucina e gli orologi al quarzo. Di microrobot progettati per entrare nel corpo umano si parla da tempo, ma finora non si era mai riusciti a costruire motori in miniatura e nello stesso tempo abbastanza potenti da compiere lunghi viaggi all'interno del corpo umano.

A superare l'ostacolo e a costruire il primo motore capace di nuotare all'interno delle arterie è stato il gruppo di James Friend, del laboratorio di Ricerca in Micro e nanofisica dell'australiana Monash University di Melbourne. Il microrobot e il suo minuscolo motore sono descritti sul Journal of Micromechanics and Microengineering. "Abbiamo un motore in grado di nuotare e speriamo di liberarlo entro quest'anno", afferma Friend, consapevole che il micromotore alimentato come un accendigas potrebbe essere il primo passo verso una chirurgia di nuova generazione, ancora meno invasiva e più precisa di quella esistente.

Il microrobot chirurgo sembra infatti lo strumento ideale per fare interventi di altissima precisione. La chirurgia mini-invasiva utilizzata attualmente nelle sale operatorie ha permesso di compiere progressi notevoli: con piccole incisioni invece che tagli di grandi dimensioni e con l'aiuto di cateteri e sondini la chirurgia diventa più dolce. Ci sono però limiti che non sono stati ancora superati, come la necessità di muoversi all'interno di arterie molto strette senza danneggiarle. Inoltre i cateteri attuali sono troppo poco mobili per riuscire a raggiungere punti delicati e critici come le arterie cerebrali danneggiate da un ictus.

I motori, spiega Friend, sono finora rimasti indietro lungo la strada della miniaturizzazione per la difficoltà di conciliare le piccolissime dimensione con la potenza necessaria per nuotare controcorrente nel circolo sanguigno. Il gruppo australiano ha puntato sulla piezoelettricità come fonte di energia ottimale per i micromotori. La piezoelettricità è una proprietà di alcuni cristalli di generare una differenza di potenziale elettrico in risposta ad uno stress meccanico. Questa forma di energia è, secondo gli esperti australiani, l'unica capace di conservare la stessa intensità anche in oggetti di piccole dimensioni, come dimostra il micromotore messo a punto in oltre due anni di ricerca. Il dispositivo, di appena un quarto di millimetro, ha la forma di un bastoncello.

Nella simulazione grafica pubblicata dalla stessa università, il microrobot viene iniettato nell'arteria femorale e, una volta all'interno del circolo sanguigno, viene liberato dal catetere e spinto dal motorino piezoelettrico che lo accompagna. Da questo momento in poi il microrobot chirurgo nuota in modo autonomo grazie a una coda lunga e sottile che si muove come un'elica e agisce come un propulsore. La telecamera che si trova all'estremità anteriore permette di osservare l'interno dei vasi sanguigni al chirurgo che controlla il dispositivo e che ne guida gli strumenti una volta raggiunta la zona da operare. Il gruppo australiano, che si sente ormai pronto a sperimentare il micromotore "sul campo", sta ora perfezionando il metodo di assemblaggio e il dispositivo meccanico che ne determina il tipo di movimento.

* * * * * * * *

...aggiungerei che la microghirurgia, oltre ad essere più dolce, soprattutto riduce notevolmente il rischio di infezioni

AxS

14/01/2009

casa galleggiante

ma perché portare avanti patetiche teorie ambientaliste??? ...ma perché tentare di contrastare interessi economici mondiali per combattere l'effetto serra???? ...ma perché voler insidiare un sistema che ha reso davvero l'uomo il sovrano della terra, tentando di contrastare gli effetti del surriscaldamento della crosta terrestre????? ...perché preoccuparsi dello scioglimento di quegli insignificanti cubetti per aperitivi da orchi????????? ed infine perché l'edilizia deve morire di fronte all'esiguità di un territorio ad alta valenza turistica e con ottime prospettive di investimento ma politicamente confinato, laddove neanche la soluzione 3x2x15 riesce più a risultare soddisfacente, quando semplicemente possiamo inventarci confortevoli versoni supertecnologiche di barche... ops, scusate, case galleggianti!!!!!! nel kit di costruzione troverete anche i listini dei farmaci contro il mal di mare....

BUON DIVERTIMENTO:

tratto da: www.repubblica.it

L'idea da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola
L'esperto: "Attenzione all'isolamento. La bioarchitettura ha senso se c'è legame col mondo"

Una casa galleggiante ed ecologica
"Waterpod" nelle acque di NYC

di SARA FICOCELLI


SENZA arrivare al catastrofismo di Waterworld, il film con cui nel 1995 Kevin Reynolds descrisse un mondo sommerso dalle acque, gli studiosi parlano ormai da anni delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai. I creatori di Waterpod hanno pensato di dare una risposta all'ansia da surriscaldamento globale e a maggio di quest'anno il primo prototipo sperimentale di abitazione galleggiante sarà pronto e solcherà le acque dell'Hudson River di New York.

Se è vero ciò che dice il direttore dell'Istituto di Potsdam per le ricerche sul clima Hans J. Schellnhuber, i ghiacciai della Groenlandia sarebbero infatti a rischio di scioglimento, tanto che basterebbe che le temperature salissero di 2 gradi per provocare un innalzamento dei mari di 7 metri. Niente di meglio dunque che giocare d'anticipo e prepararsi ad abitare sull'acqua. Senza contare che, innalzamento dei mari o no, queste abitazioni potrebbero venire utilizzate nelle zone a rischio tsunami o come alternativa alla selvaggia cementificazione costiera. Come a dire: se proprio volete la villa al mare, compratevene una che poggi direttamente sull'acqua.

L'idea nasce da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola, realizzata su una chiatta industriale impiegando materiali di riciclo come legno, plastica e tessuti. La struttura sarà alimentata da un sistema ibrido solare/eolico e verrà dotata di un impianto per purificare l'acqua, così da destinarla alle coltivazioni verticali e idroponiche di "bordo". Waterpod è stata concepita anche per ospitare attività artistiche ed eco-iniziative, il tutto all'insegna dell'autosufficienza energetica e del risparmio economico.
"Ma non bisogna pensare - spiega Giovanni Sasso, dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura - che tutto stia solo nell'utilizzo di materiali a basso impatto ambientale. La bioarchitettura ha senso quando ha un effetto sociale diffuso, vale a dire quando riesce a creare affezione in chi vive lo spazio abitabile. Solo sentendo proprio il luogo in cui si vive si riesce ad amarlo, a prendersene cura e a rinnovarlo, trasformando la propria casa in un qualcosa che contribuisce a migliorare l'ambiente e la società. Queste case, vere e proprie isole, potrebbero non riuscire a creare questo legame tra chi le utilizza e il resto del mondo".

La piattaforma sperimentale, che misurerà circa 25x8mt, toccherà l'acqua il primo maggio, partendo dal Newtown Creek tra Brooklyn e il Queens per scivolare lungo l'East River, fino al New York Harbor e all'Hudson River. La data è stata scelta in omaggio all'esploratore inglese Henry Hudson, che 400 anni fa, nel 1609, risalì la costa orientale del Nord America, attraversando Manhattan, il Maine e Cape Cod e risalendo per un certo tratto il corso del fiume newyorkese, che da lui prese il nome.

"Con questo progetto - si legge sul sito dedicato al progetto, www.thewaterpod.org - speriamo di incoraggiare la crescita e lo sviluppo della società, parallelamente a come noi immaginiamo il futuro da 50 a 100 anni a venire". La prima cupola misurerà circa 9x6mt e sarà dedicata ad attività artistiche, letture e workshop, la seconda (3x3mt) racchiuderà uno spazio dedicato all'agricoltura verticale e la terza (6x6mt) sarà la zona notte. Tutti i passeggeri verranno direttamente coinvolti nella navigazione e nella mappatura del viaggio, collaborando a migliorare il funzionamento della struttura e ad evidenziarne le falle. In caso di esiti positivi i progettisti sperano di rendere il prototipo disponibile e brevettabile entro tempi estremamente brevi.

(14 gennaio 2009)

26/12/2008

La casa controllata dal pensiero

tratto da: www.repubblica.it

DOMOTICA

La casa controllata dal pensiero
successo della ricerca italiana

La prima abitazione che risponde agli impulsi cerebrali è stata realizzata dalla Fondazione Santa Lucia

 

ROMA - Una casa tutta comandata dalla forza del pensiero. Porte che si aprono e si chiudono, luci, tv, stereo ed elettrodomestici che si accendono e si spengono senza usare le mano. Non è fantascienza, ma è frutto di un lavoro italiano, messo a punto nei laboratori della Fondazione Santa Lucia, dove un gruppo di ricerca, ha fatto fare un importante passo avanti alla domotica.

La prima abitazione controllata dagli impulsi cerebrali è stata realizzata dal team guidato da Fabio Babiloni, dell'università di Roma La Sapienza, già autore della mano robotica che si muove leggendo le istruzioni inviate dal cervello, e da Maria Grazia Marciani, dell'università di Roma Tor Vergata. "Una cuffia munita di elettrodi - spiega Babiloni - permette di captare l'onda P300 emessa dal cervello quando un oggetto cattura la nostra attenzione. Un computer collegato alla cuffia e ai dispositivi elettrici della casa legge l'impulso e invia il comando per azionare un dispositivo o, anche, per far muovere un piccolo robot". In Italia, aggiunge il ricercatore, il gruppo porta avanti da dieci anni studi di questo tipo il cui scopo è generare nuovi ausili per coloro che, a causa di malattie neurodegenerative o traumatiche, hanno perso del tutto il controllo volontario dei muscoli.

Lo sviluppo dell'ambiente domotico intende così mettere a punto una serie di tecnologie, incluse le interfacce fra cervello e computer, in grado di sostituirsi ai nervi periferici e ai muscoli. Il prossimo passo, annuncia Fabio Babiloni è rendere invisibile il sistema, con l'abolizione della cuffia sostituita da piccolissimi elettrodi senza fili incollati sul cuoio capelluto, che comunicano con il computer grazie al sistema wireless. Il progetto, rivela Babiloni, ha catturato l'interesse anche dell'Agenzia Spaziale Europea "per un possibile sviluppo di un ambiente domotico di questo tipo anche nello spazio".

(24 dicembre 2008)

22/12/2008

Neuroni e nanotubi al carbonio - ecco il cervello ad alta velocità

 tratto da: www.repubblica.it

Neuroni e nanotubi al carbonio
ecco il cervello ad alta velocità

Scienziati italiani e svizzeri hanno collegato materiale organico e no ottenendo la trasmissione di dati. In futuro la rete permetterà di bypassare aree cerebrali lesionate

ROMA - Un cervello iperveloce che scambia informazioni tra aree neurali con prestazioni elevatissime, che tra gli intricati meandri della sua materia grigia nasconde componenti artificiali perfettamente integrate tra i neuroni: non si può non fantasticare su futuri ibridi uomo-macchina di fronte a un esperimento denso di aspettative. Infatti, ricercatori italiani e svizzeri hanno "collegato" ai neuroni nanotubi di carbonio e in questo modo hanno aumentato l'eccitabilità neurale.

L'invenzione è presentata sulla rivista Nature Nanotechnology e si deve a Michel Giugliano, prima al Laboratorio di Neural Microcircuitry dell'Ecole Polytechnique Federale di Losanna, Svizzera, oggi all'Università di Anversa, e a Laura Ballerini dell'Università di Trieste presso il centro BRAIN.
I nanotubi di carbonio hanno capacità di condurre elettricità e i neurologi hanno dimostrato che questi materiali possono formare giunzioni strette, un po' come quelle naturali tra cellule, con le membrane dei neuroni. Questo permette di creare collegamenti neurali artificiali e vere e proprie 'scorciatoie' per il passaggio del segnale nervoso, in grado di aumentare l'eccitabilità neurale. L'idea potrebbe essere sfruttata per creare ponti neurali che bypassino traumi o lesioni e interfaccia cervello-computer per neuroprotesi.

La fitta foresta di neuroni che compone il nostro sistema nervoso è organizzata in modo tale che ciascun neurone, attraverso ramificazioni cellulari molto intricate, prenda contatti con quelli limitrofi. Questo permette di instaurare una comunicazione tra neuroni e tra aree neurali anche distanti tra loro. La comunicazione sfrutta i segnali elettrici: quando la membrana di un neurone si eccita in risposta a un messaggero chimico esterno inviato da altri neuroni, il treno di impulso elettrico si propaga come un'onda da un'estremità all'altra del corpo del neurone fino alla punta dellassone, il braccio principale del neurone, e induce il rilascio di nuovi messaggeri chimici che vanno a eccitare la membrana di altri neuroni. In questo modo l'impulso elettrico viaggia nel cervello. In caso di lesioni, per esempio a seguito di un ictus o di un trauma, il "viaggio" del messaggio neurale può trovare dei "binari morti" e fermarsi.

I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati per ripristinare la linea neurale e bypassare zone lesionate. Potrebbero accorciare i collegamenti e quindi accelerare il viaggio dell'impulso elettrico, potenziandone l'effetto. Non solo, anche le interfaccia macchina-cervello cui oggi sono rivolti gli occhi di tanti che, vittime di lesioni, non possono più comandare i muscoli, potrebbero essere costruite utilizzando i nanotubi sull'ultimo tratto di collegamento al cervello, piuttosto che i classici elettrodi in metallo usati oggi.
Il nanotubo in carbonio si adatterebbe molto meglio a questo compito, in quanto si dimostra più capace di connettersi e formare giunzioni più "naturali" con la membrana del neurone.

"I risultati riportati nel nostro lavoro - spiegano gli autori nell'articolo - indicano che i nanotubi potrebbero influenzare l'elaborazione neurale dell'informazione"; aumentando le conoscenze sul funzionamento delle reti ibride neuroni-nanotubi, si potrebbero aprire le porte allo sviluppo di materiali "intelligenti" per la riorganizzazione di sinapsi all'interno di una rete neurale.

(21 dicembre 2008)

02/12/2008

TRAPIANTI: A PISA PRIMO IN EUROPA DI RENE USANDO UN ROBOT

tratto da: www.ansa.it

» 2008-12-02 16:35
TRAPIANTI: A PISA PRIMO IN EUROPA DI RENE USANDO UN ROBOT


PISA - Primo trapianto di rene con robot effettuato in Italia e in Europa. E' stato eseguito dall'equipe del professor Ugo Boggi, lo stesso che ha effettuato con successo, un anno fa, il primo trapianto di rene crociato in Italia fra tre coppie affettive biologicamente non compatibili.

Si tratta, informa una nota della Aoup-Asl 5 di Pisa, dell'abbattimento di una barriera tecnologica che apre nuovi scenari chirurgici finora impensabili.

Le caratteristiche tecniche dell'intervento e le possibili future applicazioni saranno illustrate domani,all'Opedale di Cisanello (Pisa), dallo stesso professor Boggi e dalla sua equipe.

SEGUE IL NAVIGATORE, IN AUTO GIU' PER LE SCALE A TRIESTE

...l'uomo e la tecnologia... 

tratto da: www.ansa.it

» 2008-12-01 21:10

SEGUE IL NAVIGATORE, IN AUTO GIU' PER LE SCALE A TRIESTE

 

TRIESTE - Ha seguito passo passo le indicazioni del navigatore satellitare e, all'improvviso, senza rendersene conto, si è ritrovato con l'auto giù per due rampe di scale, a Trieste, con danni alla carrozzeria e la necessità di uno speciale carro attrezzi per rimetterla in carreggiata. E' successo a un chirurgo di Udine che, nel capoluogo giuliano, doveva raggiungere i suoi ex compagni di Liceo per festeggiare insieme i 40 anni dall'esame di maturità.

 Il professionista ha impostato il navigatore satellitare con le indicazioni del ristorante di via delle Campanelle dove avevano deciso di trascorrere la serata. Venendo giù lungo la strada di Fiume, a un certo punto ha svoltato seguendo le indicazioni del navigatore ma, complice la scarsa illuminazione, si è ritrovato nell'area privata di un comprensorio di case popolari dove ha percorso ben due rampe di scale prima di fermarsi.

A quel punto - si è appreso dalla Polizia Municipale di Trieste, intervenuta sul posto - gli mancavano 12 scalini per arrivare effettivamente in via delle Campanelle ma il medico ha preferito chiedere aiuto e far riportare l'auto sulla strada. Alla cena - hanno precisato i vigili urbani - il medico è arrivato comunque, nonostante l'ora e mezza di lavoro del carro attrezzi per rimettere l'auto su strada.

ARRIVA IL PACEMAKER A PROVA DI RISONANZA E METAL DETECTOR

 tratto da: www.ansa.it

» 2008-12-01 18:18

ARRIVA IL PACEMAKER A PROVA DI RISONANZA E METAL DETECTOR

 

ROMA - Ha compiuto 50 anni lo scorso ottobre ed oggi arriva la sua versione di ultima generazione, quella 'a prova' di campi magnetici. E' il pacemaker, impiantato ogni anno nel mondo ad oltre un milione di pazienti con problemi cardiaci: l'ultimo modello, presentato a Roma e applicato per la prima volta in Italia nei giorni scorsi su 3 pazienti, e' insensibile ai campi magnetici, e cio' vuol dire che per i pazienti portatori del dispositivo non saranno piu' off-limits metal detector, varchi elettronici ed un fondamentale esame diagnostico come la risonanza magnetica.

 Ideato dall'americano Earl Bakken, il prino pacemaker fu impiantato nel 1958 al Karolinska Hospital di Stoccolma. Da allora, il dispositivo 'salva-cuore' (la cui funzione e' emettere impulsi elettrici necessari a regolare e tenere sotto controllo la frequenza cardiaca) ha fatto molta strada, passando dalla versione esterna portatile (una valigetta che accompagnava ovunque il paziente) all'ultima generazione che annulla del tutto i rischi di interferenze con campi magnetici dovuti anche, ad esempio, a varchi aeroportuali e security scanning di banche e supermercati. Un grande passo avanti, affermano gli esperti.

- RISONANZA OFF-LIMITS PER 300MILA PAZIENTI, OGGI NON PIU': sono oltre 300.000 gli italiani con pacemaker a cui e' stata negata la risonanza magnetica (esame diagnostico fondamentale che permette di visualizzare l'interno dell'organismo senza effettuare interventi chirurgici o somministrare rischiose radiazioni), benche' indicata, a causa delle possibili interferenze elettromagnetiche fra i due strumenti. Oggi, con il nuovo dispositivo, questo limite potra' essere superato.

- NUOVO PACEMAKER, PRIMI TRE IMPIANTI IN ITALIA: I primi tre interventi per l'applicazione del nuovo pacemaker sono stati effettuati nei giorni scorsi all'Ospedale San Filippo Neri di Roma e all'Azienda universitaria ospedaliera di Pisa. Il pacemaker 'ultraprotetto' ha superato la fase sperimentale (interventi sono stati eseguiti anche in Gran Bretagna e Germania) e dal prossimo anno sara' disponibile in tutti i centri ospedalieri d'Italia.

Gli impianti, ha affermato il direttore del dipartimento di Cardiologia dell'Ospedale S.Filippo Neri, Massimo Santini, ''sono andati bene. L'intervento e' uguale a quello con i pacemaker standard, la durata e' la stessa, circa mezz'ora, e non ci sono rischi aggiuntivi, ma grazie al nuovo dispositivo i pazienti potranno accedere a esami diagnostici piu' approfonditi e quindi a cure mediche piu' appropriate, superando cosi' tutti i limiti finora legati alla terapia con pacemaker cardiaco''.

Durante il corso della vita dei pazienti, ha inoltre sottolineato il direttore sezione Aritmologia dell'azienda ospedaliera di Pisa Maria Grazia Bongiorni, ''la percentuale di chi avrebbe necessita' di effettuare una risonanza sale al 75% e il nuovo pacemaker, oltre a garantire l'accesso a questo prezioso metodo diagnostico, annulla anche le interferenze possibili fra dispositivo cardiaco e campi magnetici prodotti da cellulari, elettrodomestici, varchi aeroportuali e dispositivi antitaccheggio. L'eventualita' di interferenze era gia' molto bassa con i dispositivi tradizionali, ma il nuovo pacemaker - ha affermato - azzera il rischio e sara' presto il nuovo standard della terapia''.

 - CUORI FAMOSI CON PACEMAKER: Sono oltre 1 milione i pazienti impiantati con pacemaker ogni anno nel mondo, e 60.000 in Italia. Il dispositivo e' utilizzato soprattutto in soggetti over-60, ma anche in giovani nel caso di patologie congenite. Tanti gli esempi di cuori 'noti' assistiti da pacemaker: dall'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al premier Silvio Berlusconi, dall'ex premier britannico Tony Blair al vicepresidente uscente degli Stati Uniti Dick Cheney.

24/11/2008

ultima idea del cybersesso

 ...alle soglie della disperazione:

tratto da: www.repubblica.it

Una tuta dà baci e carezze
ultima idea del cybersesso

Un indumento per gli amanti dell'amore fatto in Rete
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - L'idea è di rendere più reale il sesso virtuale. Milioni di persone partecipano a giochi su Internet in cui è possibile creare un personaggio e fargli vivere sullo schermo del computer qualsiasi genere di esperienza, incluso incontrare un partner, corteggiarlo, baciarlo, andarci a letto. Ma l'esperienza, finora, è limitata all'ambito digitale: qualcuno si eccita sicuramente assistendo alle imprese amatorie del proprio "avatar", come vengono chiamati gli alter ego creati sul sito Second Life, ma per sentirsi coinvolti bisogna affidarsi all'immaginazione. Presto potrebbe non essere più così. Kevin Alderman, già considerato il re del cybersesso per i prodotti virtuali che mette in vendita - in cambio di denaro reale - sul web, ha recentemente messo a punto il primo prototipo di una tuta interattiva che permette di provare fisicamente le sensazioni vissute dal proprio personaggio sullo schermo. In pratica, se il personaggio riceve una carezza, il giocatore, seduto davanti al computer con la tuta indosso, la sente sul proprio corpo. E così via, con una serie di crescenti sollecitazioni, dalla testa ai piedi, passando per l'apparato genitale.

Chiamata "tele-dildo", la tecnologia per rendere più realistico il cybersesso è ancora alle prime armi. La tuta è pesante, ingombrante, complicata da indossare. Il costo è notevole: un migliaio di dollari a esemplare.

E l'uso di una simile apparecchiatura rischia di far ridere piuttosto che eccitare: c'è qualcosa di ridicolo, nel starsene seduti davanti a un computer con una tuta interattiva che replica massaggi sulle zone erogene, afferma il critico di videogiochi del quotidiano Independent di Londra, dopo averla sperimentata. Eppure il futuro del sesso, predice Alderman, è questo: "La tecnologia migliorerà, la tuta verrà miniaturizzata, i costi diminuiranno. Niente sostituirà mai del tutto il contatto fisico tra due corpi, ma gran parte di quello che definiamo sesso avviene nella mente e se possiamo rendere più reale l'eccitazione mentale saremo in grado di offrire un'esperienza sessuale estremamente intensa e stimolante".

All'indomani del caso della coppia che ha divorziato perché lui tradiva lei, sebbene solo digitalmente, il tele-sesso cibernetico potrebbe aprire nuove frontiere. I soldati che passano mesi al fronte lontano da casa non si sentirebbero più soli, scrive l'Independent. E le spogliarelliste che fanno lo strip-tease davanti a una web-cam avrebbero un'opzione in più da vendere alla loro clientela.

(24 novembre 2008)

14/11/2008

prima foto di pianeta extrasolare

tratto da: www.repubblica.it

E' più simile alla Terra rispetto a tutti quelli scoperti finora
Ma le speranze di trovarci vita sono considerate quasi nulle

Fomalhaut b e tutti i suoi anelli
prima foto di pianeta extrasolare

Possiede una massa come quella di Giove, a 25 anni luce da noi
di LUIGI BIGNAMI

DOPO OTTO anni di tentativi, un gruppo di ricercatori dell'Università di Berkeley (California-Usa) è riuscito finalmente a fotografare un pianeta extrasolare che potrebbe essere per lo più solido, quindi più simile alla Terra rispetto a tutti quelli scoperti finora. Si trova a soli 25 anni luce da noi e, probabilmente, possiede una massa simile a quella di Giove. L'oggetto orbita attorno alla stella Fomalhaut a una distanza che corrisponde a circa 4 volte quella che vi è tra Nettuno e il nostro Sole, che è di circa 4 miliardi e mezzo di chilometri. Al momento al pianeta è stato dato il nome di Fomalhaut b e, stando alle prime indicazioni, potrebbe essere circondato da un gruppo di anelli simili a quelli che Giove possedeva prima che il materiale si addensasse nei noti satelliti galileiani.

"Già nel 2005 avevamo avanzato l'ipotesi che l'anello di polveri che circonda la stella potesse ospitare un grosso pianeta, in quanto avevamo osservato un punto particolarmente privo di materiale. Ciò poteva significare che un pianeta aveva aggregato a sé gli oggetti che riempivano quello spazio. Ora, finalmente, abbiamo la prova visiva che là davvero esiste un pianeta", ha spiegato Paul Kalas, responsabile della ricerca, che è pubblicata su Science.

Nella maggioranza dei casi i pianeti extrasolari non vengono cercati attraverso fotografie, in quanto gli strumenti oggi in possesso difficilmente riuscirebbero a identificarli vicino alle loro stelle, ma attraverso tecniche che sfruttano il calo di luce che essi causano alla propria stella quando passano loro davanti. Oppure attraverso metodi che rilevano le alterazioni della traiettoria delle stelle attorno a cui orbitano, in seguito dell'attrazione gravitazionale che i pianeti esercitano.

I tentativi di fotografare i pianeti sono stati fatti solo all'infrarosso puntando i telescopi verso stelle giovani nella speranza di osservare pianeti in formazione ancora caldi. Nel caso di Fomalhaut b però si è cercato in luce visibile e per questo il risultato è considerato eccezionale. A onor di cronaca già in un altro caso il Telescopio Gemini posto alle Hawaii aveva fotografato un probabile pianeta extrasolare, ma questi ha una massa di 8-9 volte quella di Giove e quindi si avvicina di più alle "nane brune" (oggetti che sono una via di mezzo tra i pianeti e le stelle), che non a un vero pianeta.

"Fomalhaut b si trova all'interno di una fascia di polveri così ricca che è assai probabile che esso sia per lo più roccioso o per lo meno abbia un nucleo solido assai consistente", ha detto Eugene Chiang, coautore della ricerca.

Le speranze di trovare vita su quel pianeta tuttavia, sono quasi nulle. La sua stella infatti, possiede solo 200 milioni di anni e vivrà per non più di un miliardo di anni, troppo poco perché sul pianeta si inneschino le condizioni per sostenere la vita (il nostro Sole ha 4,5 miliardi di anni e vivrà per un tempo altrettanto lungo). La breve vita della stella fa si che essa sia 16 volte più luminosa rispetto al nostro Sole e che la luce sul pianeta appaia simile a quella della nostra stella che si osserva da Nettuno, anche se Fomalhaut b si trova ad una distanza 4 volte superiore dalla sua stella madre.

In questi giorni giunge un'altra scoperta di pianeti extrasolari, che verrà anch'essa pubblicata su Science. Si tratta di una vera e propria famiglia di pianeti portata alla luce dal telescopio Gemini. Grazie ad esso infatti, ricercatori del Lowell Observatory hanno messo in luce che attorno alla stella HR 8799 vi sono ben tre pianeti che hanno un'età di circa 60 milioni di anni. Secondo alcune stime essi dovrebbero avere una massa di 7, 10 e 10 volte quella di Giove ed avere un diametro compreso tra il 20 e il 30% superiore al nostro pianeta gigante.

Ad oggi i pianeti extrasolari scoperti sono 322 ed orbitano attorno a 276 stelle. Ma c'è da essere certi, si è solo all'inizio.

(13 novembre 2008)

07/11/2008

Manioca: preziosa per la sicurezza alimentare ed energetica

tratto da: www.torinoscienza.it

Manioca: preziosa per la sicurezza alimentare ed energetica

Investimenti nella ricerca per incrementarne i rendimenti e l’uso industriale

La coltivazione della manioca, diffusissimo tubero tropicale, potrebbe contribuire alla sicurezza alimentare ed energetica dei paesi poveri minacciati dall’attuale rialzo delle derrate alimentari e del petrolio, secondo quanto ha affermato oggi la FAO.

Nel corso di una conferenza internazionale svoltasi a Gent, in Belgio, esperti e studiosi del settore hanno sollecitato maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo al fine di aumentare i rendimenti dei contadini e per esplorare promettenti impieghi industriali della manioca, come per esempio la produzione di biocarburanti.

Manioca

Gli esperti, che hanno costituito un network internazionale chiamato Partnership Mondiale della Manioca, affermano che la comunità internazionale non può continuare ad ignorare la difficile situazione dei paesi tropicali a basso reddito che sono stati i più colpiti dall’aumento dei prezzi del petrolio e dall’inflazione galoppante dei prezzi alimentari.

La manioca, ampiamente coltivata in Africa tropicale, in Asia e in America Latina, a livello mondiale è la quarta coltivazione per importanza nei paesi in via di sviluppo, con una produzione stimata nel 2006 di 226 milioni di tonnellate. È l’alimento base di circa un miliardo di persone in 105 paesi, dove questi tuberi forniscono oltre un terzo delle calorie quotidiane, oltre ad avere un enorme potenziale non sfruttato – attualmente i rendimenti medi della manioca sono appena del 20 per cento rispetto a quelli che si potrebbero ottenere in condizioni ottimali.

Manioca1

La manioca è anche la fonte di amido più economica che esista, ed è utilizzata in più di 300 prodotti industriali. Una promettente applicazione è la fermentazione dell’amido per la produzione di etanolo utilizzato come biocombustibile.

La FAO tuttavia avverte che qualsiasi politica che incoraggi un cambiamento verso la produzione di biocarburanti non può prescindere dal considerare gli effetti che questo potrebbe avere sulla produzione e sulla sicurezza alimentare.

Nonostante la domanda crescente e le possibilità che offre la sua produzione, la manioca resta per così dire una “coltivazione orfana”. Viene coltivata da piccoli agricoltori tagliati fuori dai canali di commercializzazione e di lavorazione agro-industriale, ed in aree con scarso accesso, se non nullo, a varietà migliorate, ai fertilizzanti e ad altri input produttivi. I governi non hanno ancora fatto gli investimenti necessari per incrementarne il valore aggiunto, fattore che renderebbe competitiva la produzione dell’amido di manioca su scala internazionale.

Manioca2

I partecipanti alla conferenza hanno discusso dello stato attuale della produzione mondiale della manioca e delle sue prospettive future. Hanno concordato su diversi nuovi progetti, che saranno offerti subito alla comunità dei donatori, e su una serie di investimenti necessari affinché la manioca possa sviluppare appieno il suo potenziale per affrontare la crisi alimentare ed energetica mondiale.

Tra le iniziative concordate la creazione di un sistema di distribuzione a catena per canalizzare i progressi tecnici ai contadini poveri lungo tutta la filiera “dalle sementi al campo al mercato”, l’incremento della fertilità del suolo attraverso una migliore gestione ed un maggiore utilizzo dei mezzi produttivi, il miglioramento delle conoscenze scientifiche di base sulla manioca, come la genomica, l'espansione del mercato attraverso lo sviluppo di prodotti post-raccolto, e la formazione per la prossima generazione di ricercatori di manioca nei paesi in via di sviluppo.

Un ologramma alla Cnn

tratto da: www.repubblica.it

Il canale news americano ha varcato l'ultima frontiera televisiva
un'inviata è apparsa in studio sotto forma di ologramma

Un ologramma alla Cnn
la rivoluzione arriva in tv

di ERNESTO ASSANTE

"Guerre stellari" è entrato nel telegiornale, un inviato è stato trasformato in ologramma, un ospite si è materializzato a migliaia di chilometri di distanza in uno studio televisivo della Cnn. La fantascienza che fino ad oggi era chiusa in libri e film è arrivata nelle case del pubblico televisivo che aspettava i risultati delle elezioni americane. Così come la Principessa Leila chiedeva aiuto attraverso un'immagine olografica, l'altroieri la giornalista Jessica Yellin ha parlato con il conduttore Wolf Blitzer, interagendo con lui dal vivo.

Le immagini erano fantastiche, l'effetto sorprendente, improvvisamente la bidimensionalità alla quale la televisione ci ha abituato veniva spazzata via da una figurina circondata da un lieve alone (effetto creato apposta dai tecnici proprio per richiamare l'apparizione di Leila in Guerre Stellari), ma che non si muoveva a scatti e che non era registrata.

In diretta dal Grant Park di Chicago, dove la folla aspettava di festeggiare il nuovo presidente americano, Jessica Yellin ha, per qualche minuto, lasciato a bocca aperta il pubblico ed è entrata nella storia della televisione. Dopo qualche ora la Cnn ci ha riprovato e questa volta è stato Will. I. Am, il cantante dei Black Eyed Peas, l'autore di "Yes we can" la prima grande canzone in sostegno a Obama, ad apparire in studio, "spedito" in diretta da Chicago. E il secondo tentativo è stato anche migliore del primo, l'immagine della Yellin era leggermente rimpicciolita, mentre quella di Will I. Am era correttamente in proporzione con quella del conduttore Anderson Cooper.

L'olografia, ideata nel 1947 e sviluppata in maniera completa negli anni Sessanta, è stata una delle più importanti scoperte dei nostri tempi, tanto da far guadagnare al suo scopritore Denis Gabor il Premio Nobel per la Fisica nel 1971.

Mediante l'olografia si possono registrare immagini fotografiche tridimensionali. Quando l'ologramma viene illuminato con un fascio di luce monocromatica il soggetto diventa visibile e l'osservatore può anche girare attorno all'immagine stessa.

Ma come hanno fatto i tecnici della Cnn a trasmettere le immagini tridimensionali della giornalista e del musicista dal tendone davanti al Grant Park di Chicago fino all'"election center" nello studio di New York? Arthur C. Clarke avrebbe detto "magia tecnologica".

Una magia resa possibile dalla tecnologica di due aziende la Vizrt, finlandese, e la SportVu, israeliana, che stanno da tempo lavorando per portare gli ologrammi nella nostra vita. La Cnn ha organizzato uno studio semicircolare al centro del quale ha sistemato la corrispondente. 40 telecamere in alta definizione e quindici raggi infrarossi hanno registrato da angolazioni diverse immagini, voce e movimenti della Yellin. I dati sono passati poi attraverso venti computer che hanno sincronizzato tutte le immagini e i suoni per trasmetterli via satellite negli studi newyorkesi, dove un'altra schiera di computer ha rielaborato le immagini per realizzarne una sola da proiettare in studio.

"Non si tratta di ologrammi ma di "tomogrammi"", ha obiettato Hans Jürgen Kreuzer, professore di fisica teoretica alla Dalhousie University ed esperto di olografia, "l'intervistatore non stava parlando realmente a un'immagine tridimensionale proiettata davanti a lui, ma a uno spazio vuoto, solo gli spettatori in tv potevano vedere la corrispondente interagire e rispondere. Era un effetto speciale, insomma". Un tomogramma è un'immagine che viene catturata da tutti i lati, ricostruita dal computer e quindi proiettata su uno schermo. L'ologramma, invece, viene proiettato nello spazio. Le immagini olografiche vengono generalmente realizzate usando luci come quelle del laser, ma per poter catturare l'immagine di una persona ci sarebbe stato bisogno di utilizzare un laser di grandissime dimensioni, la cui luce, però, avrebbe accecato l'intervistato.

Non saranno veri ologrammi, ma è comunque una straordinaria novità quella proposta da Cnn, che apre scenari nuovi e entusiasmanti: "Per me è stato divertente", ha detto Will I. Am, il secondo ad essere intervistato nella notte elettorale con il nuovo sistema, "penso che possa consentire un nuovo modo di comunicare, non penso che sia solo spettacolo. Chi era a casa mi ha detto che era curioso pensare che io fossi nello stesso tempo in due posti diversi, in uno studio televisivo di New York e al Grant Park di Chicago. Non ho mai avuto il dono dell'ubiquità, ma la tv è riuscita per qualche minuto a realizzarlo". Essere in due posti contemporaneamente. Il responsabile del progetto, David Bohrman, non era nemmeno sicuro che funzionasse: "Ci stiamo lavorando da una dozzina di anni", ha dichiarato, "ma solo tre mesi fa abbiamo pensato di muoverci per questa occasione. La settimana scorsa abbiamo fatto i primi test, poi sono volato in Israele per mettere a punto gli ultimi particolari, e sono tornato a Chicago. Prima di andare in onda non sapevamo nemmeno se avrebbe funzionato".

Dalle immagini di Carrie Fisher nel film di George Lucas nel 1977 ad oggi di strada se n'è fatta molta, ma per arrivare al "ponte ologrammi" di Star Trek di strada bisognerà farne ancora moltissima. Le tecnologie utilizzate dalla Cnn hanno un costo abbastanza elevato ("Ma siamo rimasti perfettamente nel budget", sottolinea con orgoglio Bohrman) ma spostano per la prima volta il mondo degli effetti speciali, che fino ad oggi è stato ampiamente sfruttato dal mondo del cinema, in quello della tv. E in special modo nella tv in diretta. La digitalizzazione della nostra vita fa un ulteriore passo in avanti, rendendo sempre più difficile comprendere se quello che vediamo davanti ai nostri occhi, o meglio, sullo schermo, è vero o è soltanto apparenza.

Ma non pensiate che le tecniche olografiche siano destinate a restare confinate nell'ambito della televisione o del cinema. Gli ologrammi, negli ultimi anni, hanno già fatto con successo la loro comparsa in altri avvenimenti di rilievo. Nel 2005, ad esempio, i Gorillaz, la band di Damon Albarn, erano apparsi in forma di ologramma agli Mtv Awards per eseguire un brano dal vivo. Nel 2007 David Beckham aveva fatto la sua comparsa come ologramma alla presentazione della Adidas per le Olimpiadi di Londra, "materializzandosi" sul palco. Allo stesso modo Al Gore, restando negli Stati Uniti, aveva dato il via al Live Earth a Tokio, "apparendo" sotto forma di ologramma sulla scena. E più recentemente, all'inizio di quest'anno il Principe Carlo D'Inghilterra è apparso sotto forma di ologramma per tenere un discorso al World Future Energy Summit ad Abu Dhabi, senza muoversi dalla Scozia, e anche Lewis Hamilton per un evento promozionale della Reebok aveva scelto di apparire come ologramma accanto a se stesso. Ologrammi dal vivo, dunque, senza tv o cinema, personaggi virtuali pronti a interagire con il pubblico.

Il futuro sembra indirizzato verso una moltiplicazione di questi utilizzi delle tecnologie di ologrammi e tomogrammi, soprattutto per la televisione, prossimo obbiettivo la tv olografica. Impossibile? Non secondo Harold Garner dell'Università del Texas, che ha realizzato un prototipo di tv olografica, la prima macchina funzionate che genera filmati tridimensionali che possono essere visti senza aiuto di occhiali speciali: "Ci vorranno ancora una decina di anni prima che il prototipo diventi una macchina adatta al grande mercato", dice Garner, "ma la strada è aperta".

(7 novembre 2008)

06/11/2008

DIAGNOSI PRE-CONCEPIMENTO

 tratto da: www.ansa.it

2008-11-06 16:47

PROCREZIONE: NATO PRIMO BEBE' CON DIAGNOSI PRE-CONCEPIMENTO

 

ROMA - E' nato in Italia ed è una femmina il primo bebé che ha ricevuto per la prima volta al mondo la diagnosi prenatale prima ancora del concepimento. L'annuncio è stato dato oggi a Roma, nel congresso della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog) in corso a Roma. La tecnica con cui è nata la bambina, figlia di una coppia di Rieti, si basa sull'analisi del globulo polare.

Questo è il nucleo che viene prodotto quando avviene l'ovulazione, contiene in modo speculare il patrimonio genetico della donna e viene naturalmente espulso nel processo di maturazione. L'analisi del globulo polare viene fatta di routine in molti centri europei, ma sempre dopo che è avvenuto il concepimento.

Questo è però vietato in Italia dalla legge 40 e di conseguenza è stata modificata in modo da essere applicata all'ovocita prima del concepimento dai ginecologi Massimo Moscarini, del Sant'Andrea di Roma, e Donatella Caserta, dell'università di Roma Sapienza, e dal biologo Francesco Fiorentino, del laboratorio Genoma, sempre a Roma. 

04/11/2008

Uno 'scheletro' coperto di staminali

tratto da: www.repubblica.it

Uno 'scheletro' coperto di staminali
e il cuore torna come nuovo

L'impalcatura funziona come un "cerotto biologico" e si riassorbe pian piano nell'organo
Il nuovo strumento terapeutico arriva dal Mit di Boston. I primi successi con i topi
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ROMA - Creato un tessuto biodegradabile per riparare il cuore colpito da infarto o per curare malformazioni congenite: si tratta di un supporto poroso a fisarmonica su cui vengono "seminate" cellule staminali cardiache. Realizzata dagli scienziati del prestigioso Massachusetts Institute of Technology di Boston (Mit), questa "impalcatura" biotech si integra perfettamente con il tessuto cardiaco e crea un "cerotto" biologico che si riassorbe piano piano e ripara il muscolo cardiaco.

Rispetto a tentativi simili realizzati in precedenza, ha spiegato George Engelmayr sulla rivista "Nature Materials", il vantaggio dell'"impalcatura" è che rispecchia fedelmente il tessuto cardiaco sia dal punto di vista strutturale, sia per le sue proprietà meccaniche, quindi si integra bene con esso. Le cellule cardiache sono disposte tutte con una certo orientamento che permette loro, come in un'onda, di trasmettersi l'impulso elettrico che fa battere il cuore.

Gli esperti, utilizzando un laser simile a quello usato per curare la miopia, hanno realizzato questo "scheletro" di tessuto e poi hanno "seminato" su di esso cellule neonatali cardiache di topo. Stimolato elettricamente il tessuto, in modo simile a quel che avviene nel cuore, le cellule si sono orientate tutte ordinatamente in una certa direzione, esattamente come succede al tessuto nativo dell'organo. "Abbiamo seguito il più possibile le lezioni della Natura - hanno concluso gli scienziati del Mit - e creato un tessuto molto simile a quello nativo e quindi veramente utile in futuro per eventuali applicazioni terapeutiche".


(2 novembre 2008)

24/09/2008

I militari Usa "Comunicheranno col pensiero"

tratto da: www.repubblica.it 

L'esercito ha investito quattro milioni di dollari per arrivare,
nel giro di qualche anno, a mettere a punto un elmetto speciale

I militari Usa non grideranno più
"Comunicheranno col pensiero"

Sarà in grado di trasformare le onde cerebrali in comunicazioni radio che possono essere mandate ad altri soldati o al comando
di LUIGI BIGNAMI


TRA QUALCHE ANNO molte azioni militari, soprattutto quelle che richiedono sorpresa e dunque silenzio assoluto, potranno svolgersi senza che alcuno emetta un parola o un ordine vocale o un segnale con il corpo, che a volte può essere male interpretato. Ma i militari comunque, si muoveranno con estrema sincronia, come guidati da una voce invisibile. Nessun comando ad alta voce, dunque, ma gli ordini arriveranno comunque precisi e chiari alle orecchie dei militari in azione. Non è la descrizione di un corpo militare da fantascienza, ma quanto si promette la US Army per i propri soldati che saranno impegnati in azioni particolarmente pericolose e complesse.

A permettere tutto ciò sarà un sofisticato elmetto in grado di leggere i pensieri delle persone e trasmetterli via onde radio. Queste, una volta raggiunto gli elmetti dei propri compagni, verranno "tradotte" in parole udibile e comunicate attraverso un auricolare.

La US Army ha dato il via ad una ricerca tecnologica con un budget da 4 milioni di dollari, che è stata affidata ad un gruppo di università americane (Università della California a Irvine, l'Università Carnegie Mellon e l'Università del Maryland), per giungere, nell'arco di alcuni anni, ad uno strumento con queste caratteristiche. I ricercatori sostengono che, realisticamente, i militari potranno scendere sul campo di battaglia con simili elmetti entro un decennio, anche se la tecnologia per tutto ciò è già alla portata di mano.

Gli stessi ricercatori, infatti, hanno lavorato a lungo su altre interfacce cervello-computer che, ad esempio, ha portato alla società "Emotiv System", alla messa a punto di un sistema basato sulle onde cerebrali per guidare sofisticati videogiochi che entreranno in commercio a partire dalla prossima estate.

Gli elmetti per i soldati tuttavia, saranno molto più sofisticati rispetto ai sistemi utilizzati per i videogiochi, perché le comunicazioni dei dati tra cervello e computer dovrà essere molto più sofisticata. L'elmetto infatti, sarà composto da 128 sensori che saranno in grado di riconoscere frasi chiare e ben definite che già oggi vengono utilizzate durante le azioni militari. La chiave di tutto ciò sta nel realizzare in piccolissimo computer in grado di leggere un elettroencefalogramma che sarà diverso per ogni frase pensata e quando il soldato sarà sul punto di emettere la parola dalla bocca il computer trasformerà il pensiero in onda radio e la diffonderà.

Ma poiché il cervello è una sofisticatissima macchina, ci vorrà anche da parte dei militari un training molto sofisticato. Essi infatti, dovranno imparare a "non pensare" le frasi chiave quando non sono necessarie, mentre le dovranno pensare chiaramente quando saranno necessarie. E i computer degli elmetti dovranno essere così avanzati da capire quali saranno le frasi da inviare e quali no. In un primo momento la voce che giungerà ai soldati sarà robotizzata, ma in un secondo tempo giungerà con la stessa modulazione di colui che l'ha formulata e inviata.

Ma non c'è il pericolo che ponendo sulla testa di una persona un simile elmetto si riesca a leggere il suo pensiero? "No - risponde Elmar Schmeisser, un neuroscienziato dell'esercito americano che segue il progetto - perché le comunicazioni tra cervello e computer possono sussistere solo se c'è la collaborazione di chi intende comunicare, altrimenti è impossibile leggere il pensiero di chiunque".

Ovviamente le applicazioni in campo civile, se mai verranno concesse, potranno essere di grande beneficio, basti pensare al fatto che tali elmetti potranno permette di comunicare con persone impossibilitate a parlare, con frasi e concetti che con il tempo potranno via via diventare sempre più complessi.

(23 settembre 2008)

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....mmmm interessante

ma qualcosa non mi torna....

NON SAREBBE DOVUTO SUCCEDERE IL CONTRARIO !?!?!